Come si controlla il Green Pass: dalla scansione del Qr Code alla verifica del documento d’identità

L’obbligo di esibire il cosiddetto Green Pass è stato esteso ormai da diversi giorni ad una lunga serie di attività, luoghi ed eventi pubblici, ma come procedono i controlli? Non sono in pochi coloro che hanno lamentato tempi tecnici troppo lunghi per poter effettuare le verifiche di rito prima di far accomodare clienti e avventori.

Ma come si svolgono effettivamente i controlli? Richiedono realmente troppo tempo? Quel che è certo è che per quanto poco possa incidere il fattore tempo, con l’estensione dell’obbligo del Green pass a ristoranti e bar (al chiuso) a farne le spese sono prima di tutto gli esercenti che stanno già facendo i conti con un certo numero di disdette dovute proprio all’obbligo del lasciapassare sanitario.

Insomma discriminare non conviene a nessuno, o quantomeno non conviene né ai gestori dei locali né ai clienti. Ma per quanto riguarda le tempistiche ci ha pensato il ministro degli Interni Luciana Lamorgese a tranquillizzare gli animi affermando che gli esercenti “non sono tenuti a chiedere la carta d’identità” il che dimezza i tempi necessari per verificare che chi entra abbia i requisiti previsti dalla legge.

Chi controlla Green Pass e documenti?

Il Capo del Viminale fa anche sapere che presto verrà emessa una circolare con cui verrà spiegato con maggior chiarezza che gli esercenti non sono tenuti a controllare i documenti degli avventori. Ma come avverranno quindi le verifiche? Si tratterà a quanto pare di controlli a campione dei quali però non saranno le forze di polizia ad occuparsi.

Sulla questione controlli restano un po’ di dettagli ancora da chiarire, motivo per cui si attende con ansia la circolare preannunciata dal ministro Lamorgese. È stata ella stessa a precisare che “nessuno pretende che gli esercenti chiedano i documenti, i ristoratori non devono fare i poliziotti”.

Ma a quanto pare non saranno nemmeno i poliziotti a fare i poliziotti, sempre stando alle dichiarazioni rilasciate dal titolare del Viminale che da una parte non ha escluso “controlli a campione nei locali insieme alla polizia amministrativa” e dall’altra ha precisato che “non si può pensare che l’attività di controllo venga svolta dalle forze di polizia” in quanto ciò “significherebbe distoglierle dal loro compito prioritario, che è garantire la sicurezza”.

Cosa dice la app per controllare i Green Pass

Il ministro Lamorgese ha chiarito che gli esercenti non dovranno mettersi a controllare i documenti di identità di chi accede al locale, basta verificare solo il Green pass con la apposita app che si chiama VerificaC19.

Usare la app per verificare il Green Pass è un’operazione estremamente semplice e generalmente molto rapida, infatti è sufficiente avvicinare il dispositivo al Qr Code del documento (cartaceo o digitale) dell’avventore e sul display apparirà un messaggio di conferma della validità del Green Pass scansionato.

In teoria la verifica richiederebbe però un ulteriore passaggio, che è quello della verifica del documento d’identità per controllare che corrisponda al Green Pass, ed è la stessa app ad indicare che è necessario procedere con questa ulteriore verifica.

“Per completare la verifica è necessario confrontare i dati anagrafici sotto riportati con quelli di un valido documento di identità” dice il messaggio della app VerificaC19, ed era stato proprio questo a preoccupare gli esercenti, che non solo avrebbero dovuto sostenere dei costi non indifferenti per retribuire eventuale personale addetto ai controlli, ma sarebbero anche andati incontro ad una serie di intoppi legali.

Cosa rischia chi non ha il Green pass

Ma cosa succede a chi dovesse riuscire ad eludere i controlli all’ingresso di un determinato locale, ed essere eventualmente sorpreso dopo in seguito ai controlli a campione preannunciati dal ministro Lamorgese? Le sanzioni per chi viene sorpreso in un locale in cui è richiesto il Green pass senza esserne in possesso possono andare da 400 a 1.000 euro.

Inoltre se si viene beccati con un Green pass contraffatto oppure non corrispondente al proprio documento d’identità si rischia non solo la suddetta sanzione ma anche una denuncia per falso.

A rischiare naturalmente sono anche gli esercenti, d’altra parte sarebbe impossibile altrimenti ottenere la collaborazione della maggior parte di loro in questa pratica discriminatoria se non sotto la minaccia di pesanti sanzioni.

L’esercente che non chiede il Green pass o che lascia entrare un cliente che non è in possesso del lasciapassare rischia non solo la multa da 400 a 1.000 euro ma anche la chiusura del locale da 1 a 10 giorni “dopo due violazioni commesse in giornate diverse, alla terza violazione”.

Dal 1° settembre Green pass anche per mezzi di trasporto pubblici

I controlli per il Green Pass ben presto non riguarderanno solo le varie attività commerciali impegnate nel settore della ristorazione, o in quello del benessere e della cura della persona, ma anche i mezzi di trasporto pubblici sull’intero territorio nazionale.

Sarà infatti a partire dal 1° settembre che sarà obbligatorio il Green pass per prendere treni, aerei, navi, traghetti e persino autobus, ma con alcune eccezioni. Per quanto riguarda i traghetti che attraversano lo Stretto di Messina non vi sarà alcun obbligo del Green Pass, così pure per gli autobus che percorrono brevi tragitti.

Sarà invece obbligatorio il pass verde per treni intercity e ad alta velocità (no treni regionali) e per gli autobus a lunga percorrenza che collegano “più di due Regioni”. Per navi e aerei il Green Pass dovrebbe essere sempre richiesto a partire da settembre, insieme al documento di identità, mentre per quel che riguarda i treni potrebbero arrivare ulteriori chiarimenti con la circolare del Viminale attesa nei prossimi giorni.

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