Prime Regioni in zona gialla: la Sicilia potrebbe cambiare fascia di rischio tra 10 giorni. Ecco chi rischia

Prime Regioni in zona gialla: la Sicilia potrebbe cambiare fascia di rischio tra 10 giorni. Ecco chi rischia

Per tutta Italia ancora una settimana in zona bianca, poi potremmo vedere le prime Regioni tornare in zona gialla a cominciare da Sicilia e Sardegna

Dopo questa settimana l'intero territorio nazionale dovrebbe restare in zona bianca per almeno un'altra settimana dopo questa, ma poi potrebbero iniziare a 'tingersi di giallo' le prime Regioni con la Sicilia che al momento sembra essere maggiormente a rischio, seguita dalla Sardegna.

Per entrambe le isole almeno un'altra settimana in zona bianca dovrebbe essere garantita, e quindi il pericolo di restrizioni subito dopo la settimana di Ferragosto sembra essere scongiurato, ma per la settimana successiva di garanzie ne restano ben poche.

Stando alle ultime proiezioni già tra una decina di giorni la Sicilia potrebbe trovarsi con dati da zona gialla, mentre la Sardegna potrebbe avere una settimana di tempo in più. Non dimentichiamo che i parametri per il passaggio alla zona gialla sono stati modificati con il decreto Covid del 23 luglio 2021 che fa scivolare in secondo piano l'incidenza settimanale dei nuovi casi dando maggior importanza alla situazione degli ospedali.

Anche nei casi in cui si dovesse superare la soglia dei 50 nuovi casi settimanali per 100 mila abitanti infatti si resta in zona Bianca, ma se si raggiunge un'occupazione dei posti letto in area medica uguale o superiore al 15% o dei posti letto in terapia intensiva pari o superiore al 10% si passa alla nuova fascia di rischio.

Quando passeranno in zona gialla Sicilia e Sardegna?

A fare una previsione circa il passaggio in zona gialla per le due isole è Giovanni Sebastiani, matematico dell'istituto Mauro Picone del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr). L'esperto spiega che se dovesse essere confermato l'attuale andamento epidemiologico la Sicilia potrebbe raggiungere i dati da zona gialla nel giro di una decina di giorni, mentre per la Sardegna ce ne vorranno 17.

Al momento in Sicilia si registra una percentuale di ricoveri Covid nei reparti ordinari del 14% circa (l'asticella è fissata al 15%) mentre nei reparti di terapia intensiva siamo al 7,1% (la soglia per la zona gialla è al 10%). Considerato il rapido aumento del numero dei ricoveri che si sta osservando in questi giorni il matematico prevede che i valori limite saranno raggiunti all'incirca in 10 giorni.

Per quanto riguarda invece la Sardegna nei reparti ordinari si registra una percentuale di occupazione dei posti letto del 6,8%, mentre nelle terapie intensive siamo già all'11%, quindi la soglia del 10% è stata già superata. Per la zona gialla potrebbero volerci circa 17 giorni, una settimana dopo il passaggio in gialla della Sicilia quindi.

A non passarsela particolarmente bene troviamo anche il Lazio, dove nei reparti ordinari si è raggiunta una percentuale di occupazione dei posti letto del 6,8% mentre in terapia intensiva siamo intorno al 6,6%. Secondo i calcoli del Cnr la soglia delle terapie intensive sarà superata nel giro di 13 giorni mentre per gli altri reparti serviranno circa 21 giorni, e solo allora scatterà la zona gialla.

Quali sono le altre Regioni che rischiano di passare in zona gialla?

Per quanto riguarda il parametro dell'incidenza settimanale di nuovi casi, questo risulta superiore a 50 già in tutte le Regioni eccetto Abruzzo, Lombardia, Molise, Piemonte e Puglia, più le province autonome di Trento e Bolzano. 

Anche dove la soglia dei 50 nuovi casi settimanali per 100 mila abitanti non è stata superata comunque il valore si presenta piuttosto vicino. Ma bisogna considerare soprattutto la situazione degli ospedali e quindi la percentuale di occupazione dei reparti ordinari e di quelli di terapia intensiva.

Sotto osservazione per quel che riguarda questo aspetto sono in particolare la Liguria (7% in terapia intensiva), la Calabria (11% reparti ordinari), la Toscana (5% sia per le intensive che per l'area medica), e l'Emilia Romagna (4% e 5%).

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