Nuovo studio dello Spallanzani confuta l'efficacia del green pass: "i vaccinati si infettano e possono infettare"

Nuovo studio dello Spallanzani confuta l'efficacia del green pass:

Il nuovo studio dimostra che "il virus infettivo può essere coltivato da tamponi nasofaringei raccolti da individui vaccinati sia asintomatici che sintomatici"

Uno studio sul campo condotto dall'Istituto Spallanzani di Roma ha evidenziato che il green pass è inutile. Il paradosso in tutto ciò è che la ricerca è stata finanziata proprio dal ministro della Salute, Roberto Speranza.

Lo studio, pubblicato qualche giorno fa, è stato intitolato "Caratterizzazione virologica e sierologica delle infezioni da Sars-CoV-2 diagnosticate dopo la vaccinazione con mRNA Bnt162b2, ovvero Comirnaty di Pfizer-BioNTech".

Il team che ha lo realizzato è composto da Francesca Colavita, Silvia Meschi, Cesare Ernesto Maria Gruber e altri 19 esperti, tra biologi e virologi, dell'Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma. Inoltre ne è coautore Giuseppe Ippolito, già direttore scientifico dello Spallanzani e che a partire dal 1 settembre è anche il nuovo direttore generale della ricerca e dell'innovazione in sanità del ministero della Salute.

Studio Spallanzani: confutata l'efficacia del green pass

Nell'articolo è possibile leggere: "i nostri dati mostrano che gli individui vaccinati che si infettano dopo la vaccinazione, sebbene rappresentino una piccola percentuale della popolazione vaccinata (0,3% nel nostro contesto), possono portare elevate cariche virali nel tratto respiratorio superiore, anche se infettati molto tempo dopo la seconda dose".

Inoltre nell'articolo di Patrizia Floder Retter si legge, per la prima volta in assoluto: "abbiamo dimostrato per la prima volta che il virus infettivo può essere coltivato da Nps (tamponi nasofaringei) raccolti da individui vaccinati sia asintomatici che sintomatici".

In altre parole, e come si legge nello stesso articolo, i soggetti vaccinati potrebbero benissimo essere in grado di trasmettere l'infezione a persone suscettibili e quindi rientrare a far parte della catena di trasmissione.

Il paradosso della ricerca: ed ora, Speranza?

Lo studio è stato condotto analizzando 94 casi di infezioni, di cui il 47,9% sintomatiche e il restante 52,1% asintomatiche, avvenute nel Lazio durante il primo trimestre 2021 in seguito alla prima o alla seconda dose di vaccino Pfizer-BioNTech.

Insomma, il fatto che la pressione da parte del Governo sul green pass non abbia come scopo ultimo quello dell'eliminazione del virus è piuttosto evidente. Inoltre va sottolineata questa assurda contraddizione interna, questo paradosso: è stato lo stesso ministro della Salute, Roberto Speranza, paladino della certificazione verde, a finanziare la ricerca per questo studio.

L'appello dei ricercatori: "è necessaria una corretta comunicazione"

Lo studio condotto dallo Spallanzani sfata quindi tutta la mitologia che si sta creando. Il certificato verde è un lasciapassare per vivere, lavorare e studiare, ma non è per nulla in grado di proteggere dal rischio di infettarsi e di infettare.

I ricercatori che hanno condotto lo studio hanno infatti specificato che questo dovrebbe portare "ad una corretta comunicazione sul fatto che il vaccino non conferisce l'immunità sterilizzante; pertanto, è ancora raccomandata l'adesione continua alle misure di prevenzione della salute pubblica per gli individui vaccinati".

Gli concludono poi sostenendo che "la valutazione della risposta immunitaria cellulare sarebbe di grande interesse per comprendere meglio lo stato di protezione in caso di infezioni da vaccino". Ora non resta che vedere quale sarà la prossima mossa del ministro Speranza dopo la pubblicazione dello studio.

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