Vaccino Janssen, in Italia somministrato solo agli over 60 ma il Viminale propone di utilizzarlo per i migranti

Il vaccino sviluppato dalla casa farmaceutica Johnson&Johnson non viene più somministrato nei soggetti di età inferiore ai 60 anni a causa dell’elevato rischio di trombosi.

Notizia che, proprio come è successo per il vaccino anti-Covid-19 sviluppato da AstraZeneca, ha contribuito ad alimentare i dubbi su questo siero. Tuttavia il Cts ha trovato la “soluzione” al problema. Secondo quando affermato dal Comitato, infatti, questo verrà somministrato ai migranti in arrivo nel nostro Paese.

A partire dal 27 agosto scorso, infatti, il ministro dell’Interno ha icevuto il via libera “scientifico”, da parte del Cts, per l’inoculazione del vaccino Johnson&Johnson a tutti i migranti presenti nei centri di accoglienza del Paese.

Già a partire dallo scorso 22 aprile, infatti, il direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza, aveva ribadito la “necessità di vaccinare gli oltre 80mila migranti richiedenti asilo, titolari di forme di protezione e minori stranieri non accompagnati, presenti nell’ambito del Sistema di Accoglienza”.

Sempre nella stessa occasione venne proposto anche di utilizzare un vaccino monodose perché questo avrebbe ridotto di molto il tempo necessario per immunizzare tutti i migranti in arrivo. Eppure, appena due giorni prima il Comitato tecnico scientifico aveva annunciato che “tenuto conto delle analogie tra i vaccini Janssen e Vaxzevria (ossia il vaccino anti-Covid-19 prodotto da AstraZeneca), si ritiene che al momento per il vaccino Janssen debbano essere previste le stesse condizioni di utilizzo di Vaxveria“.

In altre parole, anche per il vaccino Johnson&Johnson era prevista la somministrazione alle sole persone con più di 60 anni. In aggiunta, il Cts ha specificato che questo è stato deciso perché “l’associazione tra gli eventi trombotici sopra descritti è stata riscontrata in soggetti di età inferiore ai 60 anni e prevalentemente nelle donne”.

Il Comitato ha poi aggiunto che gli eventi riportati si sono verificati nei giorni immediatamente successivi alla vaccinazione e principalmente in donne al di sotto dei 60 anni. Questi episodi hanno spesso portato alla morte dei pazienti.

Nonostante ciò, appena due mesi dopo (il 18 giugno) il Cts, guidato da Brusaferro e Locatelli, decide di ignorare deliberatamente questo parere, arrivando alla conclusione che esista la possibilità che si manifestino “specifiche condizioni di vantaggio della singola somministrazione” anche in soggetti di età inferiore ai 60 anni.

Naturalmente il Viminale ha colto al volo questa possibilità e il 17 agosto ha chiesto espressamente al Cts l’autorizzazione per poter inoculare il vaccino Janssen a tutti i migranti che si trovano a “Lampedusa, Pantelleria, sulle coste della Calabria, della Puglia e della Sardegna, oltre che sui territori del Friuli Venezia Giulia al confine con la Slovenia”.

Il punto è che la maggior parte dei migranti ha meno di 60 anni. La questione viene poi affrontata durante la seduta del Cts del 27 agosto, dove sono presenti, in videoconferenza, tutti e 11 i componenti del Comitato, incluso Rezza.

Gli scienziati del Comitato dovevano dunque trovare una giustificazione valida che spiegasse per quale motivo un vaccino che in Italia era riservato solamente agli anziani, fosse magicamente diventato adatto anche per gli under 60 ma solo se migranti.

La prima “soluzione” al problema è stata quella di includere i migranti nei gruppi “hard-to-reach“, che in inglese indica i gruppi difficili da raggiungere. “Considerate le criticità logistiche e le tempistiche di un ciclo vaccinale a due dosi, il rapporto beneficio/rischio del siero Johnson&Johnson in soggetti al di sotto dei 60 anni potrebbe risultare favorevole”.

In altre parole, siccome risulta più semplice a livello pratico, riserviamo ai migranti un vaccino monodose. La questione viene ulteriormente chiarita in seguito, quando il Cts afferma: “nel caso dei migranti noto che un’aliquota non secondaria di tali cittadini risulta difficilmente raggiungibile una volta completati l’identificazione e il periodo di isolamento fiduciario (rendendosi i medesimi irriperibili perché intenzionati a migrare ulteriormente verso altre destiazioni o altre regioni)”.

Ecco quindi spiegato come mai un vaccino riservato esclusivamente ad una specifica fascia d’età poiché ritenuto rischioso, ora può essere sommiistrato agli oltre 80mila migranti sbarcati sulle nostre coste. Ed ecco quindi perché la questione della sicurezza è stata totalmente bypassata senza troppi ripensamenti.

Il Cts ovviamente è ben consapevole di ciò che ha autorizzato, infatti ha chiuso definitivamente la questione aggiungendo due postille: il migrante deve aderire su “base volontaria” e deve firmare un “consenso informato“, attraverso l’aiuto di un mediatore linguistico.

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