Vaccino Covid, contro il crollo prime dosi due ipotesi: Green Pass fino a marzo o obbligo vaccinale selettivo

Si può dire che in fin dei conti si è trattato solo di un fuoco di paglia, visto che la spinta impressa alle somministrazioni del vaccino attraverso l’estensione dell’obbligo di Green Pass per tutti i lavoratori si è già esaurita.

Questo quanto meno emerge dalla pura e semplice analisi dei dati riguardanti il numero di prime dosi di vaccino anti-Covid somministrate. Secondo quanto riportato dall’Huffington Post infatti il numero delle prime dosi “continua a calare drasticamente” infatti nelle “ultime settimane si è passati da circa 70 mila a poco più di 20 mila registrate nella giornata di ieri (26 ottobre ndr)”.

L’obiettivo, che ad inizio campagna vaccinale era stato fissato al 75% della popolazione in quanto tale soglia avrebbe permesso il raggiungimento dell’immunità di gregge, da qualche settimana è stato portato fino al 90%. Un obiettivo che, anche grazie alla discriminazione introdotta con l’obbligo di Green Pass, di volta in volta più esteso, è ormai abbastanza vicino.

Eppure resta ancora un buon 14% di cittadini che in un modo o nell’altro, per una ragione o per l’altra, non intendono ancora sottoporsi alla sperimentazione del farmaco, ed è proprio questo il problema che il ministero della Salute deve riuscire a risolvere.

La campagna vaccinale va avanti a oltranza

L’obiettivo resta quello del 90% della popolazione, su questo non sembra esserci alcun dubbio. O quanto meno non vi è alcun dubbio che tale obiettivo non venga rivisto al ribasso, mentre non stupirebbe affatto scoprire che al raggiungimento della suddetta percentuale si decidesse di spingere il traguardo ancora più in là, forse fino al 95% o magari verso un utopistico 100%. 

Sul tema è intervenuto nella mattinata di ieri lo stesso commissario straordinario all’emergenza, Francesco Paolo Figiuolo, il quale ha ribadito: “la campagna vaccinale sta continuando, il nostro obiettivo è sfondare la quota dell’86%, e andare al 90%”.

Il ritmo delle somministrazioni delle prime dosi, tuttavia, è drasticamente calato, e questo preoccupa non poco gli esecutori del governo. Il rischio infatti è che di questo passo prima di raggiungere una copertura vaccinale del 90% della popolazione saremo a ridosso della primavera.

Finché il ritmo delle prime somministrazioni di vaccino si manteneva sulle 50 mila al giorno, secondo i calcoli, sarebbe stato possibile centrare il traguardo del 90% entro la prima settimana di dicembre.

Ora però il ritmo è calato di molto, e se nei prossimi giorni il dato di 20 mila somministrazioni al giorno dovesse essere confermato, allora il rischio è di arrivare al 90% di cittadini completamente vaccinati solo a marzo 2022.

Sempre che nel frattempo tutti coloro che si ritroveranno scoperti, per via del superamento dei 12 mesi dalla somministrazione dell’ultima dose, decidano di ricevere la terza. Perché se il numero di chi decide di non andare oltre le due dosi dovesse crescere allora il target rischia di diventare del tutto irraggiungibile.

Due ipotesi per raggiungere il 90%

Il ministero della Salute guidato da Roberto Speranza sta valutando quindi alcune ipotesi per invertire la tendenza e spingere un maggior numero di cittadini a ricevere il vaccino.

Le ipotesi in campo al momento sono sostanzialmente due: prorogare l’obbligo del Green Pass così come si presenta oggi almeno fino a marzo 2022, oppure introdurre l’obbligo vaccinale per nuove categorie di lavoratori, ad esempio per coloro che svolgono la propria attività lavorativa a contatto con il pubblico.

Nel caso in cui il ministero decidesse di procedere in questa seconda direzione, ad essere interessati dall’obbligo vaccinale sarebbero moltissimi cittadini, e questo dovrebbe, almeno in teoria, permettere di raggiungere l’obiettivo prefissato in tempi brevi.

Al ministero però non tutti propendono per le stesse soluzioni. In questi ultimi giorni infatti sono emersi pareri discordanti, e in particolare a divergere sono le posizioni dei due sottosegretari.

Il viceministro Pier Paolo Sileri ritiene che il Green Pass dovrà essere l’ultima misura ad essere messa da parte. Prima del pass, dal punto di vista di Sileri, spariranno mascherine al chiuso e distanziamento sociale, e ciò non potrà avvenire prima che la situazione dal punto di vista epidemiologico sia del tutto sotto controllo.

Non solo sarà necessario avere dei numeri particolarmente incoraggianti che, tuttavia, non ci vengono indicati e, pertanto, saranno soggetti alle stesse rivisitazioni che abbiamo visto anche nel caso della percentuale da raggiungere con la campagna vaccinale, ma bisognerà appunto raggiungere una certa quota di cittadini vaccinati. 

In parole povere secondo Sileri si dovrà andare avanti con il Green Pass ben oltre la scadenza attualmente fissata al 31 dicembre 2021 dello stato di emergenza. Non solo, la somministrazione delle terze dosi, sempre secondo lo stesso sottosegretario, dovrà interessare indistintamente tutti i cittadini a partire da gennaio 2022.

Da parte del sottosegretario Andrea Costa invece arriva un invito alla prudenza. Costa rammenta infatti che lo stato di emergenza la cui scadenza è fissata ora al 31 dicembre, potrebbe essere sì prorogato fino al 31 gennaio come molto probabilmente accadrà, ma per ulteriori proroghe la cosa non è poi così semplice.

In realtà il Codice della protezione civile su cui si fonda la norma dello stato di emergenza prevede una durata massima di 12 mesi più ulteriori 12, il che significa che ancora una volta il governo potrebbe decidere di forzare la legge per portare avanti un determinato progetto politico.

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