Nessuna crisi energetica per l'inverno, ma col rincaro del prezzo del gas avremo inflazione e calo dei consumi

Nessuna crisi energetica per l'inverno, ma col rincaro del prezzo del gas avremo inflazione e calo dei consumi

La carenza di gas e i rincari metteranno a rischio la crescita nei Paesi europei. Col rincaro del gas e conseguente inflazione i consumi potrebbero precipitare

Al centro dell'attenzione di mercati e investitori continua ad essere anche in queste settimane il cosiddetto energy crunch, vale a dire quella strozzatura tra domanda e offerta di gas e petrolio che sta provocando l'aumento dei prezzi dell'energia che soprattutto in Europa stiamo sperimentando ormai da diversi mesi.

In queste ultime settimane in particolare il prezzo del petrolio ha toccato nuovi record raggiungendo e poi superando gli 80 dollari al barile, e per quanto riguarda le forniture di gas le cose vanno persino peggio.

A subire maggiormente l'impatto di questi aumenti sono soprattutto l'Europa e l'Asia, che si trovano in una posizione scomoda in particolare per quel che riguarda le forniture di gas in quanto sono da sempre tra i maggiori importatori di questa importantissima risorsa, il che significa che nei prossimi anni si troveranno con un enorme deficit da colmare.

In inverno non ci sarà nessuna crisi energetica

L'attuale situazione ha imposto attente riflessioni su quali potrebbero essere gli sviluppi futuri, e tra le ipotesi che sono state avanzate da esperti e osservatori anche quella di un lockdown energetico che potrebbe colpire con particolare veemenza i Paesi europei, specie quelli maggiormente esposti a temperature rigide durante la stagione fredda.

Non tutti però sono d'accordo con questa visione, e tra chi la pensa diversamente troviamo ad esempio Monica Defend, Global Head of Research di Amundi, che invece prospetta uno scenario in cui in Europa non si verifica nessuna crisi energetica.

Quel che prevede l'esperta di Amundi è invece che le turbolenze e il rincaro dei prezzi arrivino a frenare la crescita per i Paesi europei per via di forte inflazione e conseguente calo dei consumi delle famiglie che a loro volta provocheranno una diminuzione degli utili delle aziende e quindi un calo della produttività.

Monica Defend prevede che il prezzo del greggio nella versione WTI, quindi il benchmarck Usa, dovrebbe rimanere intorno agli 80 dollari al barile ancora per un po' di tempo, e per il momento è ancora presto per prospettare uno spostamento strutturale verso quota 80-100 dollari al barile. Tra i motivi anche il fatto che per il primo semestre del 2022 è prevista una ripresa della produzione del petrolio Usa.

Quando inizierà a scendere il prezzo del petrolio

L'esperta di Amundi ritiene che il passaggio dal carbone al gas e al petrolio supporterà sul lungo termine questi mercati, ma come evidenziato da Financialounge "il contributo ciclico dell'economia alla domanda dovrebbe diminuire nel 2022, perché la crescita dell'espansione post pandemia alla fine rallenterà verso livelli tendenziali in linea con le stime ufficiali dell'AIE".

Il risultato sarà, secondo la Defend, una discesa del prezzo del petrolio sotto la soglia degli 80 dollari al barile entro la fine del 2022.

Nel frattempo Europa e Asia cercheranno in tutti i modi di costruire riserve di gas proprie per poter sopperire alle carenze che stanno riscontrando in questa fase. Sono infatti i due continenti che soffrono maggiormente sotto questo aspetto, e che stanno facendo più fatica a ripristinare le scorte di gas e petrolio in vista dell'arrivo della stagione fredda.

Le forniture di gas continuano a scarseggiare

La forte impennata del prezzo del gas naturale ha influenzato anche il prezzo del petrolio, in quanto molti Paesi hanno dovuto trovare dei sostituti a carbone e gas.

Al tempo stesso i produttori di petrolio non sono particolarmente propensi ad incrementare l'offerta, e questo per ragioni sostanzialmente opposte, legate al temporaneo stop delle perforazioni dovuto a eventi climatici estremi e alla produzione sottotono dello scisto negli Stati Uniti. Tutto questo mentre i Paesi OPEC tentavano di correggere i saldi di bilancio dei vari Stati membri accumulando ricavi.

Aumentare le forniture di gas comunque richiede tempo, e Norvegia e Russia quindi non possono soddisfare interamente la richiesta di gas che arriva dall'Europa, anche se quelle che arrivano da Mosca sono comunque più alte rispetto ai livelli di prima dell'emergenza Covid-19.

Rincari del gas e inflazione peseranno sui consumi

Secondo l'esperta di Amundi, per questo inverno lo scenario della crisi energetica può essere messo da parte. La Defend ritiene infatti che le turbolenze e il rincaro dei prezzi andranno a pesare sulla crescita economica dei Paesi dell'Unione europea, con una forte penalizzazione dei consumi dovuta al picco dell'inflazione legato ai rincari del prezzo del gas.

Intanto già a partire dal primo semestre 2022 ci si può aspettare una ripresa progressiva della produzione del petrolio americano.

Si ritiene anche che i Paesi membri OPEC+ saranno in grado di far fronte ad improvvise impennate nella domanda. Quanto alle forniture energetica, se la situazione dovesse peggiorare con ulteriori aumenti dei prezzi ci dobbiamo aspettare una reazione da parte del gruppo dei Paesi produttori nel tentativo di correre ai ripari.

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