Covid, studio israeliano: rischio di contagio nei vaccinati inizia ad aumentare già a 90 giorni dalla seconda dose

Il rischio di contagio per i soggetti vaccinati con il siero prodotto da Pfizer-BioNTech inizia ad aumentare già dopo 90 giorni dalla dose di richiamo.

Questa la conclusione di uno studio condotto su oltre 80mila persone e realizzato in Israele, uno dei primi Paesi al mondo ad aver lanciato la vaccinazione di massa contro il Covid-19, ad introdurre la terza dose a 5 mesi dalla seconda e in questi giorni è stato dato il via anche alla vaccinazione dei più piccoli (5-11 anni).

I risultati dello studio sono stati pubblicati sul British Medical Journal (Bmj) dall’Istituto di ricerca dei Leumit Health Services ed evidenziano l’utilità della dose booster, fornendo anche delle indicazioni sulle tempistiche per la somministrazione.

L’analisi si basa sull’esame delle cartelle cliniche elettroniche di 83.057 adulti, con un’età media di 44 anni, che tra maggio e settembre 2021 sono stati sottoposti a tampone molecolare almeno 3 settimane dopo aver ricevuto la seconda dose di vaccino, e che in precedenza non avevano mai manifestato alcun sintomo di infezione al Covid.

Dai risultati raccolti è emerso che ben 7.973 partecipanti, ossia circa il 9,6% del totale, è risultato positivo al Covid-19. L’analisi condotta ha anche dimostrato che il tasso di positività cresce col passare del tempo dalla seconda dose. Questo infatti è pari a:

  • 1,3% tra 21 e 89 giorni;
  • 2,4% tra 90 e 119 giorni;
  • 4,6% tra 120 e 149 giorni;
  • 10,3% tra 150 e 179 giorni;
  • 15,5% dopo 180 giorni.

Quindi, basandoci sempre su questi dati, rispetti ai primi 90 giorni dalla seconda dose di vaccino, il rischio di infezione è 2,37 volte più alto dopo 90-119 giorni, 2,66 volte più alto dopo 120-149 giorni e 2,82 volte più alto dai 150 giorni in poi.

I ricercatori hanno comunque riconosciuto che l’interpretazione dei dati ottenuti dallo studio è limitata dal disegno osservazionale dello studio stesso, e che inoltre non è possibile escludere l’influenza di diversi fattori non considerati nell’analisi, come ad esempio il ceppo di virus che ha infettato i soggetti presi in esame, il numero di familiari conviventi e la densità di popolazione.

Ad ogni modo lo studio ha coinvolto un numero sufficientemente alto di soggetti (vaccinati tutti con lo stesso siero) per poter affermare che i dati ottenuti sono comunque significativi e indicano che la protezione indotta dalle due dosi di vaccino Pfizer-BioNTech cala nel tempo e il rischio di contagio aumenta progressivamente già a partire dai primi 3 mesi.

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