Non si limita a spingere sullo sviluppo delle energie rinnovabili, o ad offrire bonus e sconti sulle bollette a famiglie e imprese italiane in crisi, ma fissa anche dei limiti all’utilizzo dell’energia nell’ambito del riscaldamento, o meglio, visto l’arrivo della stagione calda, raffreddamento degli ambienti.

Il nuovo decreto, anch’esso approvato dalla Camera attraverso il voto di fiducia, prevede infatti una serie di misure volte a contrastare il caro bollette legato alla crisi energetica in corso, il cui drastico peggioramento è legato come sappiamo all’inizio della guerra tra Ucraina e Russia e alle sanzioni imposte a quest’ultima dai governi dei Paesi occidentali con l’Ue in prima fila.

Nel nuovo decreto stretta sull’aria condizionata

La Camera dei Deputati ha approvato in questi giorni il testo del decreto con l’ennesimo voto di fiducia. I voti favorevoli sono stati in tutto 422, mentre i contrari sono stati 54 e astenuti solo uno.

Con questo decreto il governo guidato dall’ex presidente della BCE si prefigge l’obiettivo di ridurre l’impatto sulle bollette del costante aumento dei prezzi dell’energia elettrica e del gas naturale, favorendo al tempo stesso lo sviluppo delle fonti rinnovabili.

Tra le misure inserite nel nuovo decreto anche quella che prevede di ridurre l’utilizzo dei sistemi di aria condizionata negli edifici pubblici, ma facciamo prima un passo indietro. Il provvedimento approvato dalla Camera prevede lo stanziamento di circa 8 miliardi di euro, con 5,5 miliardi che andranno a far fronte al caro energia agendo sugli oneri fiscali.

La misura che è destinata a far più discutere però è quella che fissa dei limiti di utilizzo dei condizionatori. Il governo di Mario Draghi ha infatti deciso di operare con questo decreto una stretta sull’aria condizionata che impone una temperatura mai inferiore ai 27 gradi in tutti gli edifici pubblici già a partire dal mese di maggio.

Il decreto in realtà indica la fascia di temperatura consentita negli edifici pubblici nel periodo compreso tra il 1° maggio 2022 e il 31 marzo 2023, fissando per il riscaldamento 19 gradi e per l’aria condizionata 27 gradi. In entrambi i casi sono ammessi fino a 2 gradi di tolleranza.

Nel nuovo decreto energia la spinta alle rinnovabili

Il decreto energia approvato dalla Camera in questi giorni naturalmente non interviene solo fissando le temperature consentite negli edifici pubblici per i prossimi 11 mesi, ma punta anche a favorire lo sviluppo delle energie rinnovabili con l’intento di rendere l’Italia sempre meno dipendente dagli idrocarburi e, di conseguenza, dalla Russia di Putin.

Grazie alle fonti di energia rinnovabile il Paese potrebbe rendersi meno dipendente dall’importazione di prodotti energetici dall’estero, ma è la stessa Martina Nardi, presidente della Commissione Attività produttive della Camera ad evidenziare l’importanza di una maggiore indipendenza “in particolare dalla Russia”.

Con il nuovo decreto si interviene dunque semplificando la procedura per l’installazione di impianti solari fotovoltaici e termici sugli edifici, con i lavori che saranno considerati interventi di manutenzione ordinaria e quindi non sarà necessario ottenere permessi, autorizzazioni varie “o atti amministrativi di assenso”.

A chi non piace il nuovo decreto energia

Le misure inserite nel nuovo decreto energia non piaccino a Fratelli d’Italia, con il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli, che osserva: “in questo decreto legge non si toccano gli extraprofitti frutto di guadagni speculativi. Non ci sono provvedimenti contro le compagnie che hanno fatto cartello aumentando a dismisura il prezzo del carburante stoccato molto prima dell’invasione russa in Ucraina”.

Ma il decreto non piace nemmeno all’Associazione Italiana di Grossisti di Energia e Trader (Aiget). In particolare è la norma che impone al Gestore dei Servizi Energetici (Gse) di acquistare energia dagli impianti rinnovabili con contratti di ritiro e vendita di lunga durata, di almeno 3 anni, da destinare poi con prezzi agevolati in priorità ai cliendi industriali energivori, alle piccole e medie imprese e ai clienti localizzati in Sicilia e Sardegna a non andare a genio ai grossisti dell’energia.

“La verità è che non si vuole dire è che i costi causati dai contratti che verranno conclusi (da Gse) ad esclusivo vantaggio di alcune aziende verranno poi giocoforza scaricati sulle tariffe pagate da tutti gli altri consumatori italiani” spiegano dall’Aiget “i pretesi benefici di alcuni diventeranno di fatto ulteriori costi scaricati sulle bollette delle famiglie italiane”.

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