Inflazione: aumenta il divario tra crescita dei prezzi e degli stipendi, lo dicono i dati Istat

Uomo che apre un portafoglio vuoto

A fornire questa ulteriore evidenza della grave situazione economica che sta attraversando l’Italia è direttamente l’Istat, che nel primo semestre del 2022 ha rilevato una crescita diseguale tra prezzi e retribuzione dei lavoratori.

Quello che sta accadendo quindi è che il divario tra la dinamica delle variazioni dei prezzi e quella che riguarda le variazioni delle retribuzioni contrattuali è in netto aumento nella media dei primi sei mesi dell’anno.

Secondo quanto rilevato dall’Istat la retribuzione media nel periodo che va da gennaio a giugno 2022 è cresciuta del +0,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, con un indice delle retribuzioni contrattuali orarie che nel mese di giugno ha registrato un incremento congiunturale del +0,3%, mentre rispetto a un anno fa l’aumento è stato del +1%.

In una nota pubblicata in questi giorni l’Istat ha spiegato che “complessivamente la dinamica retributiva risulta moderata seppur in aumento rispetto al periodo precedente” con aumenti tendenziali maggiori nel settore dell’agricoltura (+4,1%), delle farmacie private (+3,9%), dell’edilizia (+3,3%). Si rileva invece un incremento nullo nei settori del commercio e del credito e assicurazioni.

Una situazione di evidente difficoltà per cittadini e imprese, che non riescono a stare al passo con l’aumento del costo della vita. L’Istat rileva infatti che la fiducia dei consumatori nel mese di luglio 2022 è crollata ai minimi dal maggio del 2020, quando l’Italia usciva dal primo lockdown con un’economia devastata e un rapporto debito/PIL schizzato alle stelle nel giro di una manciata di settimane.

I dati Istat di luglio 2022 indicano un calo per tutte le componenti dell’indice di fiducia dei consumatori. A registrare le contrazioni più marcate sono in particolare il clima economico e quello futuro, che scendono rispettivamente di 9 e di 6 punti, passando dal 93,9 all’84,9 e dal 98,8 al 92,9. Clima personale e clima corrente, evidenziano i dati dell’Istat, registrano una flessione più moderata, e passano rispettivamente dal 99,8 al 98,1 e dal 97,9 al 96,0. Risulta infine in calo anche l’indice del clima di fiducia delle imprese.

Non si tratta certo di una sorpresa, visto che le difficoltà economica in cui si trova il Paese, e che riguardano in particolare famiglie con reddito basso e piccole e micro imprese è sotto gli occhi di tutti. Ma i numeri dell’Istat danno una chiara conferma della situazione di forte incertezza e precarietà in cui si trova il Paese nel suo insieme.

A rischio 3 miliardi di euro di consumi nel secondo semestre 2022

Se i dati Istat mostrano una situazione preoccupante, da Confesercenti arriva un chiaro allarme. “La perdita di potere d’acquisto delle famiglie, soprattutto per i redditi medi e bassi, è ormai percepita concretamente e le aspettative di inflazione si stanno consolidando” spiega Confesercenti commentando l’analisi dell’Istat, parlando di “uno scenario che inevitabilmente inciderà sulla spesa, metteno a rischio, nel secondo trimestre dell’anno, 3 miliardi di euro di consumi delle famiglie”.

“Lo scenario è incerto anche sul fronte delle imprese a parte le costruzioni la cui produzione è ancora trainata dal bonus del 110: sia la manifattura che i servizi di mercato segnalano forti preoccupazioni sul futuro prossimo delle rispettive attività” spiegano ancora da Confesercenti “il turismo, in particolare, è nuovamente sotto scacco con il caos dei voli aerei che, se si dovesse prolungare fino ad agosto, farebbe perdere 1,2 milioni di passeggeri e 800 milioni di fatturato”.

“Passate le tradizionali pause ferragostane, quest’anno più arroventate del solito, dovremo prendere atto di una condizione che dal punto di vista economico risulterà decisamente deteriorata sia per le famiglie che per le imprese” conclude Confesercenti.

Consumo di carne e pesce in calo del 16%

A cambiare, per via dell’attuale situazione economica in cui si trova il Paese, saranno finanche le abitudini alimentari degli italiani, e a confermarlo è la stessa Federconsumatori, che spiega che “questo clima non potrà che incidere negativamente sulle abitudini e sulle scelte di consumo dei cittadini, già estremamente ridimensionate e prudenti alla luce della crisi”.

A delineare con precisione l’attuale scenario economico e quello che si prospetta nel prossimo futuro sono le rilevazioni aggiornate dell’Osservatorio Nazionale Federconsumatori (ONF), che mette in luce il fatto che “le famiglie stanno già rinunciando a carne e pesce, il cui consumo è sceso di oltre il 16%, scelgono verdure e ortaggi più convenienti, spesso ricorrendo alle offerte e ai banchi ‘last minute’ con i prodotti più vicini alla scadenza”.

Per non parlare del tema vacanze estive, con sempre più famiglie costrette a rivedere le proprie scelte sulla base di costi sempre più insostenibili. “Le famiglie che possono concedersi il lusso di partire optano per soluzioni low cost” e in alcuni casi la soluzione è persino quella di cercare ospitalità presso amici e parenti, mentre in genere si tenta di evitare quanto meno la vacanza in alta stagione o di ridurre la durata del soggiorno.

In calo anche le spese legate alla cura della persona e, dato ancora più preoccupante, si rileva una diminuzione della spesa per la salute, con il taglio di visite specialistiche non urgenti, delle cure odontoiatriche e in generale si registra una netta diminuzione della prevenzione.

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