L’economia dell’area euro si prepara ad affrontare un contesto sempre più complesso. Secondo le ultime analisi di Barclays Research, le prospettive di crescita per il 2026 sono state riviste al ribasso, mentre la Banca Centrale Europea dovrebbe mantenere un atteggiamento prudente sulla politica monetaria nella prossima riunione.
La banca d’investimento stima che il PIL reale dell’eurozona crescerà dell’1,1% nel 2026, una revisione rispetto all’1,5% previsto per il 2025. A pesare sul quadro macroeconomico sono soprattutto due fattori: le tensioni geopolitiche in Medio Oriente e condizioni finanziarie più restrittive.
In questo scenario, gli analisti ritengono probabile che la BCE mantenga il tasso sui depositi al 2% nella riunione del 19 marzo, evitando decisioni affrettate mentre l’economia mostra segnali di rallentamento.
Inflazione in rialzo nel breve periodo
Parallelamente alla crescita più debole, Barclays prevede una inflazione complessiva al 2,4% nel 2026, in aumento di 0,6 punti percentuali rispetto alle stime pubblicate a dicembre. Il dato dovrebbe poi gradualmente tornare verso il target del 2% entro il 2027.
La posizione della BCE dovrebbe restare improntata alla flessibilità. Nella conferenza stampa successiva alla riunione, la presidente Christine Lagarde dovrebbe ribadire che l’istituto è pronto a intervenire per riportare l’inflazione verso l’obiettivo nel medio periodo, ricordando allo stesso tempo che le decisioni sui tassi non seguono un percorso prestabilito.
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Segnali di rallentamento dall’economia reale
Gli indicatori più recenti confermano un raffreddamento dell’attività economica. Il modello di nowcasting di Barclays indica una contrazione dello 0,1% del PIL nel primo trimestre del 2026 rispetto al trimestre precedente, un dato peggiore sia delle stime della banca sia della previsione della BCE, che ipotizzava una crescita dello 0,3%.
Anche il settore industriale mostra segnali di debolezza. A gennaio la produzione industriale dell’area euro è scesa dell’1,5% su base mensile. Tra le principali economie:
- Germania: -1,3%
- Italia: -0,6%
- Spagna: -0,5%
Particolarmente significativo il calo degli ordini alle fabbriche tedesche, crollati dell’11,1% a gennaio e capaci di cancellare gran parte dei progressi registrati nella seconda metà del 2025.
Energia e geopolitica: il rischio per crescita e inflazione
Uno dei principali fattori di rischio resta l’andamento dei prezzi energetici. Barclays ipotizza uno scenario in cui:
- il Brent si stabilizza intorno ai 100 dollari al barile
- il gas TTF resta sui 70 euro per megawattora
Entrambi i valori rappresentano aumenti significativi rispetto ai livelli precedenti al conflitto in Medio Oriente, rispettivamente di circa il 40% e del 120%.
In queste condizioni, l’impatto sull’economia europea potrebbe essere rilevante. Secondo la banca, nel giro di un anno il PIL dell’eurozona potrebbe risultare inferiore di 0,6 punti percentuali, mentre l’inflazione potrebbe aumentare fino a 1,4 punti percentuali.
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Politiche fiscali più limitate rispetto alla crisi energetica del 2022
Sul fronte delle politiche pubbliche, Barclays ritiene improbabile un intervento fiscale su larga scala come quello visto dopo l’invasione russa dell’Ucraina. All’epoca, i programmi di sostegno energetico e alle imprese arrivarono a circa il 3% del PIL nominale.
Questa volta le misure dovrebbero essere più mirate e contenute, con i governi europei chiamati a bilanciare il sostegno all’economia con la necessità di contenere il debito pubblico.
Le prospettive delle principali economie europee
All’interno dell’eurozona emergono differenze significative tra le grandi economie.
La Spagna continua a distinguersi come il motore della crescita, con Barclays che prevede un’espansione del 2,3% nel 2026. Più deboli invece le prospettive per gli altri Paesi principali:
- Germania: crescita prevista dello 0,9%
- Francia: 1,1%
- Italia: 0,7%
La Francia, inoltre, resta il Paese con la pressione fiscale più elevata tra le grandi economie europee. Il deficit pubblico è atteso al 5,2% del PIL nel 2026, mentre il debito dovrebbe salire al 118,6% del PIL.
Commercio globale e rischi politici
Il quadro economico europeo si inserisce anche in un contesto commerciale internazionale più teso. Il 12 marzo gli Stati Uniti hanno avviato un’indagine sulle pratiche commerciali dell’Unione Europea, con l’obiettivo di verificare se contribuiscano a generare eccesso di capacità produttiva.
Sul fronte politico, l’attenzione è puntata anche sulla Francia, dove il 15 marzo si terrà il primo turno delle elezioni comunali. Secondo Barclays, il risultato del Rassemblement National di Marine Le Pen potrebbe offrire indicazioni importanti sulla forza del partito in vista delle elezioni presidenziali francesi del 2027.
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