particolare di un'auto diesel che fa rifornimento alla pompa

Sappiamo già che a partire dal 5 febbraio prossimo, cioè tra meno di due settimane, scatterà il divieto di importare prodotti petroliferi dalla Russia. La misura fa parte delle sanzioni imposte contro Mosca nel dichiarato intento di indurre il Cremlino a rivedere le proprie posizioni rispetto alla crisi ucraina.

A partire da quella data quindi per i Paesi dell’Unione Europea scatta il divieto di importare prodotti russi raffinati, e in particolare diesel, nafta e olio combustibile.

Si tratta di prodotti che i Paesi Ue esportano in grandissime quantità dalla Russia, almeno fino ad oggi, e che a partire dal 5 febbraio potranno essere importati solo da altri Paesi. Ma cosa dobbiamo aspettarci che accada, all’atto pratico, con l’entrata in vigore di questo divieto? Tra i timori vi è anche quello di nuovi aumenti.

Quali problemi potrebbero incontrare i Paesi Ue con il divieto di importare diesel dalla Russia?

Cosa cambierà dal momento in cui non sarà più possibile importare diesel dalla Russia? Ricordiamo prima di tutto che, stando ai dati di Vortexa Ltd compilati da Bloomberg, nel corso del 2022 l’Ue ha importato dalla Russia circa 220 milioni di barili di prodotti di tipo diesel.

Si tratta di un prezioso carburante in quanto viene utilizzato non solo per i trasporti su strada, ma anche per le navi, per le attrezzature per l’edilizia e per la produzione industriale.

Quei 220 milioni di barili però, a partire dal 5 febbraio, non potranno più arrivare dalla Russia, e questo potrebbe creare non pochi disagi. Inutile evidenziare che imporre sanzioni contro la Russia è una decisione che non comporta alcun vantaggio per i cittadini europei, anzi comporta tutta una serie di disagi più o meno gravi, e al contempo non contribuisce a rendere più vicina una conclusione diplomatica del conflitto in Ucraina.

Ma quali disagi dobbiamo aspettarci con l’inizio del divieto di importare diesel dalla Russia? Il quantitativo che dovremo importare da altri Paesi corrisponde all’incirca a 14.000 piscine olimpioniche piene di gasolio, giusto per rendere l’idea, quindi stiamo parlando di quantità piuttosto importanti. E tuttavia sembra vi sia motivo di credere che sarà possibile trovare queste forniture altrove.

Il fatto che il clima sia stato, almeno fino a qualche giorno fa, ben più caldo della media del periodo, ha sicuramente aiutato a risparmiare sui consumi per i riscaldamenti. Ora però la situazione è drasticamente cambiata, e si registrano temperature particolarmente rigide ovunque, in Italia specialmente.

Ma per fare due conti bisogna partire da quello che farà la Russia. Il primo interrogativo al quale occorre trovare risposta è se Mosca sarà in grado di vendere altrove i barili di prodotti petroliferi che non venderà all’Europa. Se ciò non dovesse accadere dobbiamo aspettarci una riduzione della produzione da parte della Russia, e quindi un aumento dei prezzi del diesel.

Quello che ci aspettiamo è quindi che il prezzo del diesel si prepari a decollare per via dell’embargo europeo ai prodotti raffinati russi. Si tratta di un livello di allerta massimo, con il mercato che sta già interiorizzando i timori di una carenza della disponibilità.

Oggi il diesel in Italia costa tra 1,9 e 2,0 euro al litro al rifornimento alla pompa, e non possiamo che aspettarci un ulteriore aumento di prezzo quando l’Europa sospenderà del tutto l’importazione di prodotti raffinati per un totale di circa un milione di barili al giorno, che per il 50% si tratterà della pregiata quantità di diesel a basso zolfo ad alto potere calorifico.

Dal momento che la domanda di diesel in Europa veniva soddisfatta fino ad ora per ampia parte dall’offerta del prodotto russo, e considerato che la domanda di diesel e gasolio in Europa è tra i 6 e 7 milioni di barili al giorno, si potrebbe avere un impatto del 7-8% da un giorno all’altro con il ban del 5 febbraio.

Di questo problema ha parlato il Ministro dell’Ambiente, Alberto Clò, che su Il Foglio ha scritto: “d’altra parte, del petrolio Bruxelles non si interessa più, quasi fosse stato espulso dal nostro mix energetico nonostante rappresenti, diversamente dalle rinnovabili, la maggior fonte impiegata e nonostante sia quasi totalmente importata”, e nel frattempo “la sempre più stretta alleanza tra Russia e Arabia Saudita sta frantumando quella storica tra Arabia Saudita e Stati Uniti”.

Per l’Italia il problema però potrebbe rivelarsi tutto sommato circoscritto, infatti, come nota Il Gazzettino, “fino a giugno 2022 la Russia ci forniva soltanto il 5% di gasolio/diesel” e poi, da luglio 2022, “la quota è stata completamente azzerata: dalle raffinerie di Putin non è arrivato nemmeno più un barile. D’altronde con i nostri 13 impianti sparsi per la penisola siamo praticamente autonomi: a fronte di un consumo interno di prodotti raffinati pari a 55 milioni di tonnellate, ne raffiniamo quasi 71. E potremmo spingere ancora di più il pedale sull’acceleratore, visto che la capacità produttiva teorica arriva a 88 milioni di tonnellate”.

Ma la situazione cambia radicalmente se ci si sposta in Germania, dove il gasolio proveniente dalla Russia rappresenta circa il 30% del fabbisogno del Paese, che si ritrova con una capacità di raffinazione ridotta, e quindi con la necessità di importare (ad esempio proprio dall’Italia) le quantità mancanti.

Questo potrebbe determinare uno shock alla disponibilità sul mercato interno e, di conseguenza, un aumento dei prezzi del diesel alla pompa in tutto il Paese. Nel nostro caso questi aumenti si andrebbero ad aggiungere a quelli determinati dallo stop al taglio delle accise del governo di Giorgia Meloni.

Più in generale c’è da chiedersi poi se le quantità che arriveranno dai Paesi extra Ue saranno effettivamente sufficienti a coprire il fabbisogno dell’Europa. Il clima mite che abbiamo avuto fino a qualche giorno fa, come accennato, ha aiutato a contenere la domanda di gasolio da riscaldamento, inoltre “un rallentamento macroeconomico sta gradualmente schiacciando la domanda europea di diesel” ha spiegato Benedict George, giornalista di mercato presso Argus.

“I dati Paese per Paese suggeriscono che la domanda europea di diesel è già in calo di almeno il 5% su base annua. Durante la recessione del 2008, la domanda di diesel è diminuita di circa il 10% su base annua al suo punto più basso” ha spiegato ancora l’esperto di Argus.

Non tutti sono della stessa opinione tuttavia, ad esempio Goldman Sachs non si aspetta più una recessione della zona euro dopo che l’economia si è dimostrata più resiliente verso la fine del 2022. Questo significherebbe che si potrebbe persino avere un aumento della domanda di diesel, e questo potrebbe diventare un problema con il nuovo divieto di importazione dalla Russia.

Da dove sarà importato il diesel dopo il divieto del 5 febbraio

Per reperire le necessarie quantità di diesel l’Europa si rivolgerà anzitutto al Medio Oriente, tra cui l’Abu Dhabi National Oil Co. che ha già raggiunto un accordo per la fornitura alla Germania.

Poi ci sono India e Stati Uniti, che sono fornitori a lungo termine dell’Ue, che nelle ultime settimane hanno intensificato le spedizioni. In particolare è previsto un significativo aumento della produzione delle raffinerie USA, e quindi una maggior produzione di gasolio utilizzato nei camion e nelle automobili.

Un’importanza crescente come fornitore di diesel all’Europa la sta poi guadagnando la Cina, le cui spedizioni di gasolio sono aumentate notevolmente negli ultimi anni.

E nel frattempo la Turchia, che non facendo parte dell’Ue non è tenuta a rispettare il divieto di importazione di prodotti petroliferi dalla Russia, potrebbe importare grandi quantità di diesel dalla Russia e invece vendere all’Europa quello prodotto dalle proprie raffinerie, naturalmente a un prezzo più caro.

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