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Mutui a tasso variabile: come si sta gestendo l’aumento dei tassi? Qual è la previsione?

Il mutuo a tasso variabile è una delle opzioni più comuni per finanziare l’acquisto di una casa. Contrariamente al mutuo a tasso fisso, in cui il tasso d’interesse rimane costante per l’intera durata del prestito, il mutuo a tasso variabile si basa su un tasso di interesse che può fluttuare nel corso del tempo.

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Il tasso variabile è solitamente legato a un indice di riferimento, come l’Euribor (Euro Interbank Offered Rate), che rappresenta il costo medio al quale le banche si prestano denaro sul mercato finanziario. Quando l’indice di riferimento sale o scende, il tasso d’interesse del mutuo a tasso variabile segue questa variazione.

Il funzionamento di questo tipo di mutuo può variare leggermente da un istituto finanziario all’altro, ma generalmente, la rata mensile si adatta alle variazioni dell’indice di riferimento. Ad esempio, se l’indice aumenta, anche il tasso d’interesse del mutuo cresce, comportando un aumento della rata mensile. Al contrario, se l’indice diminuisce, il tasso d’interesse del mutuo si riduce, portando a una diminuzione della rata mensile.

Questo meccanismo offre un certo grado di flessibilità iniziale, poiché solitamente il tasso di interesse iniziale di un mutuo a tasso variabile è inferiore a quello di un mutuo a tasso fisso. Tuttavia, le fluttuazioni del tasso d’interesse possono comportare variazioni impreviste nelle rate mensili, il che potrebbe influire sul bilancio familiare e sulle capacità di rimborso nel tempo.

Mutui a tasso variabile, l’opportunità persa

L’aumento dei tassi d’interesse sta mettendo a dura prova molte famiglie italiane che hanno contratto mutui a tasso variabile. Questa tendenza ha generato una serie di sfide finanziarie, spingendo molte persone a cercare strategie per far fronte a rate sempre più onerose.

L’incremento dei tassi, determinato dall’inflazione e dalle politiche monetarie della Banca Centrale Europea, ha innescato un notevole aumento delle rate per coloro che hanno preferito il tasso variabile. Un’indagine condotta da diverse fonti evidenzia come quasi 200.000 famiglie italiane abbiano avuto difficoltà a onorare una o più rate nell’ultimo anno.

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Quali sono le prospettive future?

Le prospettive future sembrano offrire un barlume di speranza. Gli analisti prevedono un possibile ribasso dei tassi nella seconda metà del 2024, se non prima. Le previsioni indicano una potenziale riduzione dell’indice Euribor, il che potrebbe tradursi in un sollievo per i mutuatari a tasso variabile. Tuttavia, resta incerta l’effettiva tempistica di questo ribasso e la sua entità.

Nel frattempo in molti affrontano la gestione dei pagamenti con tassi elevati, tentando di rinegoziare o surrogare il mutuo, ma le banche hanno il diritto di rifiutare tali richieste. Le statistiche mostrano che il 21% ha rinegoziato le condizioni del mutuo e meno del 7% ha optato per la surroga mentre circa il 27,9% ha provato a rinegoziare senza successo e quasi il 24,3% ha tentato la surroga con esito negativo. Altri hanno gestito la situazione estinguendo parte del finanziamento e/o prolungando la durata del mutuo.

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