Prezzi diesel e benzina in calo? Si va verso stabilizzazione e intanto si studia nuovo taglio delle accise

pompa di benzina all'atto del rifornimento

Un lieve calo tutto sommato c’è stato in questi ultimi giorni, con il prezzo di diesel e benzina che è diminuito di qualche centesimo al litro, e le prime voci di una possibile stabilizzazione dei prezzi dei carburanti che si fanno più insistenti.

Siamo ben lontani dall’avere prezzi sostenibili, questo è chiaro, d’altra parte siamo sempre intorno alla soglia dei 2 euro al litro, cioè circa 40 centesimi in più rispetto alla media di un anno fa. E se non fosse per il taglio delle accise di 30 centesimi (di cui 5 centesimi di IVA) saremmo 70 centesimi al litro sopra la media di un anno fa.

Secondo i dati diffusi direttamente dal ministero della Transizione Ecologica, nella settimana che va dal 4 al 10 luglio il prezzo medio della benzina si è attestato intorno a 2,028 euro al litro, mentre quello del diesel era intorno a 1,981 al litro. Il prezzo quindi risulta essere leggermente in calo rispetto alla settimana precedente, rispettivamente del -1,77% e del -2,02%.

Oggi il prezzo medio della benzina nella modalità self service si attesta invece intorno a 2,021 euro al litro, contro i 2,030 euro al litro della precedente rilevazione, mentre nella modalità servito si arriva a 2,163 contro i 2,167. Il diesel invece costa in media 1,977 euro al litro in modalità self, contro gli 1,988 della precedente rilevazione, e nella modalità servito è a 2,122 contro i 2,126.

Perché ora il prezzo dei carburanti sta scendendo?

Secondo Nicola Pedde, direttore dell’Institute for global studies, il seppur lieve calo del prezzo dei carburanti è dovuto ai tagli della scorsa settimana sui prezzi raccomandati e al calo delle quotazioni del petrolio. Si andrebbe infatti, secondo l’esperto, verso una stabilizzazione del mercato.

Al momento abbiamo il prezzo del Brent che si aggira intorno ai 104/105 dollari al barile, mentre nel mercato europeo il prezzo del barile oscilla tra i 104 ed i 106 dollari. Tuttavia per quel che riguarda il prezzo dei carburanti ad incidere è anche la componente finanziaria, e questa resta volatile per via delle incertezze internazionali.

Intanto si sta valutando un ulteriore taglio delle accise, anche perché quello attuale, che comporta una riduzione del prezzo finale dei carburanti di 30 centesimi al litro, scadrà il 2 agosto. Il Movimento 5 Stelle e la Lega sembrano infatti intenzionati a fare pressioni sul governo di Mario Draghi per ottenere una proroga del taglio delle accise e, contestualmente, una maggiorazione dello stesso fino a 50 centesimi al litro.

Il prezzo della benzina continuerà a scendere?

Secondo Nicola Pedde il prezzo di diesel e benzina continuerà a scendere nelle prossime settimane, e non vi sarebbe quindi il rischio di ritrovarsi con un prezzo dei carburanti oltre i 2,50 euro al litro.

“Il prezzo dei carburanti è formato da tre fattori” spiega Pedde “accise, produzione e una parte finanziaria. La volatilità in questo momento è la costante ed è legata a quest’ultima parte, per le percezioni variabili sulla stabilità del sistema di produzione e trasporto. Si tratta di aspettative discrezionali, influenzate dalal guerra in Ucraina e dall’inflazione”.

In altre parole stiamo assistendo, in una fase di gravi tensioni internazionali, ad una totale assenza di certezze che incide sul prezzo di benzina a diesel spingendolo verso l’alto. Secondo Pedde però mentre nel mercato del gas siamo ancora ben lontani dall’aver raggiunto un qualche equilibrio, nel mercato del greggio una certa stabilità sembrerebbe essere ormai a portata di mano, e questo potrebbe determinare ulteriori cali dei prezzi dei carburanti nelle prossime settimane.

“Oggi i colli di bottiglia nel settore energetico sono nel mercato del gas, mentre quello petrolifero è flessibile e permette di gestire le crisi in modo più efficiente” ha spiegato quindi Nicola Pedde “poi il settore ha iniziato la sua fase di declino, la filiera tenderà a portare i prezzi al ribasso“.

Per avere un cambiamento radicale però, quanto meno secondo il direttore dell’Institute for global studies, sarebbe necessario modificare il metodo di formazione del prezzo dei carburanti a livello internazionale. Una soluzione che tuttavia è “praticamente impossibile, soprattutto in questo momento di crisi e tensioni politiche” spiega l’esperto.

Come sarà il nuovo taglio delle accise

Per il mese di agosto il governo guidato dall’ex presidente della Bce si appresta quindi a varare un nuovo taglio delle accise che potrebbe essere una semplice proroga del taglio di 25 centesimi (+5 di IVA) oppure un taglio più consistente in grado di tenere il prezzo dei carburanti di un buon margine al di sotto dei 2 euro al litro.

Sulla proroga del taglio delle accise in realtà non sembrano esserci dubbi, ed è stato lo stesso ministro per la Transizione ecologica, Roberto Cingolani, a confermare che dopo la scadenza del 2 agosto il taglio sarà ancora attivo.

Per Movimento 5 Stelle e Lega però occorre fare di più, serve un taglio di 50 centesimi al litro, e per far ciò bisogna praticamente raddoppiare l’attuale stanziamento di un miliardo di euro al mese.

Non sembrano particolarmente inclini a dare il proprio benestare però i ministri dello Sviluppo economico e del Tesoro. Tuttavia sul tema sia i 5 Stelle che i leghisti non sembrano disposti a fare un passo indietro, anche perché, fanno notare, il prezzo dei carburanti oggi è tutto sommato uguale a quello che avevamo prima del taglio delle accise, vale a dire mediamente superiore ai 2 euro al litro.

Tutto questo nonostante il Brent continui a scendere, il che evidenzia come un prezzo così alto oggi sia anche il risultato di speculazioni. M5s e Lega chiedono pertanto al governo di Mario Draghi di fare pressioni sugli operatori proprio come sta facendo il governo francese con Total.

Le due forze politiche chiedono quindi all’esecutivo di attingere all’extragettito dell’Iva determinato dall’inflazione per reperire le risorse necessarie, e di ampliare la tassa sugli extraprofitti dei settori energetici, che attualmente sono al 25% solo per alcune aziende, fino a raggiungere le società di raffinazione o di importazione di petrolio. Infatti se andiamo a dare un’occhiata ai numeri che queste società hanno macinato in questa fase, ci accorgiamo che hanno triplicato il costo della commissione di intermediazione fino a 24 centesimi al litro.

Secondo Pedde però l’idea di potenziare il taglio delle accise fino a 50 centesimi al litro non è la soluzione. L’esperto ritiene infatti che ciò rischierebbe di penalizzare gli operatori italiani senza peraltro risolvere il problema di fondo. “Mi sembra una scelta un po’ campata in aria, non molto risolutiva: i risultati non sarebbero significativi e si rischierebbe di non ricavare tanti soldi” ha spiegato Nicola Pedde.

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