Prezzo del gas oltre 250 euro per MWh e Gazprom avverte l’Ue: “sarà un inverno difficile”

fornello del gas acceso

Non accenna ad invertire il suo trend il prezzo del gas, che invece continua a salire rapidamente verso nuovi massimi alimentando i timori di una situazione particolarmente complessa per quest’inverno.

Timori che tra l’altro vengono confermati dalla stessa Gazprom, la quale non ha esitato ad avvertire i Paesi Ue che quello ormai prossimo “sarà un inverno difficile” proprio per via della carenza di gas, e dei prezzi elevati della materia prima in Europa.

Le sanzioni contro la Russia, come evidente da tempo ormai, stanno danneggiando soprattutto l’economia europa, vista la scarsità di risorse su cui possono contare i Paesi del Vecchio Continente.

Una crisi, quella energetica che stiamo attraversando, che si colloca nel bel mezzo della transazione energetica tanto incoraggiata negli ultimi anni, un processo che però sembra sempre più destinato a cambiare aspetto vista la necessità impellente di sostituire le forniture di gas russe.

Il prezzo del gas verso i massimi storici supera 250 euro per MWh

Il prezzo del gas continua a salire toccando proprio nelle scorse ore un nuovo record massimo. Registra infatti, all’hub olandese Ttf dopo un’apertura a 230 euro per MWh, un picco di 250 euro, superandolo perfino ma poi scendendo leggermente al di sotto di questa soglia per poi approdare intorno ai 224 euro a megawattora.

A spingere il prezzo del gas anche le dichiarazioni che arrivano direttamente dalla compagnia russa Gazprom, che ha avvertito l’Europa circa la prospettiva di un “inverno difficile” proprio per via delle ridotte forniture di gas.

A complicare il quadro complessivo, secondo gli analisti, non solo le scelte politiche dei governi occidentali nella gestione della crisi ucraina, ma anche la siccità, che ha ridotto la portata dei fiumi, complicando le operazioni di trasporto del carbone. Questo ha indotto le utility ad utilizzare in sostituzione del carbone proprio il gas con tutto ciò che ne consegue.

Il problema del trasporto del carbone in Europa è determinato infatti dal basso livello dell’acqua del Reno, il fiume più importante dell’Europa occidentale per il trasporto del carburante e di altri beni industriali, che ha toccato un nuovo minimo proprio questa settimana, e questo ha fatto lievitare considerevolmente i costi per il trasporto della materia prima rendendo di fatto antieconomico il transito di molte chiatte.

E non è ancora tutto, perché a contribuire alla situazione attuale, e alla concreta prospettiva di un inverno difficile, anche un’estate molto calda, che ha determinato un incremento della domanda di energia e questo non ha fatto altro che aggravare ulteriormente la crisi in atto, alimentano le probabilità che le principali economie europee finiscano in recessione.

Crisi del gas: cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi mesi

Non è solo la situazione attuale a preoccupare quindi, ma soprattutto quello che dobbiamo aspettarci nei prossimi mesi. Da Gazprom arrivano avvertimenti tutt’altro che rassicuranti infatti, e ci si aspettano dei prezzi del gas in ulteriore aumento, probabilmente intorno ad un +60% nel prossimo inverno, con un prezzo che potrebbe facilmente superare i 4 mila dollari per mille metri cubi. Si stima che il prezzo del gas possa raggiungere nella stagione fredda i 347 dollari per megawattora.

Il 2022 ha visto una costante riduzione dei flussi di gas dalla Russia ai Paesi europei, si parla infatti di un 36,2% in meno fino a 78,5 miliardi di metri cubi. Quanto alle cause, non è ancora terminata l’odissea della turbina Siemens riparata in Canada e rispedita poi in Russia passando per la Germania, turbina che, tuttavia, non sarebbe mai arrivata a destinazione.

Il Sole 24 Ore conferma infatti che la “turbina del gasdotto Nord Stream” è “rimasta bloccata dopo i lavori di riparazione effettuati in Canada”, e questo sarebbe il motivo per cui Mosca ha ridotto le spedizioni di gas attraverso il collegamento al 20% della capacità. Problemi tecnici insomma dovuti al fatto che per qualche ragione non meglio dettagliata la turbina non è stata ancora messa in funzione.

Dalla Germania però continuano ad incolpare Gazprom con il ministro dell’Economia tedesco, Robert Habeck che lunedì ha dichiarato che la turbina è disponibile e che è solo una “scusa” di Mosca per non fornire gas all’Europa.

L’Europa punta sul GNL ma non è così semplice

La Germania, che è uno dei Paesi Ue maggiormente colpiti dalla crisi energetica in quanto fortemente dipendente dalle forniture di gas russo, ha invitato i cittadini a ridurre i consumi, ma ha anche deciso di imporre una tassa sull’uso del gas.

Inoltre è stato firmato un accordo con le principali compagnie energetiche del Paese per importare gas naturale liquefatto (GNL) appunto attraverso due nuovi terminali per assicurarsi di soddisfare il fabbisogno di questo inverno.

Sempre in Germania si è deciso di rinviare la chiusura programmata di tre centrali nucleari che dovevano essere dismesse nell’ambito di quella svolta green su cui tutti i Paesi Ue hanno spinto con forza negli ultimi anni. Di fronte a determinati interessi geopolitici, da cui le sanzioni contro la Russia e la conseguente carenza di gas in Europa, passano in secondo piano anche gli obiettivi energetici.

A riportare la notizia del rinvio della chiusura delle ultime tre centrali nucleari in Germania è stato lo stesso Wall Street Journal, che cita fonti del governo tedesco. Si tratta di una decisione che, anche se temporanea, indicherebbe in modo palese il cambio di direzione del governo di Berlino per quel che riguarda la tanto decantata svolta green, e in particolare la decisione di rinunciare al nucleare risalente addirittura ai primi anni 2000.

La decisione di fare marcia indietro, tuttavia, deve ancora essere approvata formalmente dal governo guidato dal cancelliere Olaf Scholz, e servirà con ogni probabilità un voto favorevole del Parlamento.

E per quel che riguarda il GNL, non si può trascurare il fatto che nonostante abbia contribuito a ridurre il livello di dipendenza dalle forniture di gas dalla Russia, non può essere considerato la soluzione ideale sia per una ragione di costi che di disponibilità.

Da quando si sta puntando anche sul GNL per riuscire a riempire i siti di stoccaggio in Europa la risorsa rischia di diventare sempre più difficile da reperire visto l’aumento della concorrenza per i carichi. Inoltre a causa delle elevate temperature si sta registrando un’impennata della domanda nei Paesi dell’Asia e le compagnie del mercato asiatico stanno cercando di fare scorte per l’inverno aumentando gli acquisti, il che non fa che confermare il rischio di una carenza nel breve e medio termine.

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