Price cap: cos’è, come funziona e a cosa serve

calcolatrice, carte di credito, bollettini da pagare e gas acceso

Per capire cos’è il Price cap, come funziona e a cosa serve è necessario fare qualche passo indietro e illustrare prima la situazione generale in cui ci troviamo in questa particolare fase.

La crisi energetica ha avuto inizio, seppur in minima parte, con la ripresa economica (peraltro piuttosto timida in Europa per via di una serie di fattori) dopo la fase acuta dell’emergenza Covid-19 e la graduale rimozione di lockdown e restrizioni. In quel caso si era registrata un’improvvisa impennata della domanda di energia legata appunto alla ripartenza delle varie attività.

La situazione tuttavia è improvvisamente precipitata con la decisione di imporre sanzioni economiche contro la Russia. Quelle sanzioni imposte nel dichiarato intento di indurre Vladimir Putin a rinunciare all’operazione militare speciale in Ucraina però non hanno ottenuto questo risultato, in compenso hanno prodotto una crisi senza precedenti nei Paesi europei.

Le sanzioni che dovevano ‘fermare Vladimir Putin’ non hanno funzionato, prova ne è che il conflitto non solo è andato avanti, ma a diventare parte della Federazione Russa non sono state soltanto le Regioni di Donestsk e Luhansk, ma anche quelle di Zaporozhie e Kherson situate nel sud dell’Ucraina.

Nel frattempo in Europa è iniziata la ricerca di nuovi fornitori di gas per riuscire a rimpiazzare le forniture russe che, fino all’inizio del 2022, rappresentavano per l’Italia circa il 40% del consumo nazionale. A tal proposito è utile ricordare che circa il 60% dell’energia elettrica in Italia viene prodotto proprio utilizzando il gas naturale.

Il ruolo del mercato Ttf di Amsterdam

Il prezzo del gas quindi incide pesantemente sul prezzo dell’energia elettrica, proprio perché è la principale fonte fossile impiegata nel processo di produzione, in Italia ma anche in altri Paesi europei.

Va notato però che il prezzo a cui la Russia ha continuato ad esportare il gas in Europa non ha subito variazioni tali da giustificare gli aumenti che abbiamo visto sulle bollette dell’energia elettrica in Italia e in altri Paesi d’Europa.

Premesso che gli aumenti sulle bollette dell’energia elettrica variano moltissimo tra i vari Paesi europei, e che l’italia è l’unico Paese in cui i prezzi hanno superato i 300 euro/KWh, la ragione di questi aumenti è strettamente legata al sistema dei prezzi che ha come punto di riferimento il mercato Ttf (Title Transfer Facility) di Amsterdam.

I prezzi praticati dalle compagnie fornitrici di energia elettrica vengono stabiliti infatti sulla base del prezzo al Ttf di Amsterdam, e questo prezzo a sua volta non dipende solo dal prezzo del gas pagato al Paese esportatore, ma anche da molti altri fattori.

A determinare l’insostenibile impennata dei prezzi è stata in questo caso la previsione di un possibile squilibrio tra domanda e offerta, determinato in particolare da un drastico calo di quest’ultima dovuto al costante peggioramento dei rapporti diplomatici e quindi commerciali con la Russia, e naturalmente dalla contestuale imposizione di sempre nuove sanzioni.

Il prezzo del gas al Ttf di Amsterdam è infatti salito nel 2022 del +122% al 7 ottobre, mentre nel mese di marzo di quest’anno ha raggiunto il suo picco massimo a 345 euro, vale a dire oltre 100 volte di più del prezzo minimo toccato nel 2020 (anno del lockdown generale).

Cos’è il price cap e a cosa dovrebbe servire

Il price cap altro non è se non un tetto massimo imposto al prezzo del gas. Per l’esattezza al prezzo del gas pagato all’esportatore, cioè a Gazprom in questo caso.

E qui sorge una serie di problemi che preoccupano soprattutto la Germania, legati al fatto che se l’esportatore ritiene che accettare il prezzo massimo imposto non sia nei suoi interessi potrebbe decidere di non esportare affatto.

Ma restiamo sul meccanismo del price cap, che prevede una soglia concordata che non dovrà essere superata. In altre parole stabilisce, probabilmente solo quando si tratta di importare gas russo, che il gas non potrà essere pagato più del prezzo stabilito da Bruxelles.

La Commissione Ue ha proposto di fissare il tetto al di sopra dei costi di produzione dei produttori, ma al di sotto dei prezzi di mercato attuali. In questo modo si dovrebbe riuscire ad evitare di scoraggiare le aziende a vendere in Europa. In tal caso il prezzo dovrebbe essere stabilito tra gli 80 e i 90 euro a megawattora ma una decisione in tal senso non è stata ancora presa.

In teoria gli obiettivi che si dovrebbero raggiungere fissando il price cap dovrebbero essere due: da una parte si tenta di ridurre ulteriormente le entrate che la Russia realizza con la vendita del gas ai Paesi europei, e dall’altra dovrebbe permettere di ridurre i costi sulle bollette dell’energia elettrica e del gas per imprese e famiglie europee che si trovano a dover affrontare costi insostenibili.

In pratica però con il price cap si raggiunge prevalentemente solo uno di questi due obiettivi, che è quello di penalizzare la Russia, Di fatto il price cap rappresenta un’altra sanzione volta a colpire Mosca, e stando alle recenti dichiarazioni di Vladimir Putin il prezzo di questa sanzione potrebbe essere lo stop totale delle forniture da parte di Gazprom, il che metterebbe in crisi soprattutto la Germania.

Il price cap ridimensiona il ruolo del Ttf di Amsterdam

Premesso che ancora non è stata presa una decisione definitiva in merito al price cap, che si stanno valutando le possibili conseguenze di questa scelta, e in particolare della decisione di imporlo solo alle importazioni di gas dalla Russia, vi sono diversi elementi che non sono stati definiti.

Per quel che riguarda le modalità applicative ci sono diverse soluzioni da prendere in considerazione. Una di queste è quella di imporre un tetto alle aziende in maniera singola oppure di istituire un’entità unica europa che acquisti il gas a un determinato prezzo e che si occupi poi di allocare le quantità ai vari operatori sul mercato.

Vi sono poi altri aspetti su cui vi sono scelte da operare, ma resta un dato di fatto, e cioè che con l’introduzione del Price Cap gli operatori continueranno a prendere come punto di riferimento per stabilire i prezzi dell’energia elettrica quelli del mercato Ttf di Amsterdam.

Il price cap di fatto incide sulla funzione svolta dal Ttf di Amsterdam, ridimensionandolo ma non escludendolo. Fino a questo momento gli aumenti che abbiamo visto sulle bollette di energia elettrica non dipendevano solo dal prezzo del gas pagato all’esportatore, Gazprom ad esempio, ma soprattutto dal prezzo stabilito dal Ttf di Amsterdam.

Il price cap insomma incide in piccola parte sulla riduzione dei costi in bolletta per cittadini e imprese, ma infatti l’obiettivo principale non è quello, come la stessa presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, ha ammesso in questi giorni.

“Puntiamo ad abbassare i costi del gas. Pertanto proporremo un limite di prezzo per il gas russo. Naturalmente l’obiettivo qui è molto chiaro […] dobbiamo tagliare le entrate della Russia, che Putin usa per finanziare la sua atroce guerra in Ucraina” ha affermato la von der Leyen, rendendo ancor più evidente che il problema dei cittadini che devono pagare bollette stratosferiche viene molto dopo determinati obiettivi geopolitici.

La questione del disaccoppiamento del prezzo dell’energia elettrica dal prezzo del gas

Le compagnie energetiche europee in questi mesi sono riuscite a realizzare imponenti extra-profitti, e questo è stato in parte possibile proprio perché il prezzo di riferimento per la fornitura di energia elettrica era quello del Ttf di Amsterdam.

In parte poi gli extra-profitti delle compagnie energetiche sono legati al fatto che nonostante una parte dell’energia elettrica prodotta, e quindi distribuita in Italia, non derivi da fonti fossili ma da fonti rinnovabili, e che quindi abbia costi che non sono connessi alle quotazioni del prezzo del gas, il prezzo di vendita dell’energia elettrica resta ugualmente connesso a quest’ultimo.

Infatti già dall’inizio del secolo i regolatori hanno deciso di legare l’andamento del prezzo dell’elettricità, compresa quella prodotta da fonti rinnovabili, al prezzo del gas. In questo modo se non altro sarebbe stata incentivata la realizzazione di impianti green.

Questo sistema ha funzionato tutto sommato bene almeno fino all’inizio del 2022, ma ora con l’impennata del prezzo del gas legata anche alle speculazioni finanziarie intorno al mercato Ttf di Amsterdam, si è creata una distanza enorme che impone un cambio di direzione.

Lo stesso presidente del Consiglio Mario Draghi ha recentemente affermato che “questo legame che c’è tra il costo dell’energia elettrica prodotta con le rinnovabili, e quindi acqua, sole, vento, e il prezzo massimo del gas ogni giorno è un legame che non ha più senso”.

Da tempo si parla quindi della necessità di intervenire con il disaccoppiamento dei prezzi dell’energia elettrica da quelli del gas.

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