Quanto guadagnano gli insegnanti in Italia e in Europa nel 2022, il confronto

giovane maestra in aula con alunni seduti ai banchi

L’Italia non brilla certo per qualità degli stipendi, e il caso degli insegnanti non fa eccezione. Da una parte abbiamo un lungo percorso di studi, e una altrettanto lunga ‘lista d’attesa’ per poter diventare insegnante di ruolo, e dall’altra degli stipendi che, tutto sommato, non rendono giustizia al ruolo del docente.

Ma quanto guadagnano gli insegnanti in Italia, e qual è lo stipendio medio negli altri Paesi d’Europa? I giovani che si trovano a fare i conti con le prospettive lavorative per il loro futuro non possono che porsi questa domanda, prima di operare le proprie scelte, e la risposta non è delle più entusiasmanti.

Diciamo prima di tutto che gli stipendi dei docenti in Italia non sono i più bassi in assoluto in Europa, ma è probabilmente superfluo precisare che non sono nemmeno tra i più alti.

Da cosa dipendono le differenze tra gli stipendi dei docenti nei vari Paesi d’Europa

Tra lo stipendio medio degli insegnanti in Italia e lo stipendio che viene riconosciuto negli altri Paesi d’Europa vi sono ancora delle grosse differenze.

Sull’argomento occorre fare però una precisazione prima di tutto, e cioè che come sottolineato dal rapporto di Eurydice, in linea generale lo stipendio è legato al PIL pro capite di un Paese, il che vuol dire che più risulta elevato questo dato, più saranno corposi gli stipendi.

Detto questo, e precisato che come è naturale che sia, alcuni docenti vengono pagati più di altri, tanto in Italia quanto negli altri Paesi del mondo, e che vi sono delle naturali differenze di trattamento tra nuovi docenti e docenti che sono più avanti nella loro carriera, vediamo quali sono gli stipendi medi in Europa.

Vi sono infatti delle differenze tutt’altro che insignificanti tra gli stipendi percepiti dai docenti in alcuni Paesi europei e quelli percepiti in altri. Le differenze possono variare a seconda dei Paesi, e possono presentare variazioni dai 4.000 euro soltanto fino ad arrivare all’ordine dei 92.000 euro annui.

Prendiamo Paesi come Bulgaria, Ungheria, Polonia e Romania, dove gli stipendi degli insegnanti che sono ancora all’inizio della carriera si aggirano intorno ai 9.000 euro annui, anzi al di sotto di questa soglia in genere.

Ma quali sono i Paesi in cui i nuovi docenti sono pagati meglio? Diciamo prima di tutto che abbiamo complessivamente 12 Paesi europei in cui i docenti neoassunti percepiscono lo stesso stipendio base, indipendentemente dal livello di istruzione in cui insegnano, e tra questi troviamo anche Portogallo, Slovenia e Irlanda.

In tutti gli altri Paesi d’Europa lo stipendio varia in base ai livelli di istruzione in cui viene prestato servizio, e anche a seconda dei requisiti minimi di quaifica che vngono richiesti per accedere all’insegnamento.

Ci sono poi delle differenze tra gli stipendi degli insegnani tra un Paese d’Europa e un altro a seconda dell’entità degli aumenti riconosciuti per gli scatti di anzianità. Per esempio in Danimarca sono previsti aumenti di stipendio fino al 16%, ma in altri Paesi come ad esempio a Cipro, gli aumenti possono arrivare addirittura al 143%.

Qual è lo stipendio medio degli insegnanti in Europa

Ma veniamo al dunque, in quali Paesi d’Europa ci sono gli stipendi più alti per il corpo docenti? Ai primi posti troviamo Danimarca, Germania, Lussemburgo, Svizzera e Lichtenstein, con stipendi che arrivano fino ad oltre 50.000 euro l’anno. E qui notiamo la rispondenza con il meccanismo cui abbiamo accennato poco fa, infatti si tratta dei Paesi con un PIL pro capite particolarmente alto.

Nella seconda fascia troviamo invece Paesi come Austria, Belgio, Finlandia, Svezia, Irlanda, Norvegia, Spagna e Paesi Bassi. In questi Paesi gli stipendi degli insegnanti si aggirano tra i 30 e i 49 mila euro annui.

L’Italia la troviamo insieme a Francia e Portogallo nella terza fascia, quella in cui lo stipendio degli insegnanti varia tra i 22 e i 29 mila euro annui. In Italia in particolare ad un docente di scuola superiore viene riconosciuto uno stipendio medio dei 33.811 euro lordi l’anno.

Quello di un docente francese invece si aggira intorno ai 45.505 euro annui lordi, quindi sebbene si trovino nella stessa fascia, in Italia gli insegnanti vengono pagati molto meno che in Francia. Il raffronto con gli stipendi medi riconosciuti ai docenti in Germania poi si presenta impietoso, visto che si arriva in questo caso a 73.557 euro lordi annui.

In Italia poi c’è un altro problema, ed è legato al fatto occorre aver raggiunto i 35 anni di attività per ottenere un aumento del 50% circa rispetto alle retribuzioni iniziali.

Perché gli stipendi dei docenti in Italia sono più bassi

Gli stipendi degli insegnanti in Italia risultano essere quindi più bassi della maggior parte dei Paesi europei. In sostanza sono più bassi solo nei Paesi dell’Europa dell’Est, ma perché? Un approfondimento utile per comprendere qual è esattamente la situazione degli stipendi dei docenti in Italia ce lo offre la fondazione Agnelli.

In un report infatti viene evidenziato che non solo gli stipendi dei docenti italiani sono mediamente più bassi rispetto a quelli del resto dei Paesi europei, ma che risultano anche meno dinamici nel tempo.

Lo studio in questione evidenzia infatti che nei primi anni della professione la forbice a sfavore degli stipendi dei docenti italiani non è così ampia rispetto a quelli di Paesi come Portogallo, Francia e Finlandia. Stiamo parlando di uno stipendio medio annuo di circa 25 mila euro (Italia) contro i 30 mila euro circa degli altri Paesi appena citati.

Lo studio evidenzia però che la forbice si ampia notevolmente se il confronto viene fatto tra stipendi di insegnanti con diversi anni di carriera alle spalle. Infatti in Italia è il meccanismo dell’anzianità a determinare gli aumenti, mentre negli altri Paesi incide maggiormente il “meccanismo di carriera”, che determina massimi retributivi spesso elevati.

In Italia inoltre vengono quantificate solo le ore di lezione, alle quali si aggiungono fino a 2 ore settimanali per attività di programmazione, aggiornamento e ricevimento dei genitori. Non sono conteggiate quindi tutte le ore che il docente deve dedicare alla preparazione delle lezioni e ad altre attività che sono comunque legate al ruolo, mentre negli altri Paesi d’Europa sì.

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