Roberti sulla vicenda del Csm: "Il PD condanni comportamenti certi dei suoi"

Roberti sulla vicenda del Csm:
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L'ex procuratore antimafia Roberti esorta il PD a prendere le distanze dagli implicati nella vicenda. Ma Zingaretti chiede solo collaborazione

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Non c’è ancora stata una vera e propria condanna da parte del Partito Democratico nei confronti dei deputati PD Luca Lotti e Cosimo Maria Ferri, rispettivamente ex ministro dello sport ed ex sottosegretario alla giustizia, colpevoli di aver tentato di manovrare la nomina del successore del Procuratore della Repubblica Giuseppe Pignatone.

Ci sono dati ormai assodati, ed in quanto assolutamente certi dovrebbero portare i vertici del PD a prendere una posizione di condanna netta nei confronti di coloro che attraverso incontri serali e cene, avrebbero tentato di manovrare nomine della magistratura.

Molto chiaro l’invito lanciato dall’eurodeputato del Partito Democratico, ex procuratore antimafia e antiterrorismo Franco Roberti:“se il PD vuole essere credibile nella sua proposta di rinnovamento e di difesa dello stato costituzionale di diritto dall’aggressione leghista condanni comportamenti certi dei suoi.”

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Zingaretti sul caso Palamara: "chi è coinvolto collabori"


Un appello che i vertici del PD non hanno ancora colto evidentemente. Nicola Zingaretti, segretario del partito, si è limitato ad invitare chi è coinvolto a collaborare con la giustizia. “Sulla vicenda del Csm va fatta chiarezza e le indagini dovranno accertare la verità e le responsabilità individuali affinché non rimangano ombre su temi così delicati.”

E dopo essersi limitato ad auspicare che i responsabili collaborino, Zingaretti sposta il tiro sul funzionamento del Csm “capire che cosa è accaduto è indispensabile, anche per pensare ad anticorpi e possibili riforme a tutela del miglior funzionamento della giustizia e del Csm… Vedo che nel Csm molti stanno cominciando a reagire. Mi sembra che questa vicenda ponga comunque il tema di una riforma del Csm che ne aumenti la trasparenza.”Che suona un po’ come se ti dicessero che se i ladri ti svuotano casa è colpa tua che non hai chiuso la porta a chiave.


Roberti: "il caso Palamara è prova di un disegno iniziato con il governo Renzi"


Quando parla di comportamenti “assolutamente certi” l’ex procuratore ed eurodeputato PD Roberti si riferisce a quelli descritti negli atti della Procura di Perugia che sta indagando sul caso Palamara. I deputati PD Lotti e Ferri avrebbero infatti preso parte ad alcuni dopocena per discutere con Luca Palamara e altri 5 consiglieri del Csm delle nomine dei procuratori capo.

Tra le nomine da manovrare c’era anche quella del successore di Giuseppe Pignatone alla guida dell’ufficio giudiziario inquirente di Roma. Lo stesso ufficio che ha chiesto il processo per Lotti a suo tempo nell’occasione dell’inchiesta Consip. Lotti infatti è accusato di favoreggiamento per aver rivelato la presenza di cimici.

Ma non è tutto secondo Roberti, che definisce il caso Palamara come la punta dell’Iceberg. Tutto sarebbe cominciato infatti durante il governo Renzi con una riforma dell’età pensionabile. “Nel 2014 il governo Renzi all’apice del suo effimero potere, con decreto legge, abbassò improvvisamente, e senza alcuna apparente necessità e urgenza, l’età pensionabile dei magistrati da 75 a 70 anni” spiega Roberti con un post su Facebook “quella sciagurata iniziativa era palesemente dettata da un duplice interesse.”

Il piano doveva essere quello di liberare una serie di posti direttivi da occupare poi con successori scelti ad hoc. Una parte del piano, questa, che sarebbe già andata in porto secondo Roberti. Il riferimento a Giovanni Melillo, ex capo di gabinetto del ministro di Grazia e Giustizia di allora Andrea Orlando appare chiaro.

Dopodiché non restava che tentare di influenzare le nuove nomine in favore di magistrati più “vicini” al PD, ed è qui che entrerebbero in gioco personaggi come Lotti e Ferri ed i loro dopocena con Palamara.


Andrea Orlando: "il CSM va riformato"


Non si discosta molto dalla posizione di Zingaretti, quella di Andrea Orlando, vicesegretario del Partito Democratico, che punta il dito contro le “falle di sicurezza del Csm”.
“Avevamo avanzato una ipotesi di proposta” spiega al giornalista “ma ci dissero che quella proposta doveva attendere un processo di autoriforma che il CSM aveva avviato. Purtroppo non mi pare che questa autoriforma abbia prodotto degli effetti particolarmente positivi, stando a questa vicenda che è particolarmente grave.”

Non basta intervenire sulle singole situazioni, secondo Orlando, che suggerisce “anche procedure e meccanismi diversi” ed invita Lotti e Ferri, deputati PD che solevano incontrarsi con Palamara per influenzare le nomine di un potere, quello della magistratura, che dovrebbe essere indipendente dalla politica, ciascuno a chiarire la propria posizione.

Alla domanda del giornalista se fosse secondo lui il caso che Lotti e Ferri si dimettano, Orlando risponde che dovrebbero solo chiarire la loro posizione, come se questa non fosse sufficientemente chiara.

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Redazione Borsainside ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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