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L'Italia scrive alla Germania: "nel dopoguerra il vostro debito fu dimezzato per evitare il default"

L'Italia scrive alla Germania:

Sindaci e Governatori italiani scrivono al Frankfurter Allgemeine Zeitung "se l'Unione non dimostra di esistere cesserà di esistere"

L'iniziativa è stata presa da molti primi cittadini, e da alcuni Governatori delle regioni italiane, che hanno scritto una lettera aperta ad uno dei più importanti quotidiani tedeschi, con la quale in estrema sintesi tentano di ricordare alla Germania il senso dell'unione tra i Paesi del Vecchio Continente.

Si parla di "memoria" del passato, grazie alla quale si riesce "a prendere le decisioni giuste" quando verrà il momento, e quel momento è adesso. Si parla di quello che accadde alla Germania dopo la seconda guerra mondiale, quando nel 1953 il suo debito pubblico fu dimezzato per evitare il default del Paese.

Un episodio che non deve essere dimenticato, e che a proposito di decisioni giuste, dovrebbe portare la Germania a riflettere bene sulla posizione che decide di assumere sul tema dell'emergenza coronavirus quando verrà il momento di sedere ai tavoli europei per combattere la crisi in cui molti Stati, tra cui inevitabilmente l'Italia, stanno per sprofondare.

Nella lettera inviata alla Frankfurter Allgemeine Zeitung, i sindaci e i Governatori si rivolgono direttamente agli "amici tedeschi" chiedendo loro di schierarsi con i "grandi Paesi dell'Ue" e non invece al seguito di "piccoli egoismi nazionali". A maggior ragione per via del fatto che in un passato non così lontano furono proprio quegli stessi Paesi e dimostrare solidarietà ad una Germania distrutta, anche economicamente, dalla seconda guerra mondiale.

La missiva riporta firme trasversali ai partiti politici, ma nessun euroscettico

Il messaggio della lettera inviata al quotidiano tedesco è ben chiaro, ma se il contenuto è fondamentale, lo sono anche le firme che lo accompagnano. Ed in tal senso non si può non tenere in conto il fatto che tra i firmatari non vi sono esponenti di partiti euroscettici, anzi, tutt'altro.

A firmare la missiva sono soprattutto esponenti del centrosinistra, o appartenenti alla destra più moderata, e di certo non sovranista. A scrivere il messaggio destinato agli "amici tedeschi" sono l'eurodeputato Carlo Calenda del partito Azione, il Governatore dell'Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, il sindaco di Milano, Beppe Sala, il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, il sindaco di Bologna, Virginio Merola e quello di Brescia Emilio del Bono, tutti del Pd.

Poi ci sono due sindaci appartenenti a liste civiche sostenute dalle forze di sinistra, come quello di Padova, Sergio Giordani, e quello di Siracusa, Francesco Italia. Tra le altre firme troviamo quella del Governatore della Liguria, Giovanni Toti, il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, il sindaco di Genova, Marco Bucci, tutti esponenti di centro destra, ma non euroscettici e quindi non appartenenti né a Fratelli d'Italia né alla Lega di Salvini.

Nella lettera aperta alla Germania la questione degli Eurobond

Nella lettera si parla inevitabilmente degli Eurobond, e si legge infatti: "cari amici tedeschi, con il coronavirus la storia è tornata in Occidente. Dopo trent'anni in cui l'unica cosa rilevante è stata l'economia, oggi la sfida torna ad essere, come in passato, politica, culturale e umana".

"La prima sfida riguarda l'esistenza stessa dell'Unione Europea" si legge ancora nella missiva, ripresa anche dal Corriere della Sera "oggi l'Unione europea non ha i mezzi per reagire alla crisi in modo unitario. E se non dimostrerà di esistere, cesserà di esistere".

Quanto al modo in cui l'Europa come unione deve dimostrare di esistere, i sindaci ed i governatori lo spiegano chiaramente. L'Ue ha l'obbligo di seguire quei "nove Stati europei, tra cui Italia, Francia, Spagna e Belgio" che "hanno proposto l'emissione di Eurobond per far fronte alla crisi. Non si chiede la mutualizzazione dei debiti pubblici pregressi, ma di dotare l'Unione Europea di risorse sufficienti per un grande 'rescue plan' europeo, sanitario, economico e sociale, gestito dalle istituzioni europee".

Nel dopoguerra dimezzato il debito della Germania

Nella lettera, sindaci e governatori italiani puntano il dito contro l'Olanda che "capeggia un gruppo di Paesi che si oppone a questa strategia e la Germania sembra volerla seguire" scrivono "L'Olanda è il Paese che attraverso un regime fiscale 'agevolato' sta sottraendo da anni risorse fiscali da tutti i grandi Paesi europei".

"A farne le spese sono i nostri sistemi di welfare e dunque i nostri cittadini più deboli. Quelli che oggi sono più colpiti dalla crisi. L'atteggiamento dell'Olanda è a tutti gli effetti un esempio di mancanza di etica e solidarietà. Solidarietà che molti Paesi europei vi hanno dimostrato dopo la guerra e fino alla riunificazione" si legge ancora nella missiva.

Ed il riferimento al dopoguerra lo troviamo anche più avanti nella lettera. "Il debito della Germania dopo il 1945 era di 29,7 miliardi di marchi di allora" scrivono sindaci e governatori italiani "la Germania non avrebbe mai potuto pagare. Nel 1953 a Londra, ventuno Paesi (tra cui Francia, Italia, Spagna e Belgio) consentirono alla Germania di dimezzare il debito e di dilazionare i pagamenti del debito restante. In questo modo la Germania poté evitare il default".

Quello che accadde allora, 8 anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, appartiene alla storia, e come è buona norma va ricordato. L'Europa decise all'epoca di condonare metà del debito dell'allora Repubblica Federale Tedesca, cioè la Germania Ovest, nei confronti della quale si provvide ad una riduzione del debito di circa 15 miliardi di marchi.

La restante parte del denaro da restituire per le due guerre, su un totale di 30 miliardi di marchi, fu dilazionato su un periodo di trent'anni. E chi erano i creditori di quel debito? C'erano Roma e c'era Atene, ma anche Parigi, Madrid, Londra, Washington e Ginevra. Senza dimenticare che c'erano anche privati e aziende, compresi naturalmente istituti di credito.

La Russia di Stalin invece, che controllava la Germania Est, pretese la restituzione dell'intera somma dovuta. E fu proprio grazie al dimezzamento del debito che la Repubblica Federale Tedesca riuscì a ripartire trainando l'economia dell'intero Paese dopo la caduta del muro di Berlino.

La storia deve essere ricordata, e se la Germania non ha buona memoria, sono i sindaci e i governatori italiani a rinfrescargliela. "Di quella decisione dell'Italia siamo ancora oggi convinti e orgogliosi" scrivono nella lettera aperta "lo ripetiamo: in questo caso, con gli 'Eurobond' dedicati al Coronavirus, non si cancelleranno o mutualizzeranno i debiti pregressi".

Il messaggio è chiaro: prima ancora che l'Unione Europea prendesse forma, metà del debito della Germania è stata condonata, e a maggior ragione oggi deve esserci solidarietà tra i Paesi che ne fanno parte.

"Cari amici tedeschi, la memoria aiuta a prendere le decisioni giuste" so legge nella lettera "il vostro posto è con i grandi Paesi europei. Il vostro posto è con l'Europa delle Istituzioni, dei valori di libertà e solidarietà. Non al seguito di piccoli egoismi nazionali. Dimostriamo insieme che l'Europa è più forte di chi la vuole debole".

Il messaggio all'Europa da Prodi e dal Presidente Mattarella

Sulla condotta della Germania e dell'Olanda si erano espressi solo un paio di giorni fa anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ed uno dei padri fondatori dell'Europa unita, Romano Prodi.

"Il virus è come la guerra" ha detto Prodi "esiste una diffusa idea che la solidarietà europea finisca per aiutare soprattutto gli altri, ma gli Olandesi devono capire: se succede una grande crisi a chi vendono i loro tulipani?". Questo il commento dell'ex premier ed ex presidente della Commissione Ue, che ha poi accusato Bruxelles di non avere "una strategia per il futuro".

Prima di lui il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, aveva in ben due occasioni ammonito l'Europa. Il primo messaggio era contenuto in una nota di poche righe diffusa dopo il disastroso intervento della presidente della BCE, Christine Lagarde, che causò il crollo della Borsa di Milano e un vertiginoso picco dello spread. In quella circostanza Mattarella si era limitato ad invitare l'Ue ad "essere solidale" e a non "ostacolare l'Italia".

Il secondo monito del presidente della Repubblica è arrivato invece dopo che il Consiglio dei leader europei si era concluso senza che si fosse trovato un accordo sulla linea da seguire per supportare l'Italia davanti all'emergenza coronavirus, e alle sue conseguenze economiche. "In Europa comprendano la gravità prima che sia troppo tardi" ha detto il presidente Mattarella.

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Redazione Borsainside ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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