Crisi di governo alle porte? Muro contro muro tra Conte e Renzi, il governo rischia di cadere il 7 gennaio

Crisi di governo alle porte? Muro contro muro tra Conte e Renzi, il governo rischia di cadere il 7 gennaio

Il leader di Italia Viva pronto a togliere la fiducia al governo, "se le nostre idee danno fastidio, andiamo all'opposizione"

Sempre più vicina la resa dei conti tra Italia Viva e il resto della maggioranza che sostiene il secondo esecutivo guidato da Giuseppe Conte. La crisi di governo potrebbe arrivare subito dopo l'Epifania, con il voto in Aula riguardante il Recovery Plan, il piano che stabilirà in che modo verranno impiegate le risorse in arrivo dall'Ue nell'ambito del Recovery Fund.

Le posizioni di Italia Viva sono state chiarite già diversi giorni addietro, ed ora l'esecutivo si avvicina rapidamente ad una importante verifica in Parlamento che rischia di decretarne la fine. Conte però sembra fiducioso nei numeri come lo stesso Renzi ha evidenziato, ma almeno al Senato dovrà trovare il sostegno al di fuori delle forze politiche che sostengono la maggioranza.

Italia Viva pronta a passare all'opposizione

Da Italia Viva hanno detto chiaramente che sui punti del Recovery Plan non c'è intesa con le forze politiche che sostengono l'esecutivo, quindi o si instaura un dialogo con i renziani, o il governo non potrà più contare sul loro appoggio per stare in piedi.

Una situazione piuttosto delicata, enfatizzata dalle parole di Matteo Renzi e della stessa Maria Elena Boschi. Il leader della Leopolda infatti, stando a quanto riportato da Il Messaggero, ha dichiarato: "se le nostre idee danno fastidio, andiamo all'opposizione" aggiungendo poi che se il premier "ha scelto di andare a contarsi in Aula accettiamo la sfida".

La Boschi poi ha rincarato la dose, infatti stando a quanto riportato da Repubblica, la ex ministra per le Riforme Costituzionali ha dichiarato: "se le nostre idee non piacciono, allora le nostre poltrone non servono. Secondo me Conte fa affidamento sui transfughi in Parlamento".

Cosa che si scoprirà abbastanza presto, visto che la data del voto in Aula sul Recovery Plan dovrebbe essere quella del 7 gennaio, ed è questa la data che potrebbe segnare la crisi del secondo governo guidato da Giuseppe Conte.

"Ciao" il Recovery Plan alternativo di Renzi

C'è ancora tempo però per giungere ad un accordo tra le forze di maggioranza ed Italia Viva, ancora qualche giorno per ricucire uno strappo che negli ultimi giorni non ha fatto altro che allargarsi.

Il piano per il rilancio del Paese attraverso i 196 miliardi di euro previsti dal Next Generation Eu non piace ad Italia Viva, che infatti ha continuato a bocciare categoricamente le bozze presentate dai vari ministri del premier Conte. Nel frattempo poi è stato lo stesso Matteo Renzi a presentare un Recovery Plan alternativo che ha ribattezzato "Ciao".

Nella proposta dell'ex presidente del Consiglio troviamo soprattutto critiche all'attuale esecutivo che si estendono per ben 30 pagine, mentre le proposte alternative sono concentrate in altre 13 pagine. Un problema di sostanza, spiega Renzi "sui contenuti non ci siamo. Ci separa un abisso".

La fatidica data del 7 gennaio 2021

Se il primo esecutivo guidato da Conte è caduto in piena estate, questo rischia di cadere in pieno inverno, il 7 gennaio a quanto pare, con il voto in Parlamento sul Recovery Plan.

Sarà infatti il 7 gennaio che il premier Conte presenterà una nuova bozza in Consiglio dei Ministri, ed in quella occasione Italia Viva non farà altro che bocciarla mentre i suoi ministri rimetteranno le proprie deleghe.

La verifica in Parlamento a quel punto sarà tutt'altro che una formalità, perché se alla Camera dei Deputati Giuseppe Conte potrebbe avere i numeri anche senza i renziani, al Senato non sarà così facile. Si sente già parlare dei cosiddetti "responsabili" in Parlamento, vale a dire senatori disposti a dare il proprio appoggio al premier per permettere all'esecutivo di tirare ancora avanti.

Senza i 18 senatori di Italia Viva infatti alla maggioranza mancherebbero 10 voti, che potrebbero però arrivare dal Gruppo Misto, da alcuni transfughi di Italia Viva, da senatori 'moderati' di Forza Italia, e forse dai totiani.

Il governo Conte finito? "Dipende da Conte prima e dal Parlamento poi, non da me"

E se il governo Conte dovesse cadere perché Italia Viva decide di togliere il proprio appoggio alla maggioranza passando all'opposizione non sarà colpa di Matteo Renzi a suo dire, ma dello stesso presidente del Consiglio.

Il Conte bis che Renzi ha portato a vedere la luce potrebbe quindi essere finito? Secondo Renzi "dipende da Conte prima e dal Parlamento poi, non da me" dice il senatore di Rignano sull'Arno. che poi aggiunge: "noi abbiamo messo per iscritto in due documenti le cose che non ci convincono. Sono argomenti di merito, tanti".

E ancora: "se avessimo preso i soldi del Mes a primavera oggi avremmo più risorse per velocizzare la vaccinazione. Se avessimo sbloccato i cantieri, oggi avremmo meno soldi da spendere per la cassa integrazione. Se però le nostre idee danno fastidio, andiamo all'opposizione. Abbiamo la schiena dritta, non cediamo sui contenuti in cambio di tre poltrone".

Maria Elena Boschi però sembra essere convinta che il premier sia sicuro di avere i numeri per andare avanti, evidentemente sia alla Camera che al Senato, altrimenti, spiega l'ex ministra, non avrebbe questo tipo di atteggiamento.

"Il premier non ci risponde nel merito e usa toni definitivi" spiega la Boschi "gli abbiamo proposto da mesi di collaborare. Vedo però che Conte non risponde ai nostri documenti ma prefigura un confronto-scontro senza rete in aula, evidentemente pensa sia la strada migliore. È il premier, accettiamo la sua decisione".

Se cade il governo toccherà a Mario Draghi?

Ha preferito non dare conferme in tale senso, Matteo Renzi, che alla domanda se dopo una eventuale crisi di governo possa essere la volta di Mario Draghi alla guida dell'esecutivo, ha risposto: "in Italia c'è solo un premier alla volta. Oggi si chiama Conte. E lui mi sembra molto fiducioso sui numeri, altrimenti avrebbe usato un tono diverso in queste settimane".

Renzi però non può escludere la possibilità che davanti ad una eventuale verifica in Parlamento la maggioranza vada sotto comunque, tuttavia non scende nei dettagli di quel che farà Italia Viva a quel punto.

Quanto al destino dell'esecutivo, Renzi rimane vago, e spiega: "se invece andrà sotto, abbiamo varie soluzioni che potranno essere valutate dal Parlamento e dal Capo dello Stato. Anticipare adesso la posizione di Italia Viva sarebbe mancare di rispetto al Quirinale. La Costituzione dice che la legislatura va avanti finché ci sono i numeri in Parlamento, non finché lo dice Conte".

Renzi: "se il premier ha scelto di andare a contarsi in Aula accettiamo la sfida"

Potrebbe essere l'ennesimo bluff di Matteo Renzi, che da un'eventuale crisi di governo avrebbe ben poco da guadagnare nel caso in cui si dovesse tornare al voto. Certo avrebbe invece da guadagnarci se al posto di Conte, leader troppo ingombrante per il senatore di Rignano sull'Arno, ci fosse Mario Draghi.

Renzi si troverebbe sicuramente più a suo agio con un esecutivo al 100% europeista guidato da un rappresentante del sistema bancario, e magari è proprio questa prospettiva a spingerlo verso il muro contro muro con l'attuale presidente del Consiglio.

Conte "a mio giudizio ha sbagliato a chiudere così la verifica di Governo" ha spiegato Renzi, aggiungendo: "se ha scelto di andare a contarsi in Aula accettiamo la sfida", e ancora: "peraltro lo ha fatto dal pulpito di una conferenza stampa mentre il Senato votava per la prima volta una legge di Bilancio il 30 dicembre senza possibilità di cambiarla. Uno scandalo istituzionale. Peccato che Conte abbia preferito evitare l'Aula per inseguire l'ennesima diretta Tv".

Italia Viva non rischia di perdere pezzi in questa fase?

Pare che il presidente del Consiglio sia convinto di poter superare l'esame della Camera ma anche quello del Senato, o almeno sarebbero di questo avviso sia Renzi che la Boschi. Uno dei motivi potrebbe essere proprio legato alla possibilità di ottenere il voto di senatori del Gruppo Misto, di Forza Italia, dei totiani, finanche alcuni renziani.

Proprio da Italia Viva potrebbero arrivare alcuni dei 10 voti mancanti al Senato, eppure Renzi sembra non aver paura del rischio di una ipotetica scissione nel suo partito. "Non ho paura della libertà delle persone" dice Renzi "se qualche parlamentare vorrà appoggiare il governo Conte perché convinto dalle parole del premier bene".

"Penso che il premier sia sicuro dei suoi conti, altrimenti avrebbe scelto la strada del confronto politico prima di andare in Aula. Invece ho letto come lei le sue parole sulla sfida in Parlamento e quindi adesso aspetto rispettosamente la convocazione del Senato" ha aggiunto ancora Renzi.

Dello stesso parere Maria Elena Boschi, che tra l'altro ha aggiunto che "se si andrà alla crisi non ci saranno elezioni, ma un nuovo governo. In ogni caso dipende dai numeri in Parlamento, non dai sondaggi di Palazzo Chigi", infatti la prospettiva del voto non può che non piacere a Italia Viva, con la stragrande maggioranza dei suoi parlamentari che non verrebbero riconfermati.

Potrebbe essere quindi il rimpasto la soluzione? La Boschi lo esclude categoricamente: "per noi l'argomento è chiuso da settimane".

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