Non è quella di un allentamento delle tensioni, la strada che l’amministrazione Biden sembra aver scelto per gestire i rapporti con la Russia e la Cina, le due superpotenze rivali degli Stati Uniti.

L’esordio ufficiale della politica estera americana, a pochi giorni dall’insediamento del nuovo inquilino della Casa Bianca dopo le elezioni presidenziali più contestate della storia americana, vede gli Usa attaccare sia la politica di Mosca che quella di Pechino.

I due attacchi sono contenuti in altrettanti comunicati del Dipartimento di Stato, che è ora guidato da Antony Blinken. Per quel che riguarda la Cina, viene mossa una critica che riguarda gli atteggiamenti intimidatori nei confronti dei Paesi vicini, con particolare riferimento al Taiwan.

Per quel che riguarda invece la Russia, le accuse da Washington sono relative alla ‘repressione’ contro alcune manifestazioni di protesta, nell’ambito delle quali c’è anche stato l’arresto dell’oppositore Alekzey Navalnyj.

Dall’amministrazione Biden un avvertimento alla Cina

“Gli Stati Uniti osservano con preoccupazione i tentativi in corso da parte della Repubblica Popolare cinese di intimidire i suoi vicini, inclusa Taiwan” si legge nella nota emessa dal Dipartimento di Stato riferita alla Cina, nella quale il governo americano invita “Pechino a cessare le sue pressioni militari, diplomatiche ed economiche contro Taiwan e ad impegnarsi invece in un dialogo con i rappresentanti democraticamente eletti di Taiwan”.

E nella stessa nota leggiamo ancora: “noi saremo schierati con amici e alleati per promuovere la nostra comune prosperità e sicurezza nell’area dell’Indo-Pacifico – e questo include un rafforzamento dei nostri legami con la democratica Taiwan”.

Gli Usa quindi sostengono l’indipendenza di Taiwan, che per il governo di Pechino è sempre stata una “provincia ribelle” destinata alla riunificazione. Tuttavia sul modello della Nato non esiste alcun formale trattato che preveda un eventuale intervento da parte degli Usa a difesa dell’autonomia di Taiwan rispetto alle mire cinesi.

Tuttavia da Washington il messaggio è sempre stato molto chiaro su questa delicata questione, ed è stato ribadito più volte che una eventuale aggressione da parte della Cina ai danni del Taiwan non sarà tollerata.

Xi Jinping però nei suoi discorsi ufficiali torna spesso sul tema della riunificazione, e negli ambienti diplomatici si teme che possa prendere la decisione di passare all’azione proprio quest’anno in occasione del centesimo anniversario della fondazione del partito comunista cinese.

Per quanto riguarda invece la Russia, dall’amministrazione Biden arriva un messaggio che “condanna con forza l’uso di metodi duri contro manifestanti e giornalisti” con riferimento agli episodi dello scorso fine settimana che hanno interessato diverse città della Russia.

Nel suo comunicato Blinken ricorda i vari atti ritenuti repressivi della libertà intervenuti nel contesto di proteste pacifiche e contro la libertà di espressione. Si parla di abusi contro i diritti civili e degli arresti ‘arbitrari’ come ad esempio quello di Navalnyj.

Risulta tuttavia difficile non notare quanto la Casa Bianca si proclami baluardo dei diritti civili e della libertà di espressione solo al di fuori dei confini nazionali, mentre negli Stati Usa i diritti civili vengono limitati e la libertà di espressione non tutelata, al punto che lo stesso presidente Usa si trova ad essere censurato dai media americani.

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