Consultazioni: mandato esplorativo a Fico. Per M5s da "mai più con Renzi" a "ripartire dalla stessa maggioranza"

Consultazioni: mandato esplorativo a Fico. Per M5s da

Lega e FdI chiedono elezioni anticipate. Salvini: "Fico? Pur di non mollare la poltrona, ci riprovano. Altri giorni persi, l'Italia che lavora non ne può più"

Non cessa di sorprendere il Movimento 5 Stelle, che da formazione che chiedeva l'uscita dall'euro si è trasformata in formazione europeista nel giro di una manciata di mesi, ed ora nel giro di pochi giorni i grillini sono passati da "mai più con Renzi" a riferire al Capo dello Stato che per un nuovo governo bisogna "ripartire dalla stessa maggioranza".

Il gioco di Matteo Renzi

L'ultimo giorno di consultazioni si è chiuso ieri con la delegazione del M5s, che davanti a Sergio Mattarella non ha posto alcun veto su Italia Viva, né sulla persona di Renzi. I vertici hanno ritenuto evidentemente che fosse l'unico modo per tentare la costruzione del Conte Ter, ma l'ennesimo umiliante voltafaccia potrebbe persino rivelarsi vano.

Il M5s, partito al quale è stata assegnata un'ampia maggioranza relativa dei seggi in Parlamento, conta quanto, se non persino meno, di Italia Viva. Infatti quel che si nota facilmente è che è il partito di Matteo Renzi a fare il buono e il cattivo tempo, e pare che il programma dell'ex rottamatore sia quello di rottamare Conte.

E a meno che il premier uscente non sia in grado di allargare la sua base di consensi tra i Senatori, il suo ritorno a Palazzo Chigi è quanto mai dubbio. Matteo Renzi sembra avere altri progetti, come quello di mettere al posto di Conte una figura come quella di Mario Draghi, che porterebbe alla nascita di un governo al 100 per cento europeista, ma soprattutto permetterebbe a Renzi di avere un premier molto più 'vicino'.

Il M5s continua a sostenere Conte, ma la priorità assoluta è non lasciare la parola agli elettori, pur di ottenere quest'ultimo obiettivo infatti sono disposti anche a rinunciare a Conte. E di questo naturalmente Renzi è ben consapevole, perciò continua ad alzare la posta, a dettare condizioni, tanto alla fine i grillini faranno 'fold' e si accontenteranno di salvare quel poco che non avevano messo nel piatto, quel poco che non erano disposti a perdere: le loro poltrone.

Giuseppe Conte invece è già andato "all-in", ha scommesso tutto. Quel poco che gli restava se lo è giocato (malissimo) nella telefonata a Matteo Renzi poco prima che Italia Viva salisse al Quirinale. Con quella telefonata Conte ha confermato a Renzi quello che in realtà Renzi sapeva già, cioè di poter battere senza problemi la 'mano' del premier uscente.

Al Movimento 5 Stelle invece resta ancora qualcosa da mettere in gioco, ma non ha nessuna intenzione di farlo. Potrebbe infatti porre come condizione inderogabile Conte premier, chiarendo di non essere disposto ad accettare nessun altro governo alternativo. In questo caso però se il tentativo fallisce la strada da indicare devono essere necessariamente le elezioni, che per Renzi sono le scenario peggiore in assoluto.

In questo caso Renzi non sarebbe disposto a 'vedere il rilancio', e pur di non rischiare il ritorno alle urne accetterebbe qualsiasi soluzione. Ma soprattutto per non rischiare il ritorno alle urne sarebbero gli stessi senatori di Italia Viva che finirebbero con appoggiare Conte lasciando Renzi con una manciata di parlamentari e con un peso politico drasticamente ridimensionato e molto più vicino alla sua reale base di consensi.

Fico ottiene il mandato esplorativo

Renzi ha chiesto a Mattarella che venisse assegnato un mandato esplorativo ad una figura diversa da quella del premier uscente, e il Movimento 5 Stelle ha confermato che al momento non ci sono i numeri per garantire una maggioranza solida al Senato, pertanto occorre ancora tempo per portare a termine le trattative.

La nuova maggioranza, come indicato dagli stessi grillini, potrà comprendere anche Italia Viva, e anche Renzi, insomma qualsiasi cosa pur di non ridare la parola agli Italiani, nell'interesse del Paese naturalmente.

Il presidente della Repubblica quindi alla fine dell'ultimo giorno di consultazioni ha deciso di assegnare un mandato esplorativo al presidente della Camera, Roberto Fico, che nei prossimi giorni dovrà valutare la possibilità di formare una maggioranza disposta a sostenere un Conte ter.

Per il Movimento 5 Stelle, almeno stando alle ultime dichiarazioni, sarebbe quella l'unica strada percorribile, ma non più di una settimana fa i grillini avevano anche affermato a caratteri cubitali: "mai più con Renzi" ed oggi di questa dichiarazione non è rimasto molto.

Pd e M5s sono entrambi favorevoli ad un nuovo incarico a Conte, ma se non si trovano i numeri anche per via del "veto" di Renzi, che probabilmente proverà a tirar fuori qualche nome alternativo, tra cui probabilmente quello dello stesso Fico, la palla passerà nuovamente a Sergio Mattarella.

Il Capo dello Stato in questo caso potrebbe decidere per un governo di larghe intese, o persino per le elezioni. Nel primo caso sarebbe indispensabile l'appoggio del Movimento 5 Stelle, anche perché questa soluzione non verrebbe appoggiata nè dalla Lega nè da Fratelli d'Italia.

In caso contrario resta solo lo scenario delle elezioni, che però è quello indicato solo dai partiti di centro destra, ad esclusione di Forza Italia. A Conte non dispiacerebbe ridare la parola ai cittadini, nel caso in cui non dovesse riuscire ad ottenere il terzo mandato, e lo scenario non dispiacerebbe nemmeno a quella parte dei 5 Stelle fortemente anti-renziana, tra cui Alessandro Di Battista e Barbara Lezzi.

Per la Lega il mandato esplorativo a Fico sono "altri giorni persi"

Non è certo la prima volta che la Lega chiede il ritorno alle urne, ma sembra che le elezioni anticipate non siano esattamente la prospettiva più allettante per la maggior parte dei parlamentari che siedono oggi in Aula, così sulla base dei colloqui con le varie delegazioni, il Capo dello Stato ha assegnato il mandato esplorativo a Roberto Fico.

Critico il commento di Matteo Salvini, che su Twitter ha scritto: "Fico? Pur di non mollare la poltrona ci riprovano. Altri giorni persi, l'Italia che lavora non ne può più". Il commento del leader della Lega è il primo a giungere dopo l'ufficializzazione della decisione presa da Sergio Mattarella.

Dal Movimento 5 Stelle arriva invece la piena disponibilità a collaborare per la creazione di una nuova maggioranza. "Lavoreremo al fianco del presidente Fico a cui è stato affidato un compito cruciale in questo frangente" si legge in una nota del M5s "ci auguriamo che prevalga il senso di responsabilità da parte di tutti. Massimo e pieno sostegno a Conte".

Arriva poi inevitabilmente anche il commento di Matteo Renzi, che su Twitter scrive: "la decisione del presidente è una scelta saggia che Italia Viva onorerà lavorando sui contenuti: vaccini, scuola, lavoro, Recovery sono priorità su cui si gioca il futuro. Diciamo no alla caccia al parlamentare, diciamo sì a idee e contenuti. No al populismo, sì alla politica".

La nota pubblicata dalla direzione del Partito Democratico invece recita: "sosteniamo con fiducia e lealtà lo sforzo che il presidente della Repubblica sta compiendo e le iniziative assunte per risolvere questa crisi che si conferma, così come avevamo paventato, grave ed ingiustificata. Ribadiamo la nostra disponibilità a sostenere un governo guidato da Giuseppe Conte, con solida base politica e numerica, fondata sulla convergenza delle forze europeiste presenti in Parlamento, dando così vita ad una maggioranza più coesa e rafforzata".

Nel Movimento 5 Stelle posizioni contrapposte costrette a convivere

Il Movimento 5 Stelle ed il Partito Democratico sono concordi nell'affermare che quello di Conte è l'unico nome in grado di unire le due anime della maggioranza, purtroppo però i numeri sono impietosi e per il Conte ter non ci sarà futuro senza il sostegno di Italia Viva.

Una condizione che il M5s nella sua pressoché totale interezza sarebbe tutto sommato disposto ad accettare, se si potesse almeno lasciar fuori Matteo Renzi, purtroppo però così non è. Il fatto è che i grillini rischiano di trovarsi costretti ad accettare il pacchetto completo, prendere o lasciare.

La maggior parte dei pentastellati è disposta anche a questo, e pazienza se la linea di Conte e quella del M5s stesso era stata fino a qualche giorno prima quella del "mai più con Renzi". Non tutti però la vedono allo stesso modo, e qualcuno sembra far fatica ad ingoiare il rospo, anche perché non è esattamente il primo che si son trovati a mandar giù.

Dopo le dichiarazioni rilasciate dal reggente del M5s Vito Crimi, sono infatti arrivati diversi commenti dai vari esponenti del M5s, buona parte dei quali a suo sostegno, che in sintesi dicono: "no ai veti, il Paese non se lo può permettere".

Tra chi si è esposto maggiormente sostenendo che non bisognava più trattare con il leader della Leopolda troviamo invece Alessandro Di Battista. "Con Renzi nemmeno un caffè" aveva dichiarato il leader pentastellato di origini romane, e quindi la linea che il M5s sembra intenzionato a seguire adesso diventa un po' difficile da condividere.

"Prendo atto che oggi la linea è cambiata" ha spiegato il Dibba "è un grande errore politico e storico". Poi però ha anche precisato: "nessun rancore per chi non la pensa come me. Non faccio scissioni o mi metto a creare correnti". Un punto di vista che si sono trovati a condividere anche l'ex ministra Barbara Lezzi, ed il presidente della commissione antimafia Nicola Morra.

M5s e Renzi, qualcosa è cambiato

In che modo questi esponenti del Movimento 5 Stelle riusciranno a far conciliare le loro posizioni con la linea che il partito seguirà da qui a breve non è ben chiaro. Di certo c'è che molti altri hanno dimostrato di non essere minimamente turbati dalla prospettiva di riallacciare i rapporti con Renzi.

E pensare che non è passato neppure tanto tempo da quando Grillo incontrò Renzi e non lo fece nemmeno parlare, per quante ne aveva da dire. E glie ne disse di tutti i colori, sottolineando più e più volte quanto lui rappresentasse quel modo di fare politica che il M5s disprezza, di quanto qualsiasi cosa dicesse non avesse alcun valore visto che non avrebbe avuto problemi a rimangiarsi tutto un attimo dopo.

A distanza di un paio d'anni o poco più il Movimento 5 Stelle formava il Conte bis con il Pd (ricordiamo lo slogan "mai con il partito di Bibbiano") e con Matteo Renzi. Passa un altro anno e Renzi stacca la spina all'esecutivo, volta le spalle al premier indicato dal M5s per poi vedere i 5 Stelle mostrarsi disposti a fare per la seconda volta un governo con Matteo Renzi, dal quale evidentemente hanno imparato molto.

E sulla prospettiva di fare un governo con Italia Viva e Renzi abbiamo la dichiarazione di Valerio Romano, capogruppo in commissione Lavoro "il Paese ha bisogno di stabilità, non di veti, esattamente come ha affermato con grande serietà, chiarezza e fermezza il nostro capo politico Vito Crimi".

Abbiamo la dichiarazione di Gabriella Di Girolamo: "Vito Crimi ha portato il grido di dolore degli italiani al Quirinale. Bisogna fare presto: i cittadini ci chiedono un governo forte perché la pandemia non aspetta. Il punto di equilibrio non può che essere Giuseppe Conte". E abbiamo quella del senatore Primo Di Nicola: "Conte presidente, patto di legislatura per l'Italia, nessun veto. Avanti così!".

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