In Italia scattano le sanzioni per gli over 50, ma intanto l’Europa prende le distanze dall’obbligo vaccinale

Non manca molto al target che il governo si è prefissato del 90% della popolazione over 12 completamente vaccinato, eppure nonostante i cittadini non vaccinati siano ormai una esigua minoranza in Italia, si continua a spingere sulla somministrazione del farmaco sperimentale.

Nessuno, né tantomeno il ministro della Salute Roberto Speranza, si scomoda a spiegare sulla base di quali dati scientifici è indispensabile raggiungere questa quota di popolazione completamente vaccinata. Vi sarebbero anzi da svolgere almeno un paio di rapide considerazioni: prima di tutto quel residuo 10% (o poco più) di non vaccinati rappresenta il campione di controllo, per cui conservarlo così com’è avrebbe anche la sua utilità.

Inoltre se si ritiene davvero che i cosiddetti ‘vaccini’ anti-Covid siano così efficaci, allora la percentuale di popolazione attualmente completamente vaccinata dovrebbe essere più che sufficiente a garantire il ritorno ad una vita normale, senza restrizioni, senza chiusure, e soprattutto senza discriminazioni legate all’obbligo di Green Pass.

D’altra parte la protezione offerta dai vaccini che vengono attualmente somministrati tende ad essere ben al di sotto delle aspettative specie nel caso della variante Omicron che, tuttavia, risulta essere circa il 91% meno letale della variante Delta.

15 febbraio, scattano le sanzioni per gli over 50 non vaccinati

Insomma le evidenze scientifiche e la logica, senza contare il riscontro che abbiamo dai Paesi con le più basse percentuali di popolazione vaccinata, sembrano indicare in modo molto chiaro che spingere ancora sulla somministrazione di questi sieri sperimentali, anche attraverso obblighi, discriminazioni e sanzioni non ha alcun senso.

In Italia però il “governo dei migliori” ha degli obiettivi da raggiungere che evidentemente non hanno bisogno del sostegno delle evidenze scientifiche, né della logica o del buon senso. Ed ecco che a partire da oggi 15 febbraio scattano le sanzioni per gli over 50 non vaccinati, ai quali non sarà più consentito recarsi sul posto del lavoro con un green pass base, servirà il vaccino.

Il diritto al lavoro passa in secondo piano, ancora una volta, di fronte agli obiettivi che il governo di Mario Draghi si è prefissato, e pazienza se migliaia di lavoratori over 50 che non intendono sottoporsi alla sperimentazione del farmaco si ritroveranno senza uno stipendio per mantenere le proprie famiglie.

Non dimentichiamo che in tutto il mondo i Paesi in cui esistono obblighi simili si contano sulle dita delle mani, e nel frattempo in tutti gli altri si sopravvive nonostante le basse percentuali di vaccinati, anzi, si vive decisamente meglio, basti pensare al recente rapporto del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi.

Paolo Gentiloni: “discussione su vaccinazione obbligatoria era giustificata mesi fa”

Il mondo va in una direzione, ma l’Italia va in un’altra, e non importa se il Consiglio d’Europa ha già detto chiaramente che l’obbligo vaccinale, e qualsiasi discriminazione volta a forzare i cittadini a ricevere il farmaco, viola i diritti umani.

Oggi, 15 febbraio 2022, in Italia scattano le sanzioni per gli over 50 che non hanno porto il braccio alla siringa, e nella squadra di governo di Mario Draghi gli irriducibili dell’obbligo continuano a dare aria alle trombe.

Uno di questi è il consigliere del ministro della Salute, Walter Ricciardi, che sostiene la necessità di spingere ancora su restrizioni, discriminazioni e sanzioni per i non vaccinati, in modo da aumentare la percentuale dei cosiddetti ‘immunizzati’ (anche se immuni al virus non lo sono affatto).

Bisogna proseguire su questa strada insomma, spiega Ricciardi, per far vaccinare i non vaccinati “pure se pochi” ammette egli stesso. Nemmeno lui però si sforza di spiegare per quale motivo sia così importante raggiungere col vaccino il 90% degli Italiani over 12, a costo di rovinare intere famiglie che tra caro bollette e inflazione hanno già i loro problemi.

Intanto però aumenta il numero dei ‘non più tanto convinti’, e tra le dichiarazioni più recenti abbiamo quelle del commissario Ue Paolo Gentiloni che in coincidenza con l’arrivo delle sanzioni per gli over 50 non vaccinati ha toccato il tema dell’obbligo.

“La discussione sulla vaccinazione obbligatoria contro il Covid-19 era giustificata mesi fa” ha detto il Commissario Ue “ma non credo che ora sia il momento di discutere di vaccini obbligatori”.

In effetti a pensarci bene mentre l’Italia, e un altro paio di Paesi europei, decideva di imporre obblighi vaccinali sempre più estesi, surrettizi e non, da Bruxelles si sono accorti, e lo fa notare lo stesso Gentiloni, che “nel complesso il numero di decessi e di ricoveri sta diminuendo in modo significativo” con la variante Omicron.

Dall’Italia replica Giorgia Meloni, leader del partito cui è stato assegnato il ruolo di temporaneo serbatoio (a tenuta stagna) del dissenso, la quale ha commentato: “il Commissario Europeo Paolo Gentiloni manda in soffitta l’obbligo vaccinale. Vale anche in Italia?”.

Coglie la palla al balzo e le fa eco Matteo Salvini “ormai i guariti sono più di 10 milioni, i numeri della pandemia stanno calando in tutto il mondo. Spero che il 31 marzo, con la fine dell’emergenza, si superino tutti gli obblighi. Siamo tra i più vaccinati, non possiamo essere quelli che hanno più restrizioni” osserva acutamente il leder del Carroccio.

Per il Tar del Lazio vi è il rischio di illegittimità costituzionali

Peccato che per gli over 50 non vaccinati la data del 31 marzo non significherà assolutamente nulla, visto che l’obbligo resterà almeno fino al 15 giugno. E questo vuol dire far fronte a diversi mesi senza nessuno stipendio, anche se dal Tar arrivano segnali timidamente incoraggianti.

In alcuni tribunali infatti inizia a succedere che i ricorsi contro l’obbligo vaccinale vengono accolti, e questo dovrebbe quanto meno indurre Palazzo Chigi a ‘tirar fuori la testa dalla sabbia’. Appare evidente, a chiunque conservi ancora un minimo di buon senso, che l’obbligo vaccinale fuori dall’ambito sanitario, è del tutto incostituzionale visto che va a toccare il diritto al lavoro.

Senza contare che non si comprende quale sia l’esigenza di raggiungere, e forse superare, questa fantomatica soglia del 90% della popolazione over 12 completamente vaccinata. Se i non vaccinati sono sì e no il 10% della popolazione, quale tipo di minaccia possono rappresentare per il restante 90% che invece il vaccino, e la relativa protezione da esso offerta, lo ha ricevuto?

Il Tar del Lazio ha infatti ribaltato l’imposizione del governo di Mario Draghi su almeno una ventina di ricorsi presentati dai dipendenti della Difesa contro la vaccinazione come condizione per poter continuare a lavorare, pena la sospensione dello stipendio.

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