Affluenza politiche 2022, quasi 10 punti in meno del 2018, è record storico

palazzo del parlamento italiano con obelisco

Il dato più significativo che emerge da questa tornata elettorale è quello sull’affluenza, che si riduce di oltre 9 punti percentuale rispetto a quattro anni e mezzo fa, quando aveva votato il 72,94% degli aventi diritto, mentre ieri si è recato alle urne solo il 63,91%.

Sono bastati quattro anni e mezzo o poco più per convincere (a torto o a ragione) un altro 10% degli aventi diritto al voto che svolgere questo ‘esercizio democratico’ serve a poco o nulla.

Al Sud e nelle isole poi il dato è persino più basso, con il picco minimo del 50,8% della Calabria, seguito dal 53,17% della Sardegna e il 53,27% della Campania. In Puglia e Molise siamo rispettivamente al 56,56 e 56,54%, mentre in Sicilia la percentuale dei votanti si ferma al 57,34% per arrivare al 58,77% in Basilicata.

Affluenza: 20 punti percentuale in meno in 40 anni, altri 10 in 4 anni

Il dato sull’affluenza non era affatto così basso qualche decina di anni fa, infatti nel 1976 aveva raggiunto il picco record del 93,4%, e ci sono voluti oltre 40 anni per far scendere questo dato di 20 punti percentuale.

Alle politiche del 2018, quando vinse le elezioni il Movimento 5 Stelle, si registrò un’affluenza del 72,94%, 20 punti percentuale in meno appunto, rispetto al record del 1976.

Ma se per perdere un buon 20% di votanti ci sono voluti oltre 40 anni, per perdere un altro 10%, o 9% che sia, ne sono bastati 4, o 4 e mezzo a voler essere pignoli.

Politiche 2022, precipita l’affluenza ma perché?

È indubbiamente un dato sul quale vale la pena soffermarsi, e probabilmente all’origine vi è una serie di concause. Possiamo ipotizzare che non abbia giovato il voltafaccia del Movimento 5 Stelle, che era diventato un grande serbatoio di dissenso, salvo poi rivelarsi un partito come qualsiasi altro, del tutto incapace di rappresentare l’elettorato in cerca di un cambiamento.

Non hanno giovato sicuramente i soliti giochi di palazzo che hanno portato alla nascita delle alleanze più improbabili, e non ha sicuramente giovato il largo utilizzo di DPCM del governo Conte bis, per non parlare del ruolo marginale cui il Parlamento è stato relegato durante il governo di Mario Draghi, durante il quale è stato raggiunto un altro record, quello sull’utilizzo del voto di fiducia.

E per dirla tutta, non ha probabilmente aiutato discriminare per mesi milioni di cittadini con Green Pass e Super Green Pass, vietar loro di lavorare perché hanno deciso di non assumere un farmaco sperimentale, insultare e offendere chi esprimeva pareri diversi da quelli proposti dalla martellante propaganda di regime attraverso i media mainstream, per poi chiedere loro, il 25 settembre, di esprimere il proprio parere.

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