Blocco Kaliningrad, qual è la risposta di Mosca alla provocazione della Lituania

carri armati russi schierati uno di fianco all'altro

I rapporti tra Paesi occidentali e Russia non fanno che peggiorare con il contributo, questa volta, della Lituania. La decisione di bloccare il transito di prodotti soggetti a sanzioni attraverso la linea ferroviaria dalla madrepatria all’exclave di Kaliningrad non è piaciuta affatto al Cremlino, e nelle prossime ore avremo modo di vedere, ma soprattutto lo vedrà Vilnus, qual è la risposta della Russia.

L’exclave di Kaliningrad conta più o meno un milione di abitanti distribuiti su una superficie totale di poco più di 15 mila chilometri quadrati. Da un lato c’è il Mar Baltico, dall’altra il piccolo territorio russo confina con Polonia e Lituania. Ed è proprio attraverso il territorio di quest’ultimo che gli accordi garantiscono a Mosca una linea di transito per le merci verso l’exclave.

Quei circa 400 chilometri che separano l’exclave dal resto della Federazione Russa tuttavia ora sono interdetti alle merci soggette a sanzioni. Questo dal momento in cui il governo della Lituania ha improvvisamente deciso di applicare le sanzioni europee e bloccare molti treni merci che dalla Russia raggiungono l’exclave.

In cosa consiste il blocco delle merci per Kaliningrad

La decisione presa dal governo lituano sarebbe in realtà il risultato delle indicazioni ricevute da Bruxelles stessa, che avrebbe invitato Vilnius a mettere in atto il blocco delle merci. Ma di che blocco si tratta esattamente? Sono interessati solo i beni soggetti a sanzioni, ma questo non rende l’iniziativa meno intollerabile agli occhi di Mosca.

Per capire meglio il peso della provocazione che arriva dalla Lituania, Paese Nato e membro Ue, bisogna anche ricordare che l’exclave di Kaliningrad è un vero e proprio avamposto militare nel cuore dell’Europa che può contare su un arsenale missilistico tra i più potenti dell’intera Federazione Russa, con sistemi missilistici balistici ipersonici in grado di raggiungere almeno sette capitali europee, da Berlino fino a quelle dei Paesi Baltici.

Ancora nessuna conferma ufficiale della presenza di testate nucleari in questo territorio altamente militarizzato, ma secondo i servizi segreti occidentali non vi sono dubbi. Inutile dire che l’importanza strategica di questo territorio per Mosca è massima, e che minacciare in qualsiasi modo, anche con un blocco parziale delle merci l’exclave può portare a conseguenze molto pesanti.

La Lituania ha però ugualmente deciso di imporre lo stop alle merci trasportate via terra verso Kaliningrad esponendosi così alle ritorsioni che Mosca ha già preannunciato.

Ma tornando alla natura del blocco, non riguarda tutti i tipi di merci, e non riguarda ad esempio i generi alimentari. Nonostante ciò a Kaliningrad in molti hanno preferito non rischiare e si sono precipitati nei supermercati a fare scorte.

Il blocco, come hanno tenuto a precisare da Vilnius, riguarda solo il 50% circa delle merci trasportate dalla Russia verso Kaliningrad, e sono solo quelli colpiti dalle sanzioni come acciaio e apparecchiature elettroniche.

La risposta di Mosca al blocco di Kaliningrad

Il blocco dei trasporti delle merci che viaggiano su rotaie verso Kaliningrad è stata chiaramente una provocazione da parte della Lituania e, quindi, dell’Unione europea che ha avallato, anzi suggerito, l’iniziativa.

E d’altra parte è proprio di un atto “ostile” e di una decisione “provocatoria” che si parla a Mosca, da dove è arrivato subito l’annuncio che se la misura non sarà revocata in tempi brevi la Russia provvederà ad adottare “azioni volte alla difesa dei propri interessi”. L’avvertimento è stato lanciato dal ministero degli Esteri di Mosca, Sergej Lavrov, il quale ha convocato l’incaricata d’affari dell’ambasciata lituana e anche il capo della delegazione Ue a Mosca, Markus Ederer.

Secondo il Cremlino quella di Vilnius è stata una mossa “senza precedenti” e soprattutto “illegale” come lo stesso portavoce Dimitry Preskov ha spiegato, in quanto violerebbe un recente accordo siglato tra Russia e Unione Europea.

Ed ecco che Mosca si prepara quindi a rispondere alla provocazione, con la flotta russa nel Mar Baltico che ha annunciato che si terranno presto nuove manovre militari nella Regione con l’impiego di sistemi di lancio multiplo di razzi Grad e Uragan.

Sulla questione è intervenuta anche Maria Zakharova, portavoce del ministro degli esteri russo, la quale rivolgendosi direttamente al governo lituano nel corso di un intervento al canale Tv Solovyov Live, poi rilanciate dall’agenzia russa Tass, ha affermato: “dovrebbero essere consapevoli delle conseguenze e purtroppo seguiranno conseguenze”.

La Zakharova ha parlato di “passi inammissibili” e ha assicurato che ci sarà da parte di Mosca una “risposta adeguata” in quanto la Russia considera “apertamente ostili” iniziative di questo tipo, e non ci saranno tentativi di trovare una “formula” per una de-escalation.

Da Bruxelles interviene invece l’Alto funzionario Ue per la politica estera, Josep Borrell, che ha voluto precisare che “la Lituania non ha preso alcuna restrizione nazionale unilaterale” ma sta invece “applicando le sanzioni dell’Unione europea”, e nel frattempo il segretario del Consiglio di sicurezza russo, Nikolai Patrushev sta valutando le contromosse da mettere in campo per “garantire il funzionamento ininterrotto del sistema energetico” di Kaliningrad.

Ma cosa potrebbe fare effettivamente la Russia in risposta al blocco su Kaliningrad? Un’idea ci permette di farcela Andrei Klimov, vicecapo della Commissione Esteri del Consiglio legislativo, che su Telegram ha fatto notare che “l’Unione Europea dovrà rimediare al blocco del transito da Kaliningrad, altrimenti la Russia avrà le mani libere per risolvere il problema del transito in un altro modo“.

In che modo? Si ipotizza che il Cremlino possa decidere di ostacolare il trasporto delle merci nel Mar Baltico, e la conferma la troviamo nelle parole di Anton Alikhanov, governatore di Kaliningrad, che ha infatti osservato: “se si guarda la mappa si vede che i Paesi baltici, i loro porti e il loro sistema di trasporti, non possono fare a meno della Russia”.

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