Elezioni presidenziali Turchia: Erdogan al ballottaggio, ma Kiliçdaroglu parla di farsa

la bandiera della Turchia che sventola nel cielo

Le elezioni presidenziali in Turchia hanno portato a un’importante svolta dopo 20 anni di governo di Recep Tayyp Erdogan. Al primo turno, che si è tenuto domenica 14 maggio, il presidente in carica non è riuscito a ottenere il 50% dei voti necessario per essere eletto direttamente.

Di conseguenza, Erdogan si troverà a fronteggiare il suo sfidante, Kemal Kiliçdaroglu, in un ballottaggio che si terrà il 28 maggio. Nel frattempo hanno già iniziato ad arrivare accuse pesanti, con il suo sfidante che parla di farsa.

Erdogan non vince al primo turno

Al primo turno, Erdogan ha ottenuto il 49,24% dei voti, mentre Kiliçdaroglu è arrivato al 45,06%. Nonostante sia rimasto in testa, Erdogan ha mancato l’obiettivo di una vittoria diretta, dando quindi l’opportunità a Kiliçdaroglu di disputare il ballottaggio. Le cifre hanno suscitato diverse reazioni, alimentando il dibattito politico nel Paese.

Nonostante la mancata vittoria diretta, Erdogan ha tenuto a sottolineare che è “chiaramente in testa” alle elezioni presidenziali. Inoltre, ha dichiarato che rispetterà l’esito del ballottaggio, anche se i risultati ufficiali non sono ancora stati pubblicati. Durante un raduno notturno ad Ankara, Erdogan ha rassicurato i suoi sostenitori e ha promesso di rispettare il processo elettorale.

Kiliçdaroglu, il principale sfidante di Erdogan, dal canto suo ha respinto al mittente le affermazioni del presidente in carica, definendo il primo turno delle elezioni una farsa.

Al tempo stesso lo sfidante si è mostrato fiducioso per quel che riguarda l’esito finale delle elezioni politiche. “Vinceremo assolutamente” ha infatti dichiarato davanti ai suoi sostenitori “Erdogan non è riuscito a ottenere il risultato che si aspettava nonostante tutti gli insulti” ha poi polemizzato lo sfidante.

Il risultato del voto nella formazione del Parlamento

Nonostante le incertezze legate al ballottaggio presidenziale, Erdogan può già vantare un solido risultato a livello parlamentare. La sua coalizione, formata dall’Akp e da altri partiti di destra e islamisti, ha ottenuto la maggioranza dei deputati.

Tuttavia, i dati sono ancora provvisori, ma sembra che l’Alleanza popolare abbia conquistato 322 seggi su 600. Nonostante ciò, questa maggioranza non è sufficiente per modificare la Costituzione, poiché sarebbero necessari 360 deputati.

Nella principale coalizione di opposizione, i partiti hanno ottenuto un risultato significativo con un totale di 212 parlamentari. L’Alleanza del lavoro della Libertà, composta dal Partito della Sinistra Verde (Ysp) con una forte inclinazione filocurda, insieme al Partito dei Lavoratori di Sinistra, ha conquistato 66 seggi parlamentari. Di questi, 62 appartengono allo Ysp, che risulta così essere il terzo partito più rappresentato nell’assemblea.

Elezioni in Turchia, il dato sull’affluenza

Uno dei dati più interessanti che emergono da questa tornata elettorale è indubbiamente quello sull’affluenza. E mentre nella democratica Italia oltre il 36% degli aventi diritto ritiene che votare o no faccia poca differenza (alle ultime elezioni politiche l’affluenza era del 63,91%), nella Turchia del “Sultano” Erdogan a non credere nel voto è poco più del 10%.

Le elezioni in Turchia hanno registrato infatti un notevole interesse da parte della popolazione, con un’affluenza che ha sfiorato il 90% degli aventi diritto. Ad ogni modo durante lo scrutinio, sono emersi diversi aspetti che hanno richiamato l’attenzione degli elettori e delle forze politiche in campo.

  1. Il distacco tra i candidati: Nel corso delle ore, il divario tra i principali candidati si è ridotto. Inizialmente, i primi dati del pomeriggio, dopo la chiusura delle urne, indicavano che Erdogan aveva ottenuto oltre il 58% delle preferenze. Ma dall’opposizione hanno iniziato ad arrivare accuse che i voti provenienti dalle roccaforti tradizionali del presidente siano stati contati e trasmessi per primi, influenzando così l’andamento dei risultati.
  2. Le sfide territoriali: Mentre Erdogan ha ottenuto una forte presenza nelle campagne e nelle sue roccaforti centrali, il leader del partito laico di centrosinistra Chp, Kiliçdaroglu, ha trionfato in gran parte del sudest del Paese, una regione a maggioranza curda. Questo ha evidenziato una divisione territoriale nelle preferenze degli elettori, con una netta polarizzazione tra le aree urbane e quelle rurali.
  3. Le critiche all’agenzia Anadolu: Nonostante lo svantaggio, l’opposizione ha affermato più volte di essere in vantaggio e ha criticato pesantemente l’agenzia di stampa Anadolu. Quest’ultima in passato ha ricevuto accuse di non divulgare i dati quando risultavano sfavorevoli per Erdogan.
  4. L’affluenza: L’affluenza alle urne è stata eccezionalmente alta, toccando quasi il 90% degli aventi diritto. Le lunghe file nei seggi elettorali di tutte le città sono state testimonianza di quanto il processo democratico fosse percepito come di vitale importanza per il futuro del Paese.

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