Si è tenuto in questi giorni presso Palazzo Valdina, il convegno “Rivoluzione plastica – da Natta alla bioplastica, passando per il riciclo chimico: quali prospettive?” nel corso del quale si mirava a fare il punto su un tema centrale per l’Italia, in piena svolta green con il secondo governo Conte, mettendo a confronto le industrie e le associazioni di settore.

Alessandro Bratti, Direttore Generale dell’ISPRA che ha preso parte all’incontro, ha subito chiarito che “gli strumenti innovativi ci sono tutti, sta a noi utilizzarli” sottolineando che “l’Italia è leader in innovazione tecnologica, bisogna insistere sul riciclo chimico e meccanico”.

Bratti ha poi fornito alcuni dati spiegando che “in Adriatico-Ionio la media degli scarti supera i 300 rifiuti ogni km quadrato, l’86% è plastica, in particolare usa e getta (77%). Concentrazioni più alte rinvenute sul fondo del Mar Ligure (1500 oggetti per ettaro)”.

Un convegno che cade proprio nel momento in cui il dibattito sull plastic tax contenuta nella legge di bilancio è tornato nel vivo. E a tal proposito è stata la deputata del Partito Democratico Chiara Braga a fare una precisazione. “Il convegno era stato pensato ben prima della querelle sulla plasti tax di queste settimane” ha detto la coordinatrice dell’intergruppo sulla plastic tax “si tratta proprio dell’evento finale della mostra Planet or Plastic di National Geographic promossa dall’Intergruppo Sviluppo Sostenibile, di cui sono coordinatrice e, d’intesa con in presidente Roberto Fico, ospitata per un mese grazie al lavoro di Basf e Globe – Associazione Nazionale per il Clima, a Palazzo Valdina”

Un convegno sulla corretta gestione dei rifiuti plastici e sulle prospettive di riciclo in un Paese all’avanguardia dunque, ma anche uno spunto per capire in che direzione muoversi nei prossimi anni per affrontare il problema della plastica. Per Chiara Braga “la plastica e i comportamenti scorretti ad essa associati, come il mancato conferimento di questo materiale da riciclo, l’inquinamento dei fiumi o la perdita dei carichi nelle grandi navi da trasporto sono in realtà problemi globali“.

La prospettiva però potrebbe essere incoraggiante. “C’è una speranza” spiega Braga “l’Italia è, nel campo delle bio-plastiche e del riciclo chimico, un Paese all’avanguardia. Occorre perciò trovare una linea mediana che aiuti l’industria ad innovarsi, il cittadino a riciclare: un incrocio virtuoso che vada verso una vera economia circolare”.

“In parlamento lavoreremo insieme al governo per rendere la plastic tax più sostenibile anche per il settore” ha annunciato la deputata del Pd, e ha poi concluso: “la leva fiscale sia uno strumento fondamentale per stimolare e accompagnare la trasformazione in chiave eclogica dei nostri settori produttivi”.

Cos’è e come funziona il riciclo chimico

Si chiama ChemCycling ed è il progetto di riciclo chimico di BASF, ma come funziona esattamente? Si utilizzano dei processi termochimici attraverso i quali i rifiuti di plastica vengono scomposti fino ad ottenere oli oppure gas che si possono utilizzare come materie prime ad esempio nell’industria chimica.

Si tratterebbe in questo caso di materie prime in grado di sostituire i combustibili fossili nell’ambito della produzione Verbund di BASF, e potrebbero essere usate per la produzione di prodotti nuovi, compresi prodotti fatti con nuova plastica.

La percentuale di risorse riciclate che si vogliono destinare per la produzione di ogni prodotto si può stabilire attraverso un sistema certificato da terze parti.

Grazie al processo del riciclo chimico diventa possibile riciclare rifiuti plastici per i quali oggi non esistono ancora soluzioni alternative. Il riciclo meccanico infatti può essere utilizzato per riciclare materiali puri, che vengono accumulati in grandi quantità attraverso la raccolta differenziata. Il riciclo chimico invece può essere destinato a quei prodotti che sarebbero altrimenti destinati a finire negli inceneritori oppure in discarica.

Il riciclo chimico tuttavia non può ancora funzionare a pieno regime, in quanto è necessario che vengano prima soddisfatti sia dei requisiti tecnologici che normativi. Prima di tutto è indispensabile che vengano perfezionate e adattate le tecnologie volte a convertire i rifiuti di plastica in olio di pirolisi o in gas di sintesi, in modo tale che le materie prime seconde risultino di qualità adeguatamente alta.

In secondo luogo si pone inevitabilmente l’esigenza di attendere che sia il quadro normativo a stabilire se la tecnologia del riciclo chimico sia in grado di fornire le risposte adeguate al problema dell’emergenza plastica e possa essere concretamente applicabile nel settore della gestione dei rifiuti in Italia.

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