La Germania è pronta a dire (quasi) addio a carbone e petrolio russi già entro la fine di quest’anno. Per il gas, invece, l’obiettivo è spostato al 2024.

La conferma è arrivata ieri mattina da parte del ministro della Transizione Ecologica e dell’Economia, Robert Habeck, che ha presentato un rapporto sulla sicurezza energetica nazionale, che a partire dal 24 febbraio, giorno in cui hanno avuto inizio i conflitti in Ucraina, ruota attorno ad un solo tema: come fare per azzerare, o ridurre di molto, la dipendenza enegetica dalla Russia.

La Germania può dire addio alle risorse russe nel breve termine?

In Europa, Berlino continua a non voler mettere sanzioni al comparto energetico. Tuttavia cerca in tutti i modi di mantenere dei buoni rapporti con Polonia e paesi baltici, i quali spingono affinché vengano chiusi il prima possibile i rubinetti e i contratti stretti con la Russia, per cencare di togliere a Putin un “comodo” flusso di denaro.

Si parla infatti di un valore di circa 1 miliardo di euro al giorno, considerati i prezzi correnti di barile e MWh. Habeck ha poi assicurato che “le aziende stanno lasciando scadere i loro contratti con i fornitori russi, non li rinnovano e passano ad altri fornitori ad un ritmo folle”.

I contratti in questione non sono di certo pochi. La Germania, in particolare, è uno dei Paesi europei maggiormente legati agli idrocarburi di Mosca. Le cifre della sua dipendenza dalla Russia, infatti, parlano chiaro.

Da lì, Berlino importa il 52% dell’antracite, il 55% del gas fossile e il 34% del petrolio. Questo è il motivo principale per cui Habeck e il neo cancelliere Olaf Scholz sono ancora irremovibili sull’estendere le sanzioni alle fonti fossili.

Mettere un embargo europeo totale all’energia dalla Russia con queste condizioni, significherebbe recessione economica in Europa, con centinaia di migliaia di posti di lavoro messi a rischio e interi comparti industriali in pericolo, come affermato proprio qualche giorno fa dal successore di Angela Merkel.

In altre parole, l’Unione europea è costretta a procedere in maniera grauae, perché un taglio netto non gioverebbe a nessuno. In questo contesto la Germania cerca comunque di ridurre il prima possibile la sua dipendenza energetica dalla Russia.

Per quanto riguarda il petrolio le prospettive sembrano buone. Il ministro Habeck ha infatti affermato che il mancato rinnovo dei contratti con i fornitori russi sta avendo un effetto cumulativo e, già tra qualche settimana, l’esposizione di Berlino al greggio russo diminuirà del 25%.

Entro l’estate, poi, il valore dovrebbe dimezzarsi ulteriormente, mentre entro dicembre dovrebbe arrivare a zero o quasi. Per quanto riguarda il carbone, invece, l’ottimismo è anche maggiore. La totale indipendenza da Mosca, infatti, è attesa già per ottobre.

A contribuire al raggiungimento di questo traguardo vi sono le miniere di lignite tedesche, che sono in grado di coprire l’intero fabbisogno della popolazione, e un mercato globale sempre più flessibile e “largo” rispetto invece a quello del gas. Tutto ciò non fa che agevolare la questione per i funzionari tedeschi, i quali devono inventarsi in fretta dei modi per diversificare l’import.

Per quanto riguarda il gas, però, la situazione è più complicata. L’impedimento principale alla totale indipendenza da Mosca riguarda le infrastrutture. La Germania, infatti, riceve tutto il gas importato, tramite pipeline e non ha nemmen un terminal gnl attivo al momento.

Così come l’Italia, anche Berlino sta valutando di ricorrere a dei terminal galleggianti offshore, i quali potrebbero entrare in funzione anche in breve tempo. Si tratta di una delle opzioni che il governo sta valutando in questi giorni.

Allo stesso tempo, il governo sta accelerando la costruzione di tre impianti di rigassificazione onshore, per i quali è previsto invece un tempo d’attesa maggiore. L’obiettivo principale del governo tedesco è quello di arrivare alla fine del 2022 con una riduzione di almeno il 30% delle importazioni di gas russo.

Questo non avverrà solamente diversificando l’import. Il governo ha infatti annunciato di essere disposto a ritardare la chiusura di alcune centrali a carbone, pur di diminuire la quota di gas in arrivo da Mosca. Questa scelta ha fatto un po’ discutere, perché entra in conflitto con gli obiettivi climatici europei, ma Berlino ha assicurato che il Phase Out al 2030 non è messo in discussione.

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