Gli obiettivi comuni sullo stoccaggio del gas resteranno gli stessi, ma i costi dell’operazione saranno condivisi. Proprio in questi giorni a Bruxelles si discutono i dettagli del piano ideato per salvare il prossimo inverno europeo, portando i depositi europei all’80% della capacità entro il 30 ottobre e assicurando così una certa autonomia anche in caso di interruzione delle forniture da parte della Russia.

In che modo è distribuita la capacità di stoccaggio gas in Europa?

Quelli che verranno decisi nelle prossime ore sono dei dettagli estremamente importanti, visto che la capacità totale (che in tutto è di circa 113 miliardi di metri cubi) non è distribuita equamente tra i Ventisette. Inoltre acquistare delle enormi quantità di gas al prezzo attuale significa prepararsi a sostenere una spesa molto consistente.

Tra i Paesi maggiormente in allarme ci sono l’Ungheria, l’Austria e l’Olanda. Budapest, infatti, ha una capacità totale di 6,93 miliardi di metri cubi, Vienna di 9,78 miliardi di metri cubi e Amsterdam di 14,87 miliardi di metri cubi.

Inoltre, secondo i dati raccolti da AGSI aggiornati a ieri, i depositi in questione sono pieni rispettivamente solo per il 19,26%, il 17,34% e il 25,19%. Gli altri 3 Paesi europei che presentano la maggior capacità di stoccaggio gas hanno i depositi mediamente più pieni, ma la spesa che dovranno sostenere anche loro sarà comunque elevata.

I 3 Paesi in questione sono: Francia, con una capacità di 13,3 miliardi di metri cubi (piena a poco più del 30%), Italia, con 2 miliardi di metri cubi complessivi (piena al 34%) e Germania, con una capacità pari a quasi 24,5 miliardi di metri cubi (riempita per il 33,4%).

In tutto ciò bisogna considerare anche che vi sono dei Paesi che hanno capacità di stoccaggio gas virtualmente inesistente e hanno bisogno di poggiarsi ai depositi dei Paesi vicini. Il Belgio, ad esempio, può stoccare poco meno di 1 miliardo di metri cubi di gas, che è pari a circa il 5% del suo consumo annuale.

Anche la Danimarca presenta la stessa capacità, ma il consumo è decisamente inferiore (pari a circa 2,6 miliardi di metri cubi all’anno), mentre la Polonia ha depositi per una capacità complessiva pari a 3,6 miliardi di metri cubi, ma ogni anno ne consuma più di 25.

Cosa prevedono le nuove regole Ue?

Per cercare di riequilibrare la spesa, l’Unione europea sta pensando di mantenere l’obiettivo dell’80% della capienza quest’anno (e del 90% a partire dal prossimo anno), ma solamente per i depositi che servono consumi domestici.

Ciò significa che un deposito che viene utilizzato per servire un altro Paese non sarà soggetto allo stesso obbligo. Inoltre verrebbe introdotto un tetto massimo, con lo stop all’acquisto obbligato di gas nel momento in cui si supera la soglia del 35% del consumo medio degli ultimi 5 anni.

Come già sottolineato dalla Commissione, poi, rimane l’obbligo per ogni Stato di monitorare che lo stoccaggio gas aumenti come da programma. A tal proposito, i Ventisette potranno anche imporre dei target minimi da raggiungere agli operatori.

Spunta anche l’ipotesi di un sistema di “condivisione degli oneri“, secondo il quale i Paesi che presentano uno stoccaggio ridotto, devono coprire il 15% del loro consumo annuale di gas riempiendo i depositi in altri Stati.

Se non sarà possibile raggiungere la quota stabilita utilizzando il gas, allora i Paesi in questione potranno ricorrere ad altri combustibili, come ad esempio il petrolio. Gli unici Paesi dispensati dalle nuove regole sarebbero solamente i tre Stati insulari, ossia Irlanda, Malta e Cipro.

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