Il prezzo dell’alluminio torna sotto pressione dopo le indiscrezioni su una possibile revisione delle politiche tariffarie negli Stati Uniti. Le ultime notizie provenienti da Washington hanno innescato un immediato movimento ribassista sui mercati delle materie prime, segnalando quanto il comparto resti sensibile alle decisioni commerciali della Casa Bianca.
Secondo quanto emerso nelle ultime ore, l’amministrazione guidata da Donald Trump starebbe valutando una limitazione selettiva dei dazi su alcuni prodotti metallici, con l’obiettivo di attenuare le pressioni sui prezzi al consumo che stanno pesando sulle famiglie americane.
Prezzo dell’alluminio: i numeri della seduta
Sul mercato di Londra, alle 05:00 ET, le quotazioni dell’alluminio hanno registrato un calo dell’1,7%, scendendo a 3.045 dollari per tonnellata.
Il bilancio settimanale evidenzia una flessione prossima al 2%, mentre dall’inizio dell’anno il metallo mantiene comunque un progresso intorno al 2%. Un andamento che riflette la volatilità legata alle dinamiche geopolitiche e alle politiche commerciali internazionali.
Il mercato resta particolarmente reattivo a ogni segnale proveniente dagli Stati Uniti, uno dei principali attori nella definizione delle regole tariffarie globali.
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Casa Bianca pronta a rivedere l’elenco dei prodotti colpiti
Un’indiscrezione pubblicata dal Financial Times ha acceso l’attenzione degli investitori. Secondo il quotidiano britannico, la Casa Bianca starebbe lavorando a una revisione dell’elenco dei beni soggetti ai dazi sui metalli.
Tra le ipotesi allo studio:
- Esenzione di alcuni prodotti specifici, per evitare ricadute dirette sui consumatori
- Stop all’ampliamento automatico della lista dei beni colpiti
- Avvio di un’indagine mirata per motivi di sicurezza nazionale su categorie selezionate
L’eventuale ridimensionamento delle misure protezionistiche rappresenterebbe un cambio di passo rispetto all’impostazione più rigida adottata negli ultimi anni.
Dazi su acciaio e alluminio: impatto reale su aziende e famiglie
Le politiche tariffarie su acciaio e alluminio sono state introdotte con l’obiettivo dichiarato di proteggere l’industria nazionale. Tuttavia, nel tempo, sono cresciute le critiche sull’effettiva efficacia di tali misure.
Un recente studio della Federal Reserve Bank of New York ha evidenziato un dato significativo: nel 2025, quasi il 90% del costo dei dazi sarebbe stato sostenuto da aziende e consumatori statunitensi, non dagli esportatori esteri.
Questo elemento rafforza l’idea che le tariffe possano aver agito, nei fatti, come una tassa indiretta sull’economia domestica.
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Crisi del costo della vita: il contesto economico negli Stati Uniti
La possibile revisione dei dazi si inserisce in un quadro macroeconomico delicato. Negli ultimi cinque anni, i prezzi al consumo negli Stati Uniti sono aumentati del 24%. All’inizio del 2026, circa il 70% degli americani vive da stipendio a stipendio.
In questo scenario, qualsiasi misura capace di ridurre i costi lungo la filiera produttiva può avere un impatto diretto sull’inflazione e sul potere d’acquisto delle famiglie.
L’alluminio, utilizzato in settori chiave come automotive, edilizia, packaging e tecnologia, rappresenta una materia prima strategica. Un eventuale alleggerimento delle tensioni commerciali potrebbe contribuire a stabilizzare i prezzi, ma resta da capire se la revisione sarà ampia o limitata a pochi prodotti.
Cosa aspettarsi ora dal mercato dell’alluminio
Gli investitori guardano ora a tre fattori principali:
- Le decisioni ufficiali della Casa Bianca sui dazi
- L’evoluzione dell’inflazione statunitense
- La domanda globale di metalli industriali
Nel breve periodo, la volatilità potrebbe restare elevata. Ogni conferma o smentita sulle politiche tariffarie avrà un impatto immediato sulle quotazioni.
Il mercato dell’alluminio si trova così al centro di un equilibrio delicato tra politica commerciale, inflazione e dinamiche industriali globali.
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