I mercati azionari europei potrebbero presto entrare in una fase più turbolenta se il prezzo del petrolio dovesse restare stabilmente intorno ai 100 dollari al barile. È quanto emerge da una recente analisi di Barclays, che invita gli investitori a non sottovalutare i possibili effetti di un’energia costosa sulle prospettive economiche e sui listini del Vecchio Continente.
Al momento, le borse sembrano reagire con relativa calma alla forte volatilità del petrolio, alimentata dalle tensioni geopolitiche legate all’Iran. Questo comportamento suggerisce che il mercato stia interpretando la situazione come temporanea, senza prezzare uno shock energetico di lunga durata.
Gli strategist della banca britannica, guidati da Emmanuel Cau, osservano infatti che gli investitori non stanno mostrando particolare timore per uno scenario di stagflazione, ossia una combinazione di crescita economica debole e inflazione elevata. Secondo le stime di Barclays, il mercato attribuisce attualmente solo circa il 25% di probabilità a una grave interruzione dell’offerta energetica.
Questo spiegherebbe perché le azioni globali abbiano perso appena il 3% rispetto ai recenti massimi, un calo decisamente contenuto se confrontato con i precedenti shock petroliferi, quando le borse avevano registrato ribassi medi intorno al 12%.
Il possibile impatto sullo STOXX 600
Lo scenario potrebbe però cambiare rapidamente se i prezzi del greggio restassero elevati più a lungo del previsto. Barclays ha messo a confronto la situazione attuale con la crisi energetica scatenata dal conflitto tra Russia e Ucraina nel 2022.
Se la sensibilità dei mercati al petrolio dovesse replicare quella fase, l’indice STOXX 600 europeo potrebbe subire una correzione significativa. Secondo le stime della banca, con il petrolio stabilmente vicino ai 100 dollari al barile l’indice potrebbe scendere fino a quota 550 punti.
Prezzi dell’energia elevati, infatti, non hanno effetti uniformi sull’economia. Alcuni comparti – in particolare quello energetico – possono beneficiare dell’aumento delle quotazioni. Tuttavia, quando lo shock deriva da problemi di offerta, l’impatto complessivo tende a pesare sulla crescita economica, riducendo la domanda e comprimendo i margini delle imprese.
La vulnerabilità dell’Europa è accentuata anche dalla dipendenza energetica globale: circa un terzo dell’offerta mondiale di petrolio proviene dal Medio Oriente, un’area particolarmente esposta a tensioni geopolitiche.
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Utili aziendali a rischio se il petrolio resta alto
Un altro elemento chiave riguarda gli utili delle società europee. Attualmente il consenso degli analisti prevede per quest’anno una crescita degli utili per azione (EPS) di circa l’11%. Tuttavia, secondo Barclays, questa previsione potrebbe ridimensionarsi sensibilmente in caso di petrolio elevato e crescita economica stagnante.
In uno scenario in cui il PIL dell’Unione Europea restasse fermo mentre il greggio rimane vicino ai 100 dollari, la crescita degli utili europei potrebbe rallentare fino a valori a una sola cifra.
A ciò si aggiunge il possibile effetto delle politiche monetarie. Prezzi energetici più alti rischiano infatti di mantenere alta l’inflazione, spingendo le banche centrali a mantenere una linea più restrittiva. Questo potrebbe esercitare ulteriori pressioni sulle valutazioni azionarie, già oggi superiori alle medie storiche.
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I settori che stanno reagendo meglio
Alcuni segnali di questo scenario stanno già emergendo nella rotazione settoriale osservata negli ultimi mesi. In un contesto che ricorda sempre più un ambiente stagflazionistico, alcuni comparti stanno mostrando una maggiore resilienza rispetto ad altri.
Tra i settori che stanno sovraperformando figurano:
- energia
- utilities
- sanità
Al contrario, comparti più ciclici come i finanziari stanno evidenziando performance più deboli, riflettendo le crescenti preoccupazioni per la crescita economica.
In poche parole, finché i mercati continueranno a considerare temporaneo l’attuale aumento del petrolio, la reazione delle borse potrebbe rimanere moderata. Ma se il greggio dovesse stabilizzarsi a livelli elevati, lo scenario per le azioni europee potrebbe cambiare rapidamente, con effetti rilevanti su utili, valutazioni e performance settoriale.
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