Mitchells & Butlers ha sorpreso il mercato con un balzo in Borsa di oltre il 9%, spinto da risultati migliori delle attese e da una dimostrazione concreta di solidità operativa in un contesto economico tutt’altro che semplice.
L’operatore britannico, noto per marchi come Harvester, Toby Carvery, Miller & Carter e All Bar One, ha confermato di essere in grado non solo di reggere l’urto dell’inflazione e dei costi energetici, ma anche di mantenere margini in crescita e prospettive positive per il 2026.
Il gruppo ha chiuso l’esercizio al 27 settembre con un utile operativo rettificato pari a 330 milioni di sterline, in aumento rispetto ai 312 milioni dell’anno precedente e leggermente superiore alle stime degli analisti. Il dato migliore è però l’utile ante imposte rettificato, salito del 17% a 246 milioni, circa il 4% al di sopra delle previsioni.
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Anche i ricavi mostrano una progressione stabile: 2,71 miliardi di sterline contro i 2,61 dell’anno precedente, con vendite comparabili cresciute del 4,3% e performance festive particolarmente brillanti, con un +10,4% nelle tre settimane centrali del periodo natalizio.
Il sentimento positivo del mercato deriva anche dai segnali incoraggianti delle prime otto settimane dell’anno fiscale 2026, durante le quali le vendite sono aumentate del 3,8%, superando il ritmo del trimestre precedente. Indicatori che fanno pensare a un potenziale consolidamento dei ricavi anche nei prossimi mesi, nonostante la pressione inflazionistica e l’aumento dei costi operativi stimati in circa 130 milioni di sterline per il nuovo esercizio.
Phil Urban, amministratore delegato, ha sottolineato come la forza del gruppo risieda in tre fattori chiave: un patrimonio immobiliare prevalentemente di proprietà, un portafoglio di marchi estremamente diversificato e una forte resilienza nella gestione aziendale.
La struttura patrimoniale rappresenta infatti un vantaggio competitivo cruciale, soprattutto in un periodo caratterizzato da aumento dei costi di leasing e contratti commerciali più onerosi. Alla fine dell’esercizio, il gruppo contava 1.718 locali, di cui 1.631 gestiti direttamente, con l’83% di proprietà.
L’attenzione degli investitori si è concentrata anche sul piano di investimenti. Mitchells & Butlers ha aumentato le spese in conto capitale da 154 a 181 milioni di sterline, realizzando 216 interventi tra ristrutturazioni, conversioni e acquisizioni, con ritorni stimati del 35% sui progetti di rimodellamento. Per il 2026 è previsto un ulteriore incremento degli investimenti a circa 210 milioni, con l’obiettivo di accelerare il ciclo di rinnovo dei locali ogni sette anni.
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Anche sul fronte finanziario la situazione appare in miglioramento. Il debito netto esclusi i leasing è stato ridotto di 146 milioni, scendendo a 843 milioni di sterline, con una leva finanziaria pari a 1,8 volte su base depurata. Includendo le passività da leasing, il debito netto scende a 1,28 miliardi, con leva di 2,7 volte l’EBITDA.
Jefferies ha sottolineato che l’attuale struttura del debito pone le basi per ulteriori margini di ottimizzazione e un possibile aggiustamento delle strategie di allocazione del capitale non appena verrà nominato un nuovo direttore finanziario.
Questa capacità di generare utili e allo stesso tempo investire sulla crescita, in un settore che sta attraversando significative pressioni sui costi, rappresenta uno dei principali fattori che rendono Mitchells & Butlers un potenziale vincitore nel medio termine.
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Secondo Lumina Intelligence, il mercato britannico della ristorazione crescerà del 2,4% nel 2026, ma non tutti gli operatori saranno in grado di beneficiare allo stesso modo di questa ripresa: secondo gli analisti, il vantaggio competitivo sarà determinato da diversificazione, proprietà immobiliari e solidità patrimoniale, tre elementi che posizionano Mitchells & Butlers in una posizione di forza rispetto alla concorrenza.
Con margini in leggero miglioramento (12,2% rispetto al 12% precedente), crescita di utili per azione e un modello operativo resiliente, l’azienda non solo ha superato le aspettative, ma ha anche inviato un chiaro segnale agli investitori: il gruppo è preparato ad affrontare il 2026 con una strategia orientata a crescita, efficienza e ritorni progressivamente più interessanti per gli azionisti.
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