C’è tutto il settore petrolifero a fare da prima linea sul Ftse Mib nella penultima seduta settimanale di scambi. In un contesto generale che vede il paniere di riferimento avanzare dello 0,58 per cento, le azioni oil evidenziano rialzi superiori ai 2 punti percentuali. E’ Saipem che fin qui sta facendo meglio di tutti con un rialzo del 3,4 per cento a 3,12 euro; a seguire troviamo poi Tenaris che sta mettendo in cassaforte il 2,12 per cento sopra ai 19 euro e quindi Eni che avanza dell’1,7 per cento a 17,36 euro.
In mezzo a questo trittico ci sono Prysmian (sempre impostata sui massimi di tutti i tempi) e STM (abile a sfruttare gli incoraggianti conti del quarto trimestre 2025) ma è il comparto petrolifero a dare il ritmo al Ftse Mib. Tra l’altro i forti acquisti in atto sul settore stanno determinando un ulteriore consolidamento del trend rialzista mensile. Senza scendere più di tanto nel dettaglio, oggi le azioni Eni sono più care dell’8 per cento rispetto ai valori di un mese fa, le Saipem sono cresciute del 28 per cento e per finire Tenaris ha registrato un incremento del 16 per cento.
Lasciando il caso specifico di Saipem che aveva un conto con lo scorso anno vista la debole performance registrata nel 2025, è palese che il settore sia condizionato dal driver che più di tutti, storicamente, si è mostrato in grado di direzione i prezzi. Parliamo delle quotazioni petrolifere. Ed è proprio il rialzo del prezzo del greggio a dare spinta alle azioni del settore oil anche nella seduta di oggi.
L’assist arriva dal prezzo del petrolio
Il prezzo del petrolio è tornato a salire con decisione sui mercati internazionali, sostenuto da un mix di fattori geopolitici e temporanee criticità dal lato dell’offerta. A innescare l’accelerazione delle quotazioni sono soprattutto le crescenti tensioni tra Stati Uniti e Iran, che hanno riportato al centro dell’attenzione il rischio di interruzioni delle forniture in Medio Oriente, area strategica per l’equilibrio del mercato energetico globale.
Questa mattina il Wti americano sta avanzando dell’1,55% portandosi a 64,14 dollari al barile ossia ai livelli più elevati da settembre. Analogo il movimento del Brent, che sta guadagnando l’1,49% a 69,42 dollari, avvicinandosi alla soglia psicologica dei 70 dollari e aggiornando i massimi da luglio. Il rialzo delle quotazioni oil riflette l’aumento del premio per il rischio incorporato nei prezzi.
Il catalizzatore principale è rappresentato dalle dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che ha intensificato la pressione sull’Iran affinché ponga fine al proprio programma nucleare. Le minacce di possibili azioni militari, unite all’arrivo di un gruppo navale statunitense nella regione, hanno alimentato i timori di un’escalation. L’Iran è il quarto produttore dell’OPEC, con una produzione di circa 3,2 milioni di barili al giorno: qualsiasi scenario di instabilità potrebbe quindi avere effetti rilevanti sull’offerta globale.
Secondo indiscrezioni riportate da Reuters, l’amministrazione americana starebbe valutando opzioni mirate contro le strutture di sicurezza iraniane, aumentando ulteriormente l’incertezza geopolitica. A questo contesto si aggiungono fattori contingenti: interruzioni non pianificate in Kazakistan, dove il maxi-giacimento di Tengiz è in fase di graduale riavvio dopo problemi tecnici, e negli Stati Uniti a causa di eventi climatici estremi.
Come visto in precedenza, nel breve termine, il rialzo del petrolio sta avendo un impatto positivo sulle azioni del comparto energy a Piazza Affari. In particolare, le azioni Eni sembrano sfruttare direttamente i prezzi più elevati del greggio, mentre Saipem e Tenaris sembrano trarre vantaggio soprattutto dalla potenziale spinta agli investimenti nel settore oil & gas.
Insomma è il contesto che torna a rendere il comparto energetico di Borsa Italiana molto interessante per gli investitori.
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