Le azioni TIM hanno avviato la sessione di borsa in territorio negativo, salvo poi riportarsi in prossimità della parità in area 0,64 euro, a fronte di un Ftse Mib in progresso dello 0,9%. La reazione del mercato ai conti 2025 dell’ex monopolista è dunque improntata a una certa freddezza, nonostante numeri sostanzialmente in linea con le attese e l’annuncio del raggruppamento azionario nel rapporto 1 a 10.
Il movimento relativo rispetto all’indice segnala un atteggiamento attendista degli investitori: il miglioramento operativo e la riduzione del debito non sono stati sufficienti, almeno nell’immediato, a generare una sovraperformance. Il focus resta concentrato su tre driver: qualità della crescita, sostenibilità della generazione di cassa e implicazioni tecniche del raggruppamento azionario. E proprio su questi tre punti andiamo a concentrare la nostra analisi.
Conti 2025: ricavi ed EBITDA in linea, debito in calo
Nel dettaglio, Telecom Italia ha chiuso il 2025 con ricavi organici pari a 13,73 miliardi di euro, in crescita del 2,7% rispetto ai 13,37 miliardi dell’esercizio precedente. Il dato è risultato leggermente superiore al consensus di mercato (13,71 miliardi), con un contributo rilevante dalla controllata brasiliana (+4,6%) e dalla divisione Enterprise (+7%), quest’ultima trainata dai servizi ICT e cloud.
Anche sul fronte della redditività il gruppo ha centrato le attese: l’EBITDA organico è salito a 4,35 miliardi di euro, in aumento del 6,4% rispetto ai 4,09 miliardi del 2024, sostanzialmente allineato alle stime degli analisti. Il miglioramento dei margini conferma l’efficacia delle azioni di efficientamento e di razionalizzazione del perimetro post-cessione della rete.
Elemento chiave è la dinamica dell’indebitamento. A fine 2025 il debito netto rettificato after lease è sceso a 6,85 miliardi di euro, rispetto ai 7,27 miliardi di inizio anno e al di sotto dei 7,1 miliardi stimati dal consensus. Il dato segnala un rafforzamento della struttura finanziaria, con leva in progressiva riduzione. Il debito netto contabile si attesta invece a 10,88 miliardi.
Il gruppo può inoltre contare su un margine di liquidità di 7,15 miliardi, sufficiente a coprire le scadenze finanziarie dei prossimi 48 mesi. Si tratta di un elemento che riduce il rischio di rifinanziamento e migliora il profilo di credito, in un contesto di tassi ancora elevati.
Cassa, investimenti e guidance 2026: crescita moderata ma visibile
Scendendo nel conto, nel 2025 Telecom Italia ha generato un flusso di cassa operativo positivo per 1,9 miliardi di euro, a conferma di una progressiva stabilizzazione del business. Gli investimenti industriali e per licenze mobili sono stati pari a 1,9 miliardi, in calo rispetto ai 2,13 miliardi dell’anno precedente. Il rapporto capex/ricavi resta sotto controllo, con un orientamento alla disciplina finanziaria.
Per il 2026 il consiglio di amministrazione ha confermato gli obiettivi già comunicati al mercato ossia ricavi di gruppo in crescita tra il 2% e il 3%, un EBITDA After Lease in aumento tra il 5% e il 6% e in ultimo investimenti stimati attorno al 14% del fatturato.
La guidance implica un ulteriore miglioramento della leva operativa, con espansione dei margini superiore alla crescita dei ricavi. Per l’investitore istituzionale, il punto dirimente resta la qualità della crescita domestica e la tenuta competitiva nel segmento consumer, storicamente più esposto a pressione sui prezzi.
La traiettoria è coerente con una fase di consolidamento: crescita moderata, rafforzamento della cassa e riduzione del rischio finanziario.
Raggruppamento azionario 1 a 10: impatto tecnico e implicazioni di mercato
Parallelamente ai conti, il board ha deliberato di proporre all’assemblea del 15 aprile 2026 un raggruppamento delle azioni ordinarie nel rapporto di una nuova azione ogni 10 esistenti. L’operazione, se approvata, comporterà una riduzione del numero di azioni in circolazione e un incremento proporzionale del prezzo unitario.
In termini puramente matematici, nulla cambia per la capitalizzazione complessiva o per il valore economico delle partecipazioni. Tuttavia, l’impatto potenziale sul mercato non è neutrale. Secondo il management, il raggruppamento consentirà di ridurre la volatilità del titolo, ampliare la platea di investitori e e soprattutto rendere la struttura del capitale più snella ed efficiente, anche in combinazione con la conversione delle azioni di risparmio.
Per un titolo che quota intorno a 0,64 euro, il passaggio a un prezzo teorico superiore ai 6 euro modifica la percezione qualitativa del titolo e può incidere sulle dinamiche di trading. I titoli a basso prezzo unitario sono spesso più esposti a movimenti speculativi e a operatività di breve periodo.
La reazione iniziale del mercato – debolezza in apertura e successivo recupero verso la parità – indica che gli investitori stanno valutando l’operazione in chiave tecnica più che fondamentale. Il raggruppamento, di per sé, non crea valore, ma può contribuire a una maggiore stabilità del book e a una migliore leggibilità del titolo per investitori istituzionali.
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