La seduta di oggi a Piazza Affari si apre con un segnale chiaro sul dossier più caldo del risiko bancario italiano, quello relativo alla fusione Monte Paschi Mediobanca. Mentre il Ftse Mib viaggia in ribasso di circa l’1%, i titoli coinvolti nell’operazione reagiscono in controtendenza. Dopo circa un’ora dall’avvio degli scambi, infatti, Mediobanca sale del 2,8% a 16,61 euro, mentre Banca Monte dei Paschi di Siena guadagna l’1,23% a 7,48 euro.
Il mercato sembra quindi accogliere positivamente il chiarimento arrivato ieri sera: i consigli di amministrazione delle due banche hanno approvato il progetto di fusione, fissando ufficialmente il rapporto di concambio Mediobanca MPS. L’operazione prevede l’incorporazione di Mediobanca nell’istituto senese e porterà al delisting della banca di Piazzetta Cuccia.
Noti gli aspetti tecnici, ora è focus sulle implicazioni: quale valore incorpora il concambio? il prezzo di mercato offre ancora margini di arbitraggio. E’ proprio analizzando questi aspetti, balza subito all’occhio che il concambio sarà a sconto con le quotazioni attuali riflettono solo in parte il valore implicito della fusione.
Fusione MPS Mediobanca: il concambio fissato a 2,45 azioni
Il dato centrale dell’operazione è ora ufficiale: il rapporto di concambio è stato fissato in 2,45 azioni MPS per ogni azione Mediobanca. Questo significa che, quando la fusione diventerà effettiva, ogni azionista Mediobanca riceverà 2,45 azioni della banca senese in sostituzione dei titoli posseduti.
Il numero è superiore a quello che il mercato si attendeva. Prima dell’annuncio, infatti, le stime circolate tra gli analisti indicavano un rapporto vicino a 2,2 azioni MPS per ogni titolo Mediobanca. Il concambio definito dai board risulta quindi più generoso per gli azionisti Mediobanca rispetto alle aspettative.
Tradotto in termini di valutazione, il rapporto implica una valorizzazione teorica delle azioni Mediobanca intorno a 18,1 euro, considerando i prezzi correnti di MPS. Si tratta di un livello circa il 12% superiore rispetto ai 16,16 euro della chiusura precedente all’annuncio.
Per rendere possibile la fusione, Monte dei Paschi procederà a un aumento di capitale fino a circa 1,6 miliardi di euro, con l’emissione di un massimo di 272 milioni di nuove azioni ordinarie. Questi titoli verranno assegnati agli azionisti Mediobanca proprio nell’ambito del concambio.
Dal punto di vista operativo, il meccanismo è semplice: le azioni Mediobanca verranno cancellate e sostituite da azioni MPS, che continueranno a essere negoziate sul mercato. Per l’investitore, quindi, la posizione in portafoglio si trasformerà automaticamente in partecipazione nella banca risultante dalla fusione.
Concambi a sconto: cosa stanno prezzando oggi i mercati
Se si guarda alle quotazioni attuali, emerge un elemento interessante per chi segue l’operazione da un punto di vista finanziario. Nonostante il premio implicito del concambio, il mercato non sta ancora prezzando completamente il valore teorico della fusione.
Un modo più preciso per valutare l’equilibrio dell’operazione è considerare i prezzi ex-dividend, cioè al netto dei dividendi che gli azionisti incasseranno prima della fusione.
Le due banche hanno infatti già indicato le distribuzioni previste:
- Mediobanca ha proposto un dividendo di 0,63 euro per azione
- MPS ha proposto un dividendo di 0,86 euro per azione
Sottraendo questi importi dai prezzi di riferimento si ottiene una valutazione più corretta dell’operazione. Ai prezzi di chiusura precedenti:
- Mediobanca ex-dividend vale circa 15,53 euro
- MPS ex-dividend vale circa 6,53 euro
Applicando il concambio di 2,45 azioni MPS per ogni Mediobanca, il valore teorico implicito dell’operazione risulta pari a circa 16,01 euro per azione Mediobanca.
Il confronto tra questo valore e il prezzo ex-dividend di Mediobanca indica un premio di circa il 3% per gli azionisti della banca milanese. È un premio relativamente contenuto ma sufficiente per rendere l’operazione economicamente equilibrata.
Proprio questa differenza limitata spiega perché alcuni osservatori parlano di concambio a sconto rispetto alle valutazioni teoriche più aggressive circolate nelle settimane precedenti. Il mercato, in sostanza, sta ancora scontando i rischi di esecuzione dell’operazione, che non è ancora definitiva.
Cosa cambia per gli investitori nel nuovo gruppo
La fusione tra MPS e Mediobanca non è solo un’operazione tecnica di mercato. Si inserisce in un progetto più ampio di riorganizzazione del gruppo bancario che nascerà dall’integrazione.
Il piano prevede la creazione di una nuova Mediobanca controllata al 100% da MPS, che diventerà il polo dedicato alle attività di corporate & investment banking e private banking di fascia alta. All’interno di questa struttura resterà anche la partecipazione in Generali, uno degli asset più strategici.
Parallelamente è prevista l’integrazione delle reti di consulenti finanziari, in particolare quelle di Mediobanca Premier e Banca Widiba, con la nascita di una nuova piattaforma commerciale che utilizzerà il marchio Mediobanca.
Dal punto di vista degli azionisti, l’operazione comporterà una lieve diluizione per i soci attuali di MPS, dovuta all’emissione delle nuove azioni necessarie per il concambio. Dopo la fusione, l’assetto azionario dovrebbe vedere:
- Delfin al 16,1%
- il gruppo Caltagirone al 9,4%
- BlackRock al 4,6%
- il Ministero dell’Economia al 4,5%
- Banco BPM al 3,4%
Il flottante dovrebbe rappresentare circa il 62% del capitale, garantendo comunque una buona liquidità del titolo sul mercato.
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Guardando al medio periodo, il progetto industriale prevede sinergie per circa 700 milioni di euro e una politica di remunerazione molto ambiziosa: MPS punta a distribuire quasi 16 miliardi di euro di dividendi nei prossimi cinque anni.
Tornando all’andamento di borsa, il mercato sembra aver reagito positivamente alla definizione del concambio, ma le quotazioni continuano a incorporare uno sconto. E’ proprio su questo equilibrio tra premio implicito e rischio di esecuzione che si giocherà nei prossimi mesi la partita di Borsa della fusione MPS Mediobanca.
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