Diciamo la verità. Dopo la batosta rimediata dalle azioni Stellantis nella seduta dello scorso venerdì (prezzi crollati di oltre il 25 per cento a 6,11 euro contro gli 8,17 euro di giovedì), gli investitori meno pessimismi si sarebbe attesi già per oggi un rimbalzo di una certa rilevanza. E invece, almeno per adesso, le loro aspettative sembrano essere vanificate. Le azioni Stellantis, infatti, dopo circa un’ora dall’avvio degli scambi registrano una progressione di appena l’1 per cento attestandosi a 6,18 euro. Un rimbalzino, quindi, che tra l’altro è perfettamente in linea al trend generale del Ftse Mib.
La tensione sul colosso automotive è quindi molto alta ed è probabile che sia destinata a restare su questi livelli per molto tempo visto l’importanza dei nervi che sono stati scoperti dall’alert di venerdì. Non essendoci alcun reale recupero, i numeri che focalizzano la performance del titolo nel medio e lungo termine continuano ad essere drammatici: -34 per cento il rosso nell’ultimo mese e poi -36 per cento da inizio anno e addirittura -51 per cento anno su anno. E’ assodato che per Stellantis sia buio profondo. Ma cosa dovrebbero fare ora gli investitori?
Lato tecnico tutti i livelli sono saltati, tra l’altro sotto ad un fuoco di volumi impressionante. Ogni decisione operativa ha un certo livello di rischio più o meno alto e quindi più che interrogarsi su cosa fare, si tratta di capire su cosa andare a concentrare la propria attenzione in una fase destinata a restare a lungo delicata.
Su cosa i trader dovrebbero restare concentrati dopo il crollo di Stellantis
A mettere nero su bianco la disastrosa situazione di Stellantis sono si i numeri resi noti venerdì dal management ma è soprattutto il “senso” di quanto accaduto a ricostruire la drammaticità del momento. Senza fare tanti giri di parole, i trader sono scappati da Stellantis perchè, nei fatti, è come se la società avesse ammesso di aver sbagliato tutto. La decisione di Tavares di scommettere sulle auto elettriche (fomentata da precisi indirizzi in tal senso che erano arrivati da Bruxelles) è stata un suicidio. La nuova gestione Filosa ne ha preso atto ammettendo che quel rivoluzionario rapido passaggio dal termico all’elettrico che veniva osanno fino a un anno fa, non c’è stato stato. Il punto è che le ammissioni di colpa che sono arrivate dal management stanno implicando un costo enorme: tutti quei progetti, quegli stabilimenti, quei modelli EV di cui si è tanto parlato fino a poco fa, ora valgono molto meno del previsto.
Ed ecco il motivo per cui è sbucata la “perdita” di 22 miliardi di euro. Una perdita non intesa in senso tradizionale ossia soldi che sono usciti dal conto di Stellantis e non sono rientrati ma come investimenti effettuati ma senza ritorno.
Su questo punto i trader dovrebbero concentrare la loro attenzione prima di valutare il da farsi. Filosa è corso ai ripari e la nuova strategia delineata dal management per il futuro si basa su una sorta di mix tra le auto elettriche, quelle tradizionali e quelle ibride. Ma la strategia è una cosa (e per cambiarla basta, in teoria, scrivere un nuovo corso) mentre la fiducia è ben altro. Se le azioni Stellantis sono crollate venerdì è perchè l’alert (con annessa cancellazione del dividendo) ha cancellato ogni fiducia verso la quotata automotive. Per Filosa e il suo team si tratta ora di ricucire questo rapporto. Non sarà facile ma soprattutto ci vorrà tanto tempo perchè gli investitori vorranno toccare con mano i primi segnali di attuazione della nuova strategia per tornare a credere in Stellantis.
Le azioni Stellantis ora sono a sconto?
Non a sconto ma a super sconto verrebbe da dire ma senza che questa situazione implichi che siano da comprare (e infatti non stanno riuscendo neppure a rimbalzare dopo il crollo monstre di venerdì).
A sconto perchè con i prezzi crollati a picco, la fuga degli investitori e miliardi di euro di market cap che sono stati mandati in fumo, l’attuale faire value di oltre 10,4 euro implica un potenziale di upside enorme rispetto alle quotazioni attuali. Tutto interessante se non fosse che lo stato finanziario della quotata non è certo dei migliori. Quindi serve considerare nell’insieme i due fronti e così facendo il fatto che il titolo sia super-deprezzato non implica più che sia il caso di precipitarsi a comprare. La situazione che emerge considerando nell’insieme faire value e analisi fondamentale è molto più complessa. Serve un segnale di fiducia altrimenti il rischio è che quell’enorme potenziale di upside che i valori attuali implicano resti solo sulla carta.
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