Migranti, chi li porta davvero in Italia? Ecco quanti ne arrivano con le navi delle Ong

Da settimane i giornali italiani stanno dedicando ampio spazio al tema dell’immigrazione, ed in particolare alla battaglia del Ministro dell’Interno Matteo Salvini contro le navi delle Ong, prima su tutte come impatto mediatico, la Sea Watch 3.

La nave sotto il comando di Carola Rackete però è diventata per il leader della Lega, qualcosa a metà strada tra un capro espiatorio ed una vetrina pubblicitaria. Secondo alcuni sondaggi infatti, in termini di consensi il battibecco tra Salvini e la Rackete ha fruttato alla Lega 1 punto percentuale in una sola settimana.

Senza il mio permesso non sbarca nessuno” proclamava Salvini mentre la Sea Watch 3 attendeva un porto sicuro fuori dalle acque territoriali italiane, e intanto sia a Lampedusa che nel resto d’Italia, dalla Puglia alla Calabria, arrivavano centinaia di migranti su imbarcazioni di ogni sorta.

Quanto incidono le Ong sui flussi migratori?

Quindi viene spontaneo domandarsi quanto pesi effettivamente il lavoro svolto dalle Ong sui numeri dei flussi migratori. Secondo dati ufficiali elaborati dal ricercatore ISPI Matteo Villa, nel 2019 sono arrivati in Italia 3.073 migranti, dei quali solo 248 erano a bordo di navi delle Ong. In percentuale si tratta dell’8%.

Gli altri 2.825, ossia il restante 92%, arrivano nei modi più svariati, ma soprattutto in maniera autonoma, attraverso i cosiddetti sbarchi fantasma, e semi-autonoma. Gli sbarchi fantasma sono quelli che avvengono a bordo di piccole imbarcazioni, talvolta di gommoni, e sono difficilmente individuabili. Infatti si presume che un numero non precisabile di immigrati giunga sulle nostre coste senza che nessuno lo sappia, ed è un numero che, va da sé, non possiamo includere nel conteggio.

Con gli sbarchi fantasma sono arrivati in Italia 737 migranti da inizio gennaio a fine giugno 2019. Tutti gli altri sono stati trovati ai confini delle acque italiane dalle navi delle stesse autorità italiane, come ad esempio la Guardia Costiera. Queste imbarcazioni alla deriva, a volte a corto di carburante o con motori in avaria, vengono poi trainate in porto.

Matteo Villa spiega che “le Ong sono importanti soltanto se le consideriamo importanti noi. Dall’inizio dell’anno hanno compiuto soltanto 7 missioni, sono state attive solamente 31 giorni su 187, praticamente un mese non continuativo su sei.” L’eco mediatica dipenderebbe soprattutto, secondo quanto rilevato da Villa, dal fatto che quando una nave delle Ong arriva al largo delle coste italiane, ci resta per diversi giorni in attesa di ricevere l’autorizzazione a entrare in porto.

Spesso si è anche portati a pensare che la sola presenza delle Ong nelle acque del Mediterraneo rappresenti per i migranti un incoraggiamento a partire. In realtà guardando alcuni numeri sembrerebbe possibile smentire anche questa ipotesi. Nei giorni in cui le navi delle Ong erano al largo della Libia le partenze sono state 32, mentre nei giorni in cui non ve n’erano ci sono state 34 partenze.

Nel periodo in cui ci fu il più alto picco di migrazioni dalla Libia, cioè nel 2016, in Italia arrivarono secondo i dati di cui disponiamo, 178mila persone. Di queste solo 46mila vennero soccorse e portate nei nostri porti da navi delle Ong, ossia il 25% circa del totale. Il restante 75% è arrivato con navi delle autorità italiane, soprattutto con quelle della Guardia Costiera, con navi dell’Unione Europea che operavano nel contesto dell’Operazione Sophia, e con quelle di Frontex, che è un’agenzia per il controllo delle frontiere dell’UE.

Dall’estate del 2017 poi i flussi migratori si sono ridotti grazie agli accordi tra il governo italiano e le milizie libiche che gestiscono i centri di detenzione in Libia, così le navi di Frontex hanno gradualmente lasciato il campo, e l’Operazione Sophia è stata sospesa dal Ministro dell’Interno Matteo Salvini.

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