Il bollo auto è una tassa particolarmente antipatica per il contribuente, per una serie di motivi tutt’altro che irragionevoli, e magari è anche per questo che spesso si sente parlare della possibilità che prima o poi venga finalmente soppressa. Ora sembra che una qualche svolta sia alle porte, e che non manchi molto ad un vero e proprio addio al bollo auto.

Al posto del bollo auto però ci sarà un’altra tassa, che naturalmente accontenterà alcuni e scontenterà altri. Quindi per capire a chi piacerà e a chi non piacerà la tassa che sostituirà il bollo auto, vediamo come dovrebbe funzionare per l’esattezza. A farne le spese, letteralmente, potrebbe essere il contribuente medio, quello che usa la macchina per andare a lavoro tutti i giorni, magari affrontando un tragitto quotidiano di 50 o persino 100 km.

Ma come mai la nuova tassa dovrebbe andare a pesare sulle spalle di questa tipologia di contribuenti? Ci si augura spesso che a farsi carico di maggiori tasse siano i cittadini con un reddito alto, e che al contrario quelli che hanno un reddito medio basso si vedano ridurre il carico fiscale, ma sembra proprio che non sarà questo il principio seguito dalla tassa che sostituirà l’attuale bollo auto.

Al posto del bollo auto una tassa che penalizza chi sua molto la macchina

Ora come ora il bollo può rappresentare un costo più o meno alto a seconda della potenza dell’automobile in questione e a seconda della classe inquinante, ad esempio euro 1, euro 3, euro 4 e così via. In altre parole si paga di più se la macchina ha molti kw ed un motore poco ecologico, e si paga di meno se ha meno kw e un motore che rilascia meno emissioni.

Ora però si vuole dare una svolta introducendo una tassa strutturata in maniera diversa. E stando alle novità che verranno introdotte, a sostenere maggiori spese per pagare il ‘nuovo bollo’ non sarà l’imprenditore che ha una Lamborghini nel garage, ma l’operaio che va a lavoro con una comunissima Fiat Punto.

Strano ma vero, la nuova tassa al posto del bollo dovrebbe funzionare proprio così. Perché pagherebbe di più l’operaio con la sua Punto scassata? Perché la nuova tassa, già approvata dalla Commissione Trasporti del Parlamento Ue e in attesa del via libera definitivo del Consiglio Europeo, andrà a valutare negativamente il numero di chilomentri percorsi.

Va da sè che il contribuente che usa la fuoriserie per il giretto domenicale pagherà molto meno del lavoratore che tutti i giorni macina chilometri su chilometri per andare al lavoro, o ad esempio chiunque svolga un lavoro di rappresentanza con auto propria. Saranno penalizzati dalla nuova tassa tutti coloro che abitano fuori città, lontano dai mezzi pubblici, e che per tale ragione sono costretti a servirsi della propria automobile per qualsiasi spostamento.

Ci saranno ovviamente le agevolazioni previste per chi ha un’auto elettrica, o una a metano, ma saranno penalizzati quelli che non possono permettersi di acquistarne una meno inquinante.

Il costo della svolta green, al posto del bollo arriva l’ecotassa

L’idea è quella di incentivare l’utilizzo dei mezzi pubblici, ove l’opzione sia effettivamente disponibile, e in ogni caso di disincentivare l’uso della macchina. O ancora spingere a passare ad un’auto elettrica, oppura ad una provvista di impianto a metano, sempre che ce la si possa permettere naturalmente.

Una svolta ecologia quindi, perché sostituendo il bollo auto con una tassa basata sulle reali emissioni, con una sorta di ‘ecotassa’ praticamente, si dovrebbe ottenere come risultato una riduzione dell’inquinamento atmosferico. In Italia poi, specie dopo che l’Europa aveva avviato due procedure di infrazione per il mancato rispetto delle emissioni inquinanti, correre ai ripari era doveroso.

A Torino è stato quindi sottoscritto un accordo sulla base delle indicazioni che sono arrivate dall’Europa, ed il primo governo Conte, quello a trazione 5 Stelle-Lega, ha dato alla luce il cosiddetto protocollo Aria pulita, firmato oltre che dal presidente del Consiglio, anche dagli allora ministri dell’Ambiente, dell’Economia, dello Sviluppo Economico, delle Infrastrutture e Trasporti, delle Politiche Agricole e Salute, oltre che dai rappresentati di Regioni e Provincie autonome.

Come funziona la nuova tassa e quando entrerà in vigore

La nuova tassa come abbiamo detto andrà a penalizzare chi usa molto la macchina, chi fa più chilometri e pertanto inquina di più. Il principio è semplice e chiaro. Ma come si fa a sapere quanti chilometri vengono percorsi con la macchina? Semplice, montando la stessa scatola nera che in alcuni casi viene montata contestualmente alla sottoscrizione di alcune tipologie di contratti RCA.

In questo caso però la scatola nera non la ‘offre’ la compagnia assicurativa, potrebbe essere a carico del contribuente. I dettagli però non sono ancora noti, quindi su questo rimane ancora un grosso punto interrogativo. Grazie alla scatola nera comunque sarà possibile quantificare con esattezza il numero di chilometri percorsi, e calcolare quindi l’importo da pagare al posto del bollo auto.

Questo per quel che riguarda il come, ora però vediamo il quando. La nuova tassa che sostituisce il bollo auto dovrebbe entrare in vigore, almeno per chi possiede un mezzo pesante o un furgone di oltre 2,4 tonnellate, a partire dal 2023. Chi invece ha un mezzo di trasporto diverso da quelli appena menzionati smetterà di pagare il bollo tradizionale e inizierà a pagare la nuova ‘ecotassa’ a partire dal 2026.

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