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ArcelorMittal riceve la visita dei Carabinieri nello stabilimento dell'ex Ilva di Taranto

ArcelorMittal riceve la visita dei Carabinieri nello stabilimento dell'ex Ilva di Taranto

Alle indagini tutt'ora in corso prende parte anche l'Ispra, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale

Aveva appena ricevuto la visita della Guarda di Finanza, l'ArcelorMittal nello stabilimento dell'ex Ilva di Taranto e negli uffici di Milano, ed ora a far visita all'acciaieria tarantina è toccato all'Arma dei Carabinieri, per una indagine sulle attività condotte dalla società franco-indiana, alle quali sta contribuendo anche l'Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale).



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Nello stabilimento siderurgico di Taranto sono quindi arrivati gli uomini dell'Arma di Roma e di Taranto, dove è tutt'ora in corso una ispezione delegata dalla procura, che viene effettuata per l'esattezza dai carabinieri del Nucleo ecologico, del Nucleo sulla sicurezza sul lavoro e da quelli del Comando provinciale nell'ambito delle indagini avviate dopo l'esposto dei commissari.

Al centro dell'ispezione ci sono le attività che riguardano la bonifica dello stabilimento e più in generale la situazione in cui si trova attualmente la fabbrica. Secondo quanto riferito da fonti dell'Arma, le operazioni d'ispezione sono concentrate su "un attento controllo dell'area a caldo".

I Pm di Taranto hanno infatti incaricato le forze dell'ordine di verificare se ci sia stato depauperamento delle materie prime, se siano stati svolti lavori di manutenzione che abbiano messo in sicurezza gli impianti, o se gli stessi possano rappresentare un pericolo per i lavoratori. I controlli svolti dell'Arma dei Carabinieri hanno riguardato anche l'intero complesso dei parchi minerali, i nastri trasportatori, le cokerie, l'agglomerato, gli altiforni e le acciaierie.

Si compone di 70 pagine il ricorso presentato dai commissari, che presentavano una tesi di una certa gravità, prospettando "un disegno illecito per distruggere l'Ilva ed eliminare un concorrente". E tra le questioni più delicate, sicuramente quella dello spegnimento degli altiforni, operazione per la quale la società aveva stilato e reso noto un calendario, salvo ritirarlo poi in un secondo momento.

Secondo gli avvocati, per quel che riguarda gli altoforni, le operazioni di spegnimento che sono state poi fermate, avrebbero potuto essere molto pericolose su svariati fronti. "Laddove ArcelorMittal dovesse procedere, come preannunciato, alla chiusura degli impianti produttivi dell'area a caldo, gli stessi subirebbero un processo di raffreddamento che causerebbe danni sostanzialmente definitivi ai mattoni refrattari stessi, determinandone la riduzione di volume, l'insorgenza di lesioni, il distacco dalle superfici adiacenti tra mattone e mattone e dalle parti metalliche che realizzano le strutture portanti".

Diversamente, nel caso di "riavviamento dell'impianto oggetto della sospensione di produzione" si "innescherebbe un processo graduale di riscaldamento dei mattoni refrattari precedentemente raffreddati foriero di gravissimi rischi non solo dal punto di vista tecnico ma, anche, sul piano della sicurezza del personale preposto, e dell'impatto ambientale".

Intanto, due giorni fa il capo Carlo Capristo, l'aggiunto Maurizio Carbone e il pm Mariano Buccoliero si sono incontrati in occasione del vertice del coordinamento delle indagini per distruzione di mezzi di produzione e di appropriazione indebita, al fine di delegare l'indagine sugli aspetti ambientali e l'indagine sulla sicurezza sui luoghi del lavoro.

Nella giornata di oggi si terrà inoltre il vertice Conte-Mittal, l'incontro molto atteso tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e Lakshmi Mittal.

Redazione Borsainside ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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