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La app per il tracciamento di Apple e Google disponibile da inizio maggio, ecco come funziona

La app per il tracciamento di Apple e Google disponibile da inizio maggio, ecco come funziona

La app per il tracciamento dei contagi di Coronavirus non avrà geolocalizzazione e non localizzerà gli utenti coi dati delle celle mobili

Nell'epoca dei social network, dell'informazione attraverso internet, e dello shopping virtuale, il tema della privacy è sempre in auge, con interrogativi che di tanto in tanto riaffiorano negli utenti. E il dubbio che le proprie informazioni personali, i propri dati sensibili possano finire nelle 'mani sbagliate', si ripresenta facilmente.

Si è ripresentato infatti con l'annuncio del lancio di una app ritenuta necessaria per tener traccia dei contagi di coronavirus, nel nostro Paese si trattava di Immuni, e nel resto d'Europa di app che funzionano in maniera analoga.

In molti però hanno espresso preoccupazioni, legittime, su quanto la nostra privacy sarebbe stata messa a rischio con l'introduzione di una app che, almeno per come era stata inizialmente concepita, non offriva sufficienti garanzie al cittadino, e non solo per quel che riguarda la gestione dei dati personali.

Il timore infatti era che attraverso la app si fosse in grado di tener traccia degli spostamenti, ed è per questo che in breve tempo è stato chiarito che sarebbe stata usata la tecnologia bluetooth, e niente geolocalizzazione.

Ma le perplessità restavano, e soprattutto, sebbene la app non sarebbe stata resa obbligatoria, era trapelata l'ipotesi di imporre delle limitazioni agli spostamenti per chi non l'avesse scaricata. Ipotesi quest'ultima che fortunatamente è stata poi accantonata.

Come funziona la nuova app realizzata con la collaborazione di Apple e Google

Alla fine la app Immuni è cambiata, e la sua nuova versione presenterà delle differenze che portano la firma di Apple e Google, e che permettono di utilizzare meno dati possibile, e i forma praticamente del tutto anonima.

La nuova app sarà resa disponibile a partire dal mese di maggio, e sarà inizialmente accessibile solo alle autorità sanitarie e agli sviluppatori delle app che sono stati scelti da loro nei vari Paesi.

Per cominciare la nuova all Immuni non funzionerà attraverso Gps e non utilizzerà i dati delle celle mobili per localizzare la posizione degli utenti. Inoltre i dati personali di chi la installa sul proprio dispositivo non vengono raccolti nei server, ma rimangono nel dispositivo stesso.

Inoltre l'utente può, in qualsiasi momento, disabilitare o riabilitare le funzioni di rilevamento e scambio dati, che comunque avvengono attraverso l'utilizzo di algoritmi di cifratura e creazione randomica di chiavi, gli stessi che vengono utilizzati in ambienti bancari o governativi per la sicurezza degli utenti stessi.

La piattaforma si basa su Api, acronimo che sta per Application Program Interface, e si serve come accennato della tecnologia Bluetooth, la cui portata come sappiamo è limitata. Il dispositivo con la app installata e attiva comunica con gli altri dispositivi in cui la app è attiva, non attraverso le celle telefoniche appunto, ma tramite bluetooth.

Apple e Google, al fine di garantire i massimi standard di sicurezza per quel che riguarda la gestione dei dati personali, hanno ulteriormente alzato i requisiti nell'ambito della gestione della privacy, e continuano a lavorare a stretto contatto con le autorità sanitarie.

Ed è quindi grazie a queste Api che gli smartphone e gli iPhone su cui viene installata la app Immuni, possono scambiare le informazioni che vengono quindi utilizzate per tracciare i contatti con le persone che risultano positive al virus, venendo condivise però solo quando un utente risulta positivo al Covid, ma vediamo come.

Il meccanismo non è particolarmente complesso. In pratica ogni dispositivo genera per se stesso dei codici in modo casuale, e questi codici inoltre, per garantire un maggior livello di anonimato, vengono cambiati ogni 10-20 minuti circa. In questo modo si evita insomma che terzi non autorizzati possano in qualche modo arrivare a servirsi di questi dati per tracciare il dispositivo.

A ciascun dispositivo corrisponderà quindi non solo un codice, ma un elevato numero di essi, ed è allo scambio di codici che si limita la comunicazione tra i dispositivi che attivano la app Immuni. I codici di per sé non contengono alcun tipo di informazioni sensibili dell'utente, e quindi non permettono di risalire al proprietario né di assimilare suoi dati personali.

Grazie allo scambio dei codici, attraverso l'uso della App è possibile accedere all'intensità del segnale Bluetooth, che permette di stabilire quanto è stato ravvicinato il contatto con altri eventuali dispositivi, e per quanto tempo è durato (informazione quest'ultima che è limitata entro i 30 minuti), infine alla data in cui il contatto è avvenuto.

Le informazioni in ogni caso non vengono trasmesse ad alcun server, ma restano memorizzate nella app. Non vengono quindi condivise con un sistema centrale, non vengono condivise con autorità governative o con gli stessi sviluppatori della app scelti dalle autorità, e nemmeno con gli stessi Apple e Google.

Le Api sono compatibili con il sistema operativo aggiornato iOS 13 degli iPhone, e con gli smartphone Android attraverso un aggiornamento dei Google Service.

Quand'è che le informazioni raccolte dal dispositivo con la App Immuni vengono condivise? Succede quando l'utente in possesso della app risulta positivo al coronavirus, ma vediamo come iniziando dall'inizio.

L'utente che decide di installare la app Immuni dà il consenso per l'invio alle autorità dei dati incamerati dalla app sotto forma di codici contenuti nel suo dispositivo, solo in caso di diagnosi positiva al Covid-19. Inoltre le informazioni che vengono condivise non contengono in ogni caso informazioni personali che permettano di identificare lui o il dispositivo che utilizza.

Il caso positivo inserirà quindi questa informazione all'interno della app, che a quel punto segnalerà al sistema che i codici associati a quel dispositivo corrispondono ad una diagnosi di positività al Covid-19.

Dal momento che ogni giorno, almeno una volta al giorno, ogni dispositivo provvisto della app scarica un elenco di codici (anonimi) corrispondenti a diagnosi positive, confrontandoli coi codici coi quali è entrato in contatto (attraverso bluetooth), se tra questi codici dovessero risultarne alcuni corrispondenti a casi positivi, la app avvisa l'utente dell'avvenuto contatto.

Il contatto, per rappresentare un rischio per il soggetto, deve aver avuto una certa durata ed una certa distanza, quindi grazie ad un algoritmo studiato e validato dalle autorità sanitarie, in base all'entità del contatto l'utente potrebbe essere avvisato.

Anche in questo caso, all'utente interessato viene comunicata solo la data del contatto, quindi non saprà dove è avvenuto, né conoscerà l'identità del caso positivo con cui è entrato in contatto. Queste informazioni infatti nell'ambito della app non esistono, e questo rende la nuova versione sviluppata con Apple e Google, molto più rispettosa della privacy rispetto alla versione iniziale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
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