Usa, Biden rende obbligatorio il vaccino per alcune classi di lavoratori: due i motivi della scelta

Usa, Biden rende obbligatorio il vaccino per alcune classi di lavoratori: due i motivi della scelta

Biden ha annunciato che il vaccino sarà reso obbligatorio per tutti i lavoratori federali e per chi fa affari con Washington: ecco i motivi della scelta

Il presidente statunitense, Joe Biden, è alla fine passato dalle parole ai fatti. Dato il continuo aumento dei contagi negli Stati Uniti e il quasi totale blocco della campagna vaccinale, il Presidente ha varato due ordini esecutivi che rappresentano una vera e propria svolta Oltreoceano nella lotta al Covid.

D'ora in avanti negli Stati Uniti il vaccino diventa obbligatorio, senza possibilità di effettuare un tampone in alternativa, per tutti i lavoratori federali e per chi fa affari, come ad esempio nel campo degli appalti, con Washington.

L'obbligo vale anche per tutte le aziende che presentano più di 100 lavoratori, alle quali è stato chiesto o di rendere obbligatorio il vaccino o di effettuare un test a settimana. Per i trasgressori è prevista una multa fino a un massimo di 14mila dollari.

Dopo aver illustrato i due nuovi ordini esecutivi alla nazione, il Presidente Joe Biden ha affermato: "siamo stati pazienti ma ora basta. Abbiamo gli strumenti per combattere il Covid-19 ma una minoranza di americani, sostenuta da una minoranza di funzionari di governo, continua a creare non pochi problemi".

Perché il vaccino è diventato obbligatorio negli Usa?

Secondo una prima stima, la decisione di Joe Biden di rendere obbligatorio il vaccino riguarda circa 100 milioni di americani. La scelta è stata presa basandosi sostanzialmente su due fattori:

  • l'incremento dei contagi nel Paese, dovuto anche e soprattutto alla diffusione della variante Delta su tutto il territorio nazionale;
  • il brusco rallentamento della campagna vaccinale, infatti vi è un'ampia percentuale di popolazione che non ha ancora ricevuto la prima dose di vaccino.

Da inizio luglio ad oggi i contagi sono in costante aumento negli Usa, con il bollettino di ieri, 9 settembre, che riporta 170mila nuovi casi registrati e 3.231 decessi legati al Covid. Molti lo ritengono l'inizio di una nuova ondata che colpirà il Paese, che per il momento ha già registrato 650mila decessi.

Al momento, infatti, gli Usa hanno in magazzino ancora milioni di dosi inutilizzate (da quando è iniziata la pandemia ne sono state opzionate più di un miliardo), ma dopo l'inizio sprint della campagna vaccinale, ora la percentuale di cittadini che decidono di sottoporsi a vaccinazione è calata notevolmente.

Per il momento solo il 54% della popolazione risulta completamente immunizzato, mentre la percentuale sale al 63% se si considerano anche i cittadini che hanno ricevuto almeno una dose di vaccino e che sono ora in attesa del richiamo.

Recentemente negli Usa si è parlato di una "pandemia dei non vaccinati", dato che gli Stati che risultano avere maggiori contagi sono proprio quelli in cui la campagna di vaccinazione sta procedendo più lentamente.

In Arkansas, ad esempio, così come in Georgia, per il momento è stato immunizzato il 43% della popolazione, nel Mississippi il 40% e in Alabama il 39%. Si tratta di numeri che cozzano un po' con quelli registrati invece sulla costa Est, dove la percentuale dei cittadini completamente vaccinati sale al 60%.

Resta comunque il problema che, in media, quasi la metà della popolazione statunitense è ancora esposta al virus. Ed è stato proprio questo fattore a spingere Biden rendere obbligatorio il vaccino per una vastissima fetta di lavoratori, non escludendo che eventuali estensioni possano arrivare anche in futuro.

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