Regioni in zona gialla già dal 29 novembre e prima di Natale potrebbe scattare la zona arancione

Regioni in zona gialla già dal 29 novembre e prima di Natale potrebbe scattare la zona arancione

Lunedì 22 novembre ancora nessuna Regione in zona gialla, ma prima di Natale potrebbe già scattare zona arancione e i governatori chiedono una stretta al governo

Il rischio di ritrovarsi in zona gialla già da lunedì 22 novembre a quanto pare è stato scongiurato per tutte le Regioni, ma il passaggio alla fascia di rischio successiva è solo rimandato, probabilmente di una sola settimana.

Potrebbe scattare infatti già da lunedì 29 novembre la zona gialla in alcune Regioni italiane in cui si sta registrando da diversi giorni ormai un rapido aumento del numero di nuovi casi positivi e dei ricoveri.

Un andamento che in molti definiscono preoccupante, e che preoccupa evidentemente anche i governatori che, sia di uno che dell'altro schieramento, chiedono all'unisono che il governo centrale intervenga con dei provvedimenti in grado di 'scongiurare il peggio'.

Tra le misure che il governo guidato da Mario Draghi potrebbe decidere di mettere in campo, anzitutto la stretta sul Green pass di cui abbiamo già parlato proprio in questi giorni, ma non solo.

Ad ogni modo qualche novità sul lasciapassare verde potrebbe arrivare direttamente da Bruxelles, con nuove raccomandazioni attese per la prossima settimana su quello che in Europa chiamano il Digital Covid Certificate. Nel frattempo i toni diventano sempre più allarmisti e si punta il dito in particolare su quanto starebbe accadendo nell'Europa dell'est, che secondo i parametri Ue è da ritenersi interamente zona rossa.

In Italia in particolare sul Green Pass i governatori vorrebbero che Roma intervenisse passando alla versione per così dire "a due velocità" cioè con una validità diversa a seconda che sia stato rilasciato per guarigione, vaccino oppure per tampone.

Non si tratta quindi di una diversa durata, per essere chiari, visto che quella distinzione è stata prevista sin dalla sua introduzione, ma di negare l'accesso a determinate attività o luoghi pubblici a chi ha il green pass rilasciato a seguito di tampone negativo, consentendo invece l'accesso a chi lo ha ottenuto con vaccino o guarigione.

Questo è, in estrema sintesi, la principale richiesta che arriva dai governatori di molte Regioni d'Italia, che evidentemente sperano di poter così ridurre le probabilità di ritrovarsi in zona arancione giù prima di Natale.

Un rischio che in realtà solo una manciata di Regioni, per lo più del Nord, corrono effettivamente. Ma cerchiamo di capire meglio cosa sta succedendo dal punto di vista della diffusione del contagio, quindi dei ricoveri e dei decessi, e quali sono gli interventi che dobbiamo aspettarci nei prossimi giorni.

L'Italia seguirà l'esempio austriaco o l'esempio francese?

In Italia la campagna vaccinale ha subito una forte accelerata rispetto al ritardo accumulato nelle primissime fasi, e questo ha portato la percentuale dei vaccinati sul totale della popolazione over 12 vicina all'85%, mentre in altri Paesi come Germania o Austria le percentuali sono basse di una ventina di punti percentuale.

Situazioni decisamente diverse sotto l'aspetto della campagna vaccinale che si ripercuotono sulle decisioni che i rispettivi governi si trovano poi a prendere per spingere suddetta campagna vaccinale.

In Italia il governo di Mario Draghi ha fin ora puntato molto sull'estensione del Green Pass arrivando a renderlo obblgiatorio anche per andare a lavoro. Si tratta del primo Paese d'Europa ad aver varato una misura simile per spingere la vaccinazione di massa, mentre il governo austriaco ha conquistato un altro primato, quello del primo Paese ad annunciare il vaccino obbligatorio.

Mentre i governatori di molte Regioni italiane chiedono il Green Pass a due velocità con maggiori restrizioni per chi ha ottenuto il pass in seguito a tampone negativo, in Germania, Slovacchia, Austria, Repubblica Ceca e Grecia si introducono misure più dure per i non vaccinati.

L'Austria è in prima linea nell'introduzione di simili discriminazioni basate sulle scelte personali che i cittadini compiono riguardo la propria salute. A partire da lunedì infatti è iniziato il lockdown per soli non vaccinati, che sarebbe dovuto durare almeno 10 giorni e che invece proseguirà per almeno altri 20 giorni a partire dal 22 novembre includendo nel mucchio anche i cittadini vaccinati.

Ma cosa sta succedendo negli altri Paesi dell'Ue? Il presidente Emmanuel Macron ha detto chiaro e tondo che non seguirà l'esempio dei Paesi sopra elencati, semplicemente perché "non è necessario in Francia".

Ne ha parlato nel corso di una intervista che è stata pubblicata online dal giornale "La Voix du Nord" dove ha specificato: "i Paesi che confinano i non vaccinati sono quelli che non hanno implementato il pass. Questa misura non è quindi necessaria in Francia".

L'Italia cosa farà quindi? Alcune note testate giornalistiche ipotizzano già che il governo Draghi seguirà comunque l'esempio dell'Austria e che si andrà quindi verso un obbligo vaccinale per tutti. Vienna ha annunciato che l'obbligo scatterà a partire dal 1° febbraio 2022, ma da Roma ancora nessuna decisione ufficiale in merito.

La situazione italiana, contagi e ricoveri

In Italia la situazione, nonostante le alte percentuali di cittadini vaccinati, non sembra delle più rassicuranti se si guarda il numero dei casi di contagio anche se, non dobbiamo dimenticarlo, i ricoveri e soprattutto i decessi sono in proporzione molto più bassi dei numeri cui eravamo abituati.

A quanto pare non basta per escludere la possibilità che vengano di nuovo imposte chiusure delle attività, restrizioni alla libertà di movimento, e via dicendo. Il rischio della zona gialla, e soprattutto della zona arancione è dietro l'angolo, ma come mai?

I dati di questi giorni indicano che il tasso nazionale di occupazione delle terapie intensive si aggira intorno al 6%, e che pertanto è assolutamente sotto controllo. Certo è che se il sistema sanitario fosse stato adeguatamente potenziato con un aumento del numero dei posti letto nelle terapie intensive e nei reparti di medicina generale, come previsto ad esempio dal decreto Rilancio, il rischio sarebbe ancor più basso.

E così alcuni degli 'addetti ai lavori' si mostrano preoccupati. Un commento in tal senso è arrivato anche dal presidente dell'Associazione degli anestesisti rianimatori ospedalieri, Alessandro Vergallo, che ha previsto che nella peggiore delle ipotesi tra un mese e mezzo "la situazione potrebbe di nuovo essere drammatica in tutti gli ospedali del Paese se non vengono applicate in modo stringente le norme sul Green Pass".

Arrivano però le rassicurazioni di Palazzo Chigi con il premier Draghi che garantisce: "faremo tutto quello che c'è da fare per non chiudere".

L'indice Rt, di cui ormai si parla ben poco visto che le proporzioni tra contagi e pressione sul sistema ospedaliero sono del tutto diverse dall'inizio, si attesta ed è stabile al momento in Italia sul valore di 1,21.

In Acune Regioni però le cose vanno molto meglio che in altre e tra quelle che stanno registrando una più evidente impennata dei contagi troviamo soprattutto il Friuli Venezia Giulia.

Ad ogni modo, tornando al dato nazionale, l'incidenza settimanale è attualmente sui 98 nuovi positivi per 100 mila abitanti ed è in aumento. La scorsa settimana avevamo un'incidenza su base nazionale che si attestava intorno ai 78 per 100 mila abitanti.

Come sarà il Green Pass a due velocità chiesto dalle Regioni

Dai governatori di molte Regioni arriva la richiesta rivolta all'esecutivo Draghi di un incontro "urgentissimo" per stabilire in che modo intervenire per evitare che il numero di ricoveri nei reparti di terapia intensiva e di medicina generale superino le soglie fissate da Roma.

Infatti se da lunedì 22 novembre non ci sarà nessuna Regione che passerà in zona gialla, è praticamente certo che ciò avverrà già il lunedì seguente, e c'è il rischio che entro dicembre, e sicuramente prima di Natale, alcune Regioni finiranno in zona arancione.

I presidenti delle Regioni, quasi tutti, chiedono al governo di intervenire con il Green Pass a due velocità, che imporrebbe le misure da zona arancione ai soli non vaccinati, i quali potrebbero continuare ad utilizzare il Green Pass ottenuto con il tampone negativo ma solo per andare a lavorare.

Fuori da questo coro resta però il governatore delle Marche, Acquaroli, che teme che le piazze di protesta possano scaldarsi ulteriormente.

I governatori hanno chiesto quindi di "anticipare eventuali scenari di criticità e interventi condivisi partendo dalla considerazione dei danni economici incalcolabili legati all'incertezza che i prossimi passaggi di zona rischierebbero di provocare alle attività".

Vero è che ai governatori è data facoltà di prendere delle decisioni in merito anche in maniera autonoma e indipendente, ma solo se si tratta di acuire le restrizioni e non di allentarle. In tal senso ha agito ad esempio la Sicilia, che ha già deciso di ripristinare l'obbligo di mascherina all'aperto nei casi di affollamento e ha stabiito che per chi arriva da Germania e Regno Unito è necessario sottoporsi a tampone.

I governatori però chiedono un quadro normativo uguale a livello nazionale, con l'eccezione appunto di Acquaroli che a La Stampa ha spiegato: "nella mia Regione, a luglio, quando fu annunciato il Green Pass che avrebbe dovuto spingere tutti 'gentilmente' a vaccinarsi, eravamo attorno al 70% di vaccinati".

"Per i più giovani non c'era ancora stato lo slot; tanti poi pensavano alle ferie e hanno organizzato la somministrazione per il ritorno" ha spiegato ancora il governatore delle Marche "ora siamo all'85% e credo che chi si è vaccinato l'ha fatto a prescindere dal Green Pass. Comunque sia, siamo arrivati al fondo. Ormai le posizioni si sono irrigidite nel muro contro muro. E non penso che ulteriori restrizioni, come un Green Pass rafforzato, convinceranno i contrari".

Quali Regioni rischiano la zona gialla dal 29 novembre?

Niente zona gialla a partire da lunedì, ma difficilmente si riuscirà ad evitare il passaggio alla fascia di rischio successiva anche la prossima settimana. Infatti a partire da lunedì 29 novembre almeno una Regione sarà quasi certamente in zona gialla.

Stiamo parlando del Friuli Venezia Giulia, che ha una percentuale di cittadini completamente vaccinati di 4 punti percentuale più bassa della media nazionale. Non solo, perché la Regione del nord-est detiene, insieme alla Liguria, il record della popolazione più anziana del Paese.

Il che significa non solo che si ha un rischio più elevato di contrarre il Covid-19 in forma grave, ma anche che essendo stati gli anziani tra i primi a ricevere il vaccino, sono anche i primi a rimanere scoperti. Cosa questa che stando agli ultimi dati inizia ad avvenire già a partire dal quarto mese dopo la somministrazione, con una riduzione progressiva della protezione fino al suo azzeramento.

Quanto all'andamento del contagio, non dimentichiamo che nel Friuli Venezia Giulia ci si è fermati, per quel che riguarda i reparti ordinari, a 2 ricoveri dal raggiungimento della soglia prevista per il passaggio in zona gialla. Le terapie intensive adesso sono all'11,3% per quel che riguarda i malati Covid, e i reparti ordinari sono al 14,2% circa. L'incidenza dei nuovi casi settimanali per 100 mila abitanti si attesta invece su 406.

Nessuna Regione supera ancora le soglie che sono state stabilite per il passaggio in zona gialla. Nelle Marche la soglia terapie intensive è stata superata di poco (10,5%) ma nei reparti ordinari siamo fortunatamente ancora al 6,6%.

Quanto alle terapie intensive siamo vicini alla soglia in Lombardia (9,1%) Lazio (9,4%), Sicilia (9,5%) e Valle d'Aosta (9,6%), ma in tutte quante il tasso di ricoveri nei reparti ordinari risulta lontanissimo dal 15%.

Ricordiamo che per il passaggio di una Regione in zona gialla si deve superare l'incidenza di nuovi casi settimanali di 50 per 100 mila abitanti, il 10% nelle terapie intensive e il 15% nei reparti ordinari.

Per la zona arancione invece servono 150 casi ogni 100 mila abitanti, il 20% nelle terapie intensive e il 30% negli altri reparti. Per la zona rossa infine più di 150 nuovi casi per 100 mila abitanti, il 30% nelle terapie intensive e il 40% negli altri reparti.

Le Regioni chiedono misure da zona arancione solo per non vaccinati

Quanto alle misure per il contenimento del contagio, tra zona bianca e zona gialla le differenze sono ben poche, infatti cambiano alcune sfumature riguardo l'uso delle mascherine all'aperto, e ci sono dei limiti che riguardano il numero di persone che possono sedere allo stesso tavolo in bar e ristoranti al chiuso.

Il vero problema, per i governatori ma soprattutto per i comuni cittadini, ed in particolare per coloro che conducono delle attività aperte al pubblico, è la zona arancione. Infatti in caso di zona arancione, specie in concomitanza con le festività natalizie, si va incontro a enormi danni economici per interi settori.

Il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, ha spiegato che il timore è legato soprattutto alla "ricaduta che tale situazione potrebbe avere sulla ripresa economica e sulle attività sociali, a poche settimane dalle festività natalizie".

La zona arancione, stando alle considerazioni svolte da Il Sole 24 Ore, comporta chiusure e restrizioni "insostenibili dal punto di vista economico e sociale. Per questo le Regioni premono e tornano a chiedere che si cambi il sistema delle fasce, escludendo le chiusure (in fascia bianca le discoteche e capienze ridotte per stadi, teatri, cinema; in arancione bar e ristoranti e centri commerciali nel weekend; in rossa anche i negozi) per chi si è vaccinato mentre i non vaccinati ma con tampone potrebbero continuare a partecipare alle attività essenziali come trasporti e lavoro".

Gelmini: "se la situazione peggiora non bisogna penalizzare i vaccinati"

La richiesta che arriva dalle Regioni trova appoggio nel parere espresso da Mariastella Gelmini, ministro per gli Affari regionali e per le Autonomie, che parlando a 24 Mattino su Radio 24 ha spiegato che "al momento non ci sono restrizioni in vista, ma se la situazione dovesse peggiorare nelle prossime settimane o nei prossimi mesi, credo che dovremmo tenere in seria considerazione le istanze delle Regioni" che chiedono misure a livello locale per ridurre il rischio di contagio.

Dell'importanza di non penalizzare i vaccinati si parla anche su un articolo de Il Corriere della Sera, dove si affronta la questione delle modifiche al Green Pass per ridurre la sua validità qualora questo sia stato ottenuto attraverso un tampone con esito negativo, e la sua durata da 12 a 9 mesi.

Sul noto quotidiano leggiamo nelle prime due righe del pezzo in questione che ci saranno "regole più severe per chi decide di non vaccinarsi. Veri e propri divieti legati alla vita sociale per proteggere chi è immunizzato". Doveroso a questo punto svolgere un paio di considerazioni: prima di tutti i vaccinati non sono immunizzati in quanto, appunto non immuni né dal contagio, né dalla malattia nella sua forma lieve o grave che sia, né dalla morte causa Covid.

In secondo luogo, se proprio si vuole insistere con la narrazione che i vaccinati non hanno da temere dal virus e che sono solo i cosiddetti 'no vax' ad affollare gli ospedali, allora sarebbe il caso di evitare di affermare che "per proteggere chi è immunizzato" che se tale è allora è già protetto, occorre imporre "regole più severe per chi decide di non vaccinarsi" in quanto costituisce un paradosso.

Il Green Pass avrà durata 9 mesi per i vaccinati

Il Green Pass sta per cambiare, e non solo sulla base delle richieste di questi giorni che sono arrivate dalle Regioni. Ci sono diverse modifiche che il lasciapassare si appresta a subire, a cominciare dalla sua durata che tornerà ad essere, per chi ottiene il pass con il completamento del ciclo di vaccinazione, di 9 mesi invece che di 12.

Per chi si ritroverà con il Green Pass scaduto, cosa che per alcuni è già avvenuta e per molti avverrà a breve se si considera che i primi a vaccinarsi in Italia hanno offerto il braccio alla siringa a gennaio, non resterà altro da fare se non la terza dose.

Terza dose (o booster) che inizierà ad essere somministrata a tutti gli over 40 già dalla prossima settimana, e che a breve dovrebbe diventare obbligatoria per il personale sanitario. L'annuncio sulla terza dose per gli over 40 è arrivato a ridosso di questo fine settimana, e nel frattempo già dalla prossima settimana si inizia a lavorare per anticipare la scadenza del pass di tre mesi.

Non ci sono certezze però che il governo decida di accogliere le richieste delle Regioni sul Green Pass a due velocità nel tentativo di spingere chi ancora non ha fatto il vaccino a rivedere la propria posizione.

Terza dose per tutti gli over 40 già dal 22 novembre

Le somministrazioni della terza dose di vaccino per tutti i cittadini di età superiore a 40 anni inizieranno già a partire da lunedì 22 novembre. L'annuncio è arrivato nella serata di giovedì direttamente dal commissario straordinario il generale Francesco Paolo Figliuolo con una circolare che è già stata inviata alle Regioni ed alle province autonome.

Per chi rientra nella fascia di età 40-59 quindi ci sarà la possibilità di iniziare a somministrare il cosiddetto booster, cioè il potenziamento del vaccino che dovrebbe, in linea del tutto teorica, andare a colmare le falle nella protezione che si aprono a distanza di 4-6 mesi dal completamento del ciclo vaccinale. 

Nella circolare inviata dal generale Figliuolo si legge che le Regioni potranno anticipare il booster per la fascia 40-59 a patto che "siano trascorsi almeno sei mesi dal completamento del ciclo primario di vaccinazione".

Inoltre si legge che la disposizione è stata adottata per la terza dose del vaccino Covid "alla luce dell'evoluzione del quadro epidemiologico delle ultime settimane con il progressivo incremento dell'incidenza settimanale di nuovi casi e la crescita dei contagi, considerato che le attuali evidenze mostrano dopo circa sei mesi dalla vaccinazione un'iniziale decadimento del livello di efficacia dei vaccini nei confronti delle forme sintomatiche".

Nella circolare, tra le altre cose, viene anche specificato il motivo per cui è stata presa la decisione di procedere con la terza dose anche per la fascia di età 40-59 anni. Dovrebbe servire ad "accelerare la campagna di somministrazione dei richiami per mantenere un'elevata protezione individuale" nelle persone già vaccinate con il ciclo primario e "ridurre il più possibile la trasmissione di Sars-CoV2 nella popolazione".

Il ministro della Salute, Roberto Speranza, coglie l'occasione per lanciare l'ennesimo allarme circa l'andamento del contagio nel nostro Paese. "La curva del contagio sale" dice il ministro di LeU "e ancor di più nei Paesi europei vicini all'Italia" ma non si dilunga nel dire ad esempio che è proprio in Irlanda, il Paese con la più alta percentuale di vaccinati di tutta Europa, ad esserci anche il più alto numero di casi positivi, come evidenziato dallo stesso Maurizio Belpietro un paio di giorni fa durante la trasmissione Dritto e Rovescio.

Il ministro Speranza ha anche preannunciato che il governo è al lavoro per mettere a punto un provvedimento che introduca l'obbligo della terza dose per i sanitari e per il personale delle RSA, che secondo quanto riportato dallo stesso presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli "dovrebbe partire dal primo dicembre".

"Il nostro parere è stato che la vaccinazione è lo strumento che ci ha fatto ridurre i contagi, e quindi non possiamo che essere d'accordo" ha detto quindi Anelli.

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