Quarta dose vaccino Covid, stop alla somministrazione in Israele per dubbi sulla sua efficacia

Arriva un improvviso stop in Israele alla campagna per la somministrazione della quarta dose di vaccino che sarebbe dovuta partire nella giornata di domenica. La sospensione è arrivata dopo che un gruppo di esperti del ministero della Salute israeliano si era espresso a favore dell’inoculazione in tutti i cittadini di età dai 60 anni in su, in quelli che lavorano in ambito sanitario e negli immunodepressi.

Il direttore generale del ministero della Salute, Nachman Ash tuttavia, non ha poi dato il via libera nonostante il parere favorevole degli esperti, motivo per cui la campagna vaccinale per la somministrazione della quarta dose non è ancora partita.

Nel frattempo è stato invece avviato uno studio, iniziato appena un paio di giorni fa, condotto in collaborazione del Ministero della Salute presso lo Sheba Medical Center con il quale si intende verificare l’effettiva efficacia della quarta dose.

Lo studio avviato il 27 dicembre coinvolgerà in tutto 6.000 persone, 150 delle quali sono operatori che lavorano presso la struttura ospedaliera, i quali hanno al momento dell’inizio dello studio un livello di anticorpi basso e riceveranno la somministrazione della quarta dose.

Attraverso questo studio i ricercatori dovranno riuscire a testare l’effetto della quarta dose di vaccino sul livello degli anticorpi, sulla prevenzione della malattia e il grado di sicurezza del farmaco.

Il fine ultimo in sostanza è quello di cercare di quantificare l’ipotetico vantaggio derivante dall’inoculazione della quarta dose, e di conseguenza se e per quali fasce di popolazione prevedere la somministrazione.

Stop alla quarta dose, tra i motivi la bassa ospedalizzazione con la variante Omicron

Il mancato via libera da parte del direttore generale del ministero della Salute israeliano non è dovuto solo all’avvio dello studio con cui si intende accertare la reale efficacia e il grado di sicurezza della somministrazione della quarta dose, ma soprattutto alla bassa letalità della variante Omicron.

Lo studio avviato il 27 dicembre infatti dovrebbe terminare nel giro di un paio di settimane, ma non sarebbe quello il principale motivo per cui è arrivato lo stop alla somministrazione della quarta dose.

Le ragioni, stando a quanto riportato dal quotidiano The Times of Israel, sarebbero invece riconducibili ai dati preliminari provenienti dall’Agenzia per la sicurezza sanitaria del Regno Unito.

Secondo questi dati i contagiati dalla variante Omicron avrebbero tra il 50 e il 70% di probabilità in meno di essere ricoverati in ospedale rispetto a quelle contagiate dalla variante Delta.

In compenso la variante Omicron avrebbe la capacità di diffondersi più rapidamente e se ci focalizziamo sulla protezione offerta dal vaccino, è evidente una minore efficacia contro la forma sintomatica della malattia.

Una serie di motivi che di fatto fanno apparire meno utile del previsto la somministrazione di una ulteriore dose del vaccino, da cui la decisione di Nachman Ash di non dare il via libera. In ogni caso i media israeliani precisano che già la prossima settimana dovrebbe arrivare un aggiornamento dal vertice del ministero, e non è detto che il rinvio della somministrazione non venga ulteriormente prorogato.

Anche i dati del Sudafrica indicano bassa letalità Omicron

Dal Regno Unito arrivano conferme circa la scarsa pericolosità della variante Omicron. L’Agenzia per la sicurezza sanitaria britannica ha pubblicato dei dati che dimostrano come questa nuova variante sia in grado di generare una malattia in forma più lieve rispetto alle precedenti varianti e lo stesso esito emerge anche dai dati che arrivano dal Sudafrica.

In Sudafrica, primo Paese a identificare la variante Omicron, si sta infatti valutando la possibilità di porre fine al tracciamento dei contatti e alla conseguente quarantena.

A tal proposito, come ci ricorda L’Indipendente online, è il caso di “ricordare una ricerca, condotta dall’Istituto Nazionale per le Malattie Trasmissibili di Johannesburg, secondo cui i sudafricani che contraggono il Covid-19 nell’attuale ondata di infezioni hanno l’80% in meno di probabilità di essere ricoverati in ospedale se contraggono la variante Omicron rispetto ad altri ceppi”.

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