BCE presenta nuovo strumento per proteggere Stati indebitati. Delusi gli investitori, e per l’Italia non va bene

simbolo euro e palazzo BCE di Francoforte

Dovrebbe essere lo strumento che la Banca Centrale Europea andrà ad utilizzare, nei prossimi mesi e nei prossimi anni, per aiutare quegli Stati che sono maggiormente indebitati a far fronte ai sempre più elevati costi di finanziamento. Lo strumento però, secondo quanto riportato da Reuters proprio in questi giorni, ha deluso alquanto le aspettative degli investitori.

Molti infatti si sono detti preoccupati per la carenza di dettagli e di condizioni che garantiscano l’efficacia dello strumento per Paesi che si trovano in condizioni come quelle in cui si trova oggi l’Italia.

Il nuovo strumento della BCE è stato presentato in concomitanza con il primo aumento dei tassi di interesse a 11 anni, e si chiama Transmission Protection Instrument, o Tpi. In italiano sarebbe semplicemente strumento di protezione della trasmissione, e prevede l’acquisto di bond di Paesi che hanno costi di finanziamento che rapportati a quelli della Germania presentano un’impennata non giustificata dai fondamentali economici.

L’Italia ha bisogno del Tpi?

La particolare situazione politica che l’Italia sta attraversando in questo momento, con la fine del governo di Mario Draghi che tanto piaceva soprattutto alle élite finanziarie europee espone il Paese sotto il profilo finanziario, e secondo i mercati ha urgente bisogno del Tpi.

L’Italia, non dimentichiamolo, è il secondo Paese maggiormente indebitato dell’Eurozona. Con la crisi del governo Draghi e la prospettiva delle elezioni anticipate l’obbligazionario si è mostrato inquieto, con rendimenti dei titoli di Stato in aumento e uno spread che continua a dilatarsi con i Bund verso il livello che nel mese di giugno avevano spinto la Bce a mettere a punto uno strumento “anti-frammentazione”.

Piet Christiansen, azionista campo di Danske Bank, ritiene che lo strumento sia “macchinoso” e “non così facile da attivare come probabilmente i mercati speravano”. Un livello di entusiasmo decisamente basso per il nuovo strumento della Bce, “ecco perché gli investitori stanno punendo i titoli italiani in questo momento, semplicemente perché non è chiaro quando e come la Bce interverrà” spiega quindi l’esperto della banca danese.

Nuovo strumento Bce: per l’Italia attesa per il risultato delle elezioni

Proviamo quindi a fare il punto, iniziando col dire che per essere idoneo ad accedere a questo strumento un Paese deve rispettare le regole fiscali dell’Unione europea, ma in questo momento sono sospese, inoltre non devono risultare gravi squilibri macroeconomici, con finanze nazionali che devono essere considerate sostenibili, e in più deve avere dei “programmi macroeconomici solidi e sostenibili” che siano conformi ai piani presentati al blocco per il fondo di ripresa dall’emergenza Covid-19.

Stando a quanto riferito dall’agenzia Reuters, tutti i Paesi membri avranno la possibilità di beneficiare del nuovo strumento, ma secondo Christiansen per quanto riguarda l’Italia molto dipenderà dalla natura del nuovo esecutivo che verrà fuori dalle elezioni che si terranno il 25 settembre 2022.

D’altra parte quello che accadde quando nel 2018 a vincere le elezioni politiche fu un partito profondamente euroscettico (sulla carta) che per governare strinse un’alleanza con l’altro partito ‘sovranista’ e ‘populista’ e similmente euroscettico (sulla carta) era sotto gli occhi di tutti. A Bruxelles il nuovo esecutivo non piaceva e i mercati reagirono male e tra le altre cose ci fu un massiccio crollo dei bond italiani.

Lo scopo che si prefigge la Bce dovrebbe essere quello di impedire che i costi di finanziamento negli Stati più deboli aumentino troppo in fretta, rendendo possibile il rialzo dei tassi di interesse e di contenere l’inflazione senza temere rischi di frammentazione.

Per quanto riguarda l’utilizzo dello strumento comunque, la presidente della Bce Christine Lagarde ha precisato che è a discrezione della banca centrale e che i criteri possono essere da essa modificati.

Christine Lagarde spera di non attivare il Tpi, e gli operatori lamentano la mancanza di dettagli

Dalla Banca Centrale Europea hanno spiegato che si ricorrerà all’attivazione del Tpi laddove si dovesse rendere necessario per contrastare “dinamiche di mercato ingiustificate e disordinate che rappresentano una seria minaccia alla trasmissione della politica monetaria nella zona euro“.

Bisogna dire però che i parametri non sono stati ancora interamente definiti, e gli analisti sono preoccupati proprio per questa mancanza di dettagli che riguardano anche le modalità e i tempi di utilizzo di questo strumento appena messo a punto dalla Bce, ma soprattutto sull’effettiva volontà da parte della banca centrale di utilizzarlo.

Marchel Alexandrovich, economista europeo di Saltmarsh Economics, ha spiegato a tal proposito: “quello che non piace ai mercati è che Lagarde ha detto più volte che spera di non attivarlo. Il fatto che abbia sottolineato questo aspetto e che abbia posto l’enfasi sui reinvestimenti del Pepp, lo mette in secondo piano nella lista degli strumenti anti-frammentazione”.

Secondo quanto riferito a Reuters da alcune fonti tra l’altro i banchieri centrali non hanno tempestivamente discusso le turbolenze del mercato obbligazionario italiano e non prevedono di ricorrere al nuovo strumento nel brevissimo periodo, proprio perché le attuali condizioni non ne giustificherebbero l’utilizzo.

Intanto per gli operatori il fatto che gli acquisti nell’ambtio del Tpi saranno senza restrizioni è un segnale positivo, in quanto ciò dovrebbe voler dire che il programma è potenzialmente di dimensioni illimitate.

Gli operatori però hanno al contempo notato che la Bce non ha specificato in che modo il principio di “capital key”, che è quello che prevede l’acquisto di obbligazioni in relazione alle dimensioni delle economie, verrà applicato nell’ambito dell’attivazione del piano. Dalla Bce infatti non sono arrivati neppure chiarimenti in merito alle tempistiche degli acquisti previste.

Sul tema raccogliamo anche il parere di Andreas Jobst di Allianz: “il Tpi è potente in termini concettuali, ma potrebbe risultare debole nella sua attuazione, data la vaghezza dei parametri operativi. Questo rende molto difficile valutare se possa essere sufficientemente efficace” ha concluso quindi Jobst.

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