Il Canone Rai resterà nella bolletta della luce? Ecco perché c’è il rischio che succeda

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Il governo di Giorgia Meloni ha già affrontato in diverse occasioni l’argomento della rimozione del canone Rai dalla bolletta dell’energia elettrica, senza risolvere il problema tuttavia, infatti l’imposta continua ad essere addebitata in bolletta anche nonostante le chiare direttive di Bruxelles che più volte ha chiesto un intervento in tal senso.

Di recente abbiamo raccolto le dichiarazioni rilasciate dal ministro Giancarlo Giorgetti, che ha spiegato la scelta di lasciare il canone Rai nella bolletta della luce, ma al tempo stesso ha fatto sapere che l’attuale esecutivo non intende lasciare le cose come stanno.

Non solo sembra vi sia quanto meno il proposito di scorporare il canone Rai dalle bollette della luce, ma il vicepremier, Matteo Salvini, parla addirittura di cancellazione del canone.

Questo scenario appare ben poco verosimile a dire il vero, e ciò per via del fatto che la Rai ha bisogno degli introiti derivanti dal canone e difficilmente vi rinuncerà. Introiti che sarebbero destinati a crollare anche solo togliendo il pagamento del canone dalla bolletta della luce.

Perché il canone RAI resterà nella bolletta della luce?

Il rischio che gli introiti derivanti dal canone Rai crollino nel momento in cui lo stesso dovesse essere scorporato dalla bolletta dell’energia elettrica è quantificato da un dato incontrovertibile.

Nel 2021 l’amministratore delegato della Rai, Carlo Fuortes, ha dichiarato che con l’inserimento del canone Rai nella bolletta della luce si è registrato un calo dell’evasione dell’imposta dal 27% al 5% soltanto, con il numero dei paganti che è cresciuto di 7 milioni di unità.

Di conseguenza se il canone Rai venisse tolto dalla bolletta dell’energia elettrica avremmo senza dubbio un nuovo aumento del numero di persone che non pagano l’imposta.

Se abbiamo avuto un così significativo e improvviso calo dell’evasione del canone Rai lo dobbiamo quindi alla decisione del governo di Matteo Renzi di inserirlo nella bolletta della luce, con tutto ciò che ne deriva in termini di introiti per la TV pubblica. Difficile quindi pensare che la Rai sia pronta a rinunciare a quegli introiti dall’oggi al domani.

Secondo quanto spiegato tempo fa dal ministro dell’Economia il canone Rai è rimasto in bolletta nonostante le promesse fatte in campagna elettorale per una questione di mancanza di tempo, ma il governo Meloni sarebbe comunque intenzionato a rimuoverlo.

A determinare un aumento, seppur minimo, delle reali probabilità che il canone Rai venga prossimamente rimosso dalla bolletta della luce è il fatto che il governo ha raggiunto un accordo con l’Ue sul Pnrr.

L’intesa prevede che il canone venga eliminato dalla bolletta nell’ottica di una maggior trasparenza circa i consumi e fino ad ora, in tal senso, tutto quel che è stato fatto è inserire una voce separata che indica l’esatto importo relativo al canone, ma questo non è abbastanza per Bruxelles.

Quali sono gli incassi Rai derivanti dal pagamento del canone

Gli introiti derivanti dal pagamento del canone Rai sono molto importanti per la Tv di Stato, ma quanto si paga di canone in Italia rispetto agli altri Paesi europei? A quanto pare siamo al di sotto della media totale del Vecchio Continente dal momento che in Italia si pagano 25 centesimi al giorno contro i 32 centesimi della media europea.

In Germania il canone della Tv pubblica costa 58 centesimi al giorno ai cittadini, per un totale di 210 euro l’anno, mentre nel Regno Unito siamo intorno ai 50 centesimi al giorno (totale 183 euro l’anno). Invece in Francia si paga un po’ meno, ma comunque più dell’Italia, visto che si parla di 38 centesimi al giorno per un totale di 138 euro annui.

Nonostante si tratti di somme al di sotto della media europea, per la RAI si tratta di introiti molto importanti ai quali difficilmente sarà disposta a rinunciare.

Nel 2021 le entrate derivanti dal canone erano pari a 1,82 miliardi di euro, mentre l’anno prima erano di 1,72 miliardi. 1,71 miliardi di euro nel 2021 sono arrivati dalle utenze private, mentre nel 2020 erano 1,64 miliardi.

Complessivamente il numero di persone che pagano il canone Rai è passato da 15 a 22 milioni nel momento in cui è stato inserito nella bolletta della luce, con il tasso di evasione dell’imposta che è precipitato dal 27% al 5% soltanto, per poi toccare addirittura il 3%.

Purtroppo solo una parte di queste risorse finisce effettivamente nelle casse della Rai, infatti bisogna considerare prima di tutto che queste risorse passano dall’Agenzia delle Entrate, e in secondo luogo tener conto che 110 milioni di euro sono destinati al Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione.

Alla Rai spetta quindi circa l’86% dell’incasso complessivo maturato dal canone, meno di quanto spettava nel 2013, quando incassava il 93% della spesa complessivamente sostenuta dai contribuenti per la voce canone Rai.

A conti fatti tra una cosa e l’altro lo Stato trattiene circa 270 milioni di euro, il che significa che per ogni abbonato che paga 90 euro di canone, solo 78 euro vanno effettivamente alla Rai. E qui siamo al di sotto della media europea che si aggira intorno al 90,5%, e soprattutto al di sopra delle percentuali di Paesi come Germania (98%) e Francia (96%).

La prospettiva di togliere il canone Rai dalla bolletta quindi crea alcune preoccupazioni in casa Rai prima di tutto, legato al rischio di un incremento dell’evasione della tassa e quindi di minori introiti. Preoccupazioni legittime vi sono però anche da parte dei cittadini che hanno intenzione di continuare a pagare il canone, i quali si potrebbero ritrovare a fronteggiare maggiori costi legati alla necessità di compensare l’aumento dell’evasione.

Nessun problema invece per coloro che non hanno la televisione e che oggi, per non pagare il canone come previsto dalla legge, si trovano costretti ad inviare ogni anno apposita comunicazione alla Rai, attraverso raccomandata o posta elettronica certificata ad esempio.

Il tutto a proprie spese, non solo in termini meramente economici ma anche di tempo e fastidio, soprattutto considerato che potrebbe essere sufficiente inviare una comunicazione sola invece che dover ripetere la stessa operazione ogni anno.

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