Italia di nuovo in stato di emergenza, ecco da quando e perché

terreno arido e alberi in lontananza

Sono passati solo pochi mesi da quando è cessato lo stato di emergenza per la diffusione del Sars-Cov2, ed ecco che, seppur per tutt’altre ragioni, l’Italia si avvia verso una nuova fase emergenziale.

Il problema questa volta è la gravissima siccità che sta colpendo il Paese, con una carenza di risorse idriche che sta costringendo il governo di Mario Draghi a correre ai ripari prima che sia troppo tardi.

Il precedente stato di emergenza è terminato meno di tre mesi fa, il 31 marzo 2022, ma già dal mese di luglio potremmo tornare in stato di emergenza, con nuove norme da seguire per limitare danni e disagi dovuti alla scarsità di risorse idriche che, specie in alcune Regioni, si presenta più grave che mai.

A richiedere al governo centrale di intervenire proclamando un nuovo stato di emergenza sono ancora una volta le stesse Regioni, con diversi governatori, soprattutto quelli che amministrano le Regioni attraversate dal Po, dove si rischiano ingenti danni sia all’agricoltura che all’allevamento, proprio a causa della mancanza di piogge.

Danni che sono stati stimati già intorno a 1 miliardo di euro in questi giorni, quando ancora non siamo che nelle prime fasi dell’emergenza, con una situazione che rischia di peggiorare nelle prossime settimane.

Stato di emergenza siccità, come funziona e quali sono le regole

Per ora il governo sta valutando alcune misure da inserire nel decreto siccità, e solo in seguito si potrebbe ricorrere allo stato di emergenza, qualora la situazione dovesse ulteriormente peggiorare con conseguente aumento dei rischi per vari settori produttivi, e disagi anche gravi per le famiglie.

Entro la fine del mese di giugno con il decreto siccità saranno quindi introdotte alcune misure il cui scopo è quello di ridurre al minimo gli sprechi, nell’ambito del quale si ipotizza un razionamento dell’acqua in alcune zone fino allo stop all’erogazione nelle ore notturne e al divieto di riempire le piscine.

Dopodiché se si decidesse di optare per lo stato di emergenza si prevede l’introduzione di misure ancora più stringenti. La buona notizia è che a differenza di quanto accaduto per lo stato di emergenza Covid-19, che è stato applicato indiscriminatamente all’intero territorio nazionale, nel caso dello stato di emergenza siccità potrebbero essere solo alcune Regioni ad essere coinvolte.

Al momento le Regioni maggiormente a rischio sono proprio quelle del Nord, dove la siccità ha raggiunto in alcune aree dei livelli mai visti a memoria d’uomo.

Ma come si arriverà allo stato di emergenza siccità? È sufficiente che il Consiglio dei ministri, su proposta del presidente del Consiglio, sentito anche il parere della Regione o della provincia autonoma interessata, emetta una delibera che decreta l’inizio dello stato di emergenza.

Anche in questo caso quindi il potere decisionale spetta al governo centrale, che dovrà individuare la causa all’origine della situazione emergenziale che, in questo caso specifico, è legata a pericoli ambientali.

È anche previsto che il presidente del Consiglio, ad esempio su proposta del Capo del Dipartimento della Protezione Civile, decreti la mobilitazione generale del Servizio Nazionale. Come sappiamo lo stato di emergenza assegna automaticamente maggiori poteri di intervento alla Protezione Civile nelle Regioni o nelle province autonome per le quali è stata dichiarata la situazione emergenziale.

Uno di questi poteri speciali consisterebbe nel caso dell’emergenza siccità, nella possibilità di gestire il razionamento dell’acqua potabile o anche di utilizzare risorse apposite per erogare ristori alle aziende maggiormente danneggiate dalla carenza idrica.

Quanti e quali danni potrebbe arrecare un così elevato livello di siccità

Secondo Coldiretti in Italia si rischiano danni ingenti per via della grave siccità cui stiamo assistendo specie nelle Regioni del Nord, con una stima di circa 3 miliardi di euro di danni potenziali. Potrebbero risultare compromesse soprattutto coltivazioni di riso, girasole, mais, soia e grano.

Stando alle stime più recenti, a causa dell’aumento della temperatura negli ultimi anni, circa il 28% della superficie del Paese è a rischio desertificazione. Un fenomeno che interessa soprattutto alcune aree del Sud, ma anche quelle del Nord come la zona della Pianura Padana dove si concentra il 30% del raccolto nazionale.

Una situazione, quella in cui ci troviamo quest’anno, che è comunque il risultato di un cambiamento climatico graduale ma costante. Già lo scorso anno infatti si sono registrati aumenti significativi della temperatura, con circa 1 grado al di sopra della media. Quest’anno in particolare ha piovuto pochissimo nei primi sei mesi dell’anno, e questo chiaramente ha prodotto la gravissima siccità che vediamo in questo momento specie con l’innalzamento delle temperature verso i record stagionali estivi.

Un problema che tuttavia non riguarda solo l’Italia. Anche nel resto d’Europa vi sono situazioni analoghe qua e là, a cominciare dalla Spagna, dove sono stati stanziati 400 milioni di euro per aiutare le aziende agricole ad affrontare la carenza idrica, o come il Portogallo, dove già dal mese di febbraio si è iniziato a razionare l’uso di alcuni bacini per l’energia idroelettrica e l’irrigazione.

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