Nuovi muti: tassi in aumento e domanda di prestiti in calo | I dati Abi

Debito, soldi. credito

Abi registra un aumento dei tassi per i nuovi mutui e una decelerazione della crescita economica.

L’attuale scenario economico globale è caratterizzato da una serie di dinamiche mutevoli che influenzano sia i mercati finanziari che le decisioni di famiglie e imprese.

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Uno degli elementi salienti è l’evoluzione dei tassi di interesse. In molte economie, inclusa quella europea, si è assistito a un graduale aumento dei tassi sui mutui e sui prestiti alle imprese. Questo trend ha generato un impatto significativo sulle decisioni di finanziamento, con una frenata nella domanda di prestiti.

Anche le imprese hanno un atteggiamento prudente. Queste, influenzate dalle politiche monetarie delle banche centrali e da un contesto economico incerto, sembrano propendere per l’accumulo di risorse nei depositi bancari anziché per investimenti più rischiosi.

Le incertezze riguardo alle prospettive di crescita, insieme alle politiche monetarie in evoluzione, potrebbero continuare a influenzare le decisioni finanziarie e gli investimenti nel prossimo futuro. La chiave sarà probabilmente osservare come gli attori economici si adatteranno a questi cambiamenti e come le politiche economiche si evolveranno per affrontare le sfide e capitalizzare sulle opportunità che questo scenario presenta.

Dati Abi, le mutevoli dinamiche finanziarie

L’economia italiana si trova ad affrontare un periodo di mutevoli dinamiche finanziarie, con l’incremento dei tassi di interesse che sta influenzando significativamente la domanda di prestiti da parte di famiglie e imprese. Secondo il rapporto mensile dell’Associazione bancaria italiana (Abi), i tassi sui nuovi mutui hanno raggiunto un picco al 4,37% a ottobre, segnando un aumento rispetto al mese precedente (4,21%).

Questo aumento dei tassi di interesse ha innescato una frenata nella crescita economica, con un calo del 3,6% dei prestiti a imprese e famiglie rispetto all’anno precedente. Tuttavia, nonostante questa diminuzione, gli impieghi complessivi risultano ancora superiori rispetto ai livelli precedenti alla pandemia, evidenziando una domanda di credito che, sebbene in rallentamento, non si è azzerata.

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Il rovescio della medaglia

L’accumulo di risorse da parte delle imprese nei depositi bancari hanno superato i 500 miliardi di euro, rappresentando il valore massimo del 2023. Questo atteggiamento cauto delle aziende sembra derivare anche dalle politiche monetarie della Banca Centrale Europea (BCE) e dalle incertezze riguardanti l’andamento economico futuro.

Parallelamente all’aumento dei tassi sui mutui e sui prestiti alle imprese, si registra una crescita della raccolta a lungo termine rispetto alla raccolta a breve termine, soprattutto attraverso l’emissione di obbligazioni (rendimento delle nuove emissioni a tasso fisso è del 4,47%).

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