Una banca svizzera ha nascosto i soldi di Putin

Il Financial Times ha riportato la notizia secondo cui quattro banchieri svizzeri sono stati dichiarati colpevoli da un tribunale di aver contribuito a riciclare decine di milioni di franchi legati al presidente russo Vladimir Putin attraverso il sistema bancario del Paese. I quattro – tre russi e un cittadino svizzero – erano dipendenti della filiale svizzera di Gazprombank, tra cui il suo amministratore delegato.

Un tribunale distrettuale di Zurigo ha dunque accertato che i quattro si sono resi colpevoli di negligenza finanziaria per non aver eseguito la dovuta diligence su transazioni altamente sospette effettuate attraverso la banca. Di conseguenza, sono state imposte multe penali condizionali, che non dovranno essere pagate se le condizioni di libertà vigilata saranno rispettate nei prossimi due anni.

I procuratori, che avevano chiesto pene detentive, hanno descritto nel dettaglio come siano stati aperti conti presso la Gazprombank a nome di Sergei Roldugin, un violoncellista e padrino della figlia di Putin, senza che venissero sollevate domande su come un musicista avesse accumulato una vasta ricchezza. L’uomo aveva infatti depositato 50 milioni di franchi svizzeri sui conti svizzeri di Gazprombank, con la promessa di versarne almeno altri 10 attraverso una complessa rete di società di comodo e trust offshore.

Con tali premesse, e a margine degli approfondimenti effettuati, i giudici hanno dunque dichiarato che è “fuor di dubbio” che il denaro non appartiene a Roldugin. Di contro, i fondi provenivano originariamente dalla Banca Rossiya, che, secondo i pubblici ministeri svizzeri, era nota per essere la banca di casa dell’epitocrazia russa. Nel loro atto d’accusa i procuratori hanno poi scritto che “Roldugin … [era] un uomo di paglia”.

Putin alla scrivania con bandiere alle spalle

A questo punto i quattro banchieri possono decidere di appellarsi alla Corte d’appello cantonale contro il verdetto e, eventualmente, proporre un ulteriore ricorso a livello federale.

Ricordiamo che il caso è stato avviato ben prima dello scoppio della guerra tra Russia e Ucraina, a seguito della pubblicazione dei Panama Papers del 2016, in cui è stata divulgata ai media una serie di documenti dello studio legale panamense Mossack Fonseca, il quarto fornitore di servizi offshore più grande al mondo.

A quel punto, alcuni giornali – come il tedesco Der Spiegel e il britannico Guardian – si erano occupati dei conti trovati a nome di Roldugin e, poco dopo, l’autorità svizzera di regolamentazione del mercato aveva avviato un’indagine sul ruolo di Gazprombank nella parte svizzera della rete Roldugin. Nel 2018 il regolatore aveva concluso che la banca ha “violato gravemente gli obblighi di diligenza antiriciclaggio nel periodo dal 2006 al 2016” e aveva imposto sanzioni severe, presentando nel contempo una denuncia ai procuratori cantonali di Zurigo, facendo così scattare l’indagine penale.

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