Subito dopo il voto in Umbria, cioè dopo il suo esito disastroso per il Movimento 5 Stelle, sembrava che la decisione fosse stata presa, e che non ci sarebbe stata alcuna alleanza tra il MoVimento e il Pd per le regionali in Emilia Romagna e in Calabria. Una decisione che però non piaceva né al Pd né ad alcuni all’interno del M5s stesso, e alla fine si è arrivati fino ad oggi senza alcuna concreta certezza.

Dopo settimane di discussioni e incontri sul tema delle alleanze in vista delle regionali in Emilia Romagna e Calabria, Luigi Di Maio, leader del M5s, ha deciso di rimettere la decisione nelle mani degli stessi elettori. Insomma a decidere dovrà essere ancora una volta la base del MoVimento, attraverso la piattaforma Rousseu.

Una scelta, quella di Di Maio, che pochi si aspettavano tra le fila grilline, e che a molti in realtà non è piaciuta, a cominciare proprio dai portavoce delle singole regioni, che attendevano da un po’ di tempo di avere un responso definitivo. Il responso alla fine arriverà, ma sarà la rete a darlo, entro le ore 20 di oggi giovedì 21 novembre.

Agli iscritti viene domandato se concedere al Movimento “una pausa elettorale per la preparazione degli Stati generali del M5s”, e se la risposta sarà Sì, il M5s non si presenterà agli appuntamenti elettorali con le regionali di gennaio in Emilia Romagna e in Calabria.

Sotto attacco il modo stesso in cui il quesito viene posto, che secondo alcuni sarebbe già orientato. Non solo, perché per molti non è giusto far esprimere gli iscritti su base nazionale, quando gli appuntamenti elettorali in oggetto riguardano le due regioni in modo specifico. Una decisione che vede un crescente malcontento, tale da ipotizzare che alcuni consiglieri e parlamentari si presenteranno comunque al voto, non con il simbolo del M5s ma sotto liste civiche.

Quando Luigi Di Maio ha incontrato nelle scorse settimane i referenti delle due regioni ed entrambi i gruppi, il sentimento espresso era ben chiaro. “Altrimenti possiamo dirci morti sui territori” avevano affermato tutti quanti, quindi l’idea era quella di correre. Di Maio però è dell’idea che un’altra eventuale disfatta elettorale, tutt’altro che improbabile, farebbe parlare i giornali di flop dei 5 Stelle per settimane, una cosa che non farebbe bene al Movimento.

Allo stesso tempo però, non presentandosi affatto alle regionali in Emilia Romagna e in Calabria, il MoVimento rischia di andare incontro a spaccature più o meno profonde, e nemmeno quelle farebbero bene al MoVimento.

Maria Edera Spadoni: “è il momento di combattere, non di chinare la testa”

E’ proprio in Emilia Romagna che è nato il Movimento 5 Stelle, ed è proprio dalla deputata reggiana Maria Edera Spadoni, storicamente una dei fedelissimi di Luigi Di Maio, che arrivano pesanti critiche sulla decisione del leader grillino. Nella chat interna dei deputati ha scritto un messaggio che ha ricevuto l’approvazione di molti colleghi di partito.

“Gli Emiliano Romagnoli sono stati consultati due volte. Nell’ultima riunione non si era deciso nulla ma Luigi aveva detto testualmente che ci saremmo aggiornati a giorni e che avrebbe dovuto riflettere. La decisione su Rousseau è stata presa dal capo politico (e altri? Non so) di certo non dal gruppo parlamentare e consigliare emiliano romagnolo (che era in attesa di una terza riunione a breve)” ha scritto la Spadoni, criticando quindi il metodo prima di tutto, la poca chiarezza nel gestire la questione.

Nello stesso messaggio la Spadoni ha voluto sottolineare che non si può dare per scontato il flop dei 5 Stelle, e ha ricordato quali sono stati i risultati conseguiti negli ultimi anni. “A Luigi abbiamo consegnato una lettera firmata da più di 500 persone tra consiglieri e attivisti emiliano romagnoli che chiedevano a gran voce di poter mettere una X sul simbolo M5S a gennaio”.

E ha continuato poi: “come vi sentireste se un Emiliano Romagnolo potesse decidere della vostra regione? Delle vostre scelte? La story telling della giornata sarà questo. Io vi dico che politicamente è uno sbaglio perché la gente non prenderà questa pausa per un momento di riorganizzazione, ma per una deposizione delle armi a favore di un governo vacillante” e ha concluso poi “è il momento di combattere, non di chinare la testa”.

Contrario alla decisione di Di Maio di far votare la base del M5s sulla piattaforma Rousseau anche il senatore Gabriele Lanzi, che non è convinto che il quesito sia posto nel migliore dei modi. “Per come è posto il quesito sulla piattaforma Rousseau può certamente trarre in inganno i votanti” spiega Lanzi “come successe inizialmente nel voto per il Governo con il Pd, dove si scambiò il Sì con il No”.

Per Lanzi, Di Maio avrebbe dovuto esprimersi favorevole alla partecipazione alle regionali dopo aver sentito i gruppi sul territorio, che si erano mostrati tutti compatti sulla linea del prendere parte alla competizione elettorale. 

Dell’idea che sarebbe meglio correre per le regionali di gennaio, anche due fondatori storici del MoVimento in Emilia Romagna, nonché membri del gruppo comunicazione in Parlamento da due legislature: Nik il Nero e Matteo Incerti. “Chi si ferma è perduto” ha scritto su Facebook Matteo Incerti, e ancora: “noi non abbiamo mai avuto paura di nessuna sfida. Qui tutto è iniziato dieci anni fa e negli ultimi 5 anni i consiglieri regionali hanno restituito oltre 1 milione di euro, prodotto oltre 1.000 interrogazioni, 36 proposte di legge, 400 risoluzioni, fatto approvare importanti proposte per ambiente, sanità, contro le lobby dell’azzardo e contro le mafie. Noi emiliano romagnoli non abbiamo mai avuto paura di dire NO nella nostra storia”.

Paolo Parentela: “con il voto di oggi su Rousseau i vertici M5s scelgono di non scegliere”

La notizia della scelta di Di Maio di delegare la decisione agli iscritti tramite una votazione sulla piattaforma Rousseau non è piaciuta nemmeno in Calabria. E’ stato il deputato M5s Paolo Parentela a scagliarsi contro la scelta del leader grillino, annunciano tra l’altro le dimissioni immediate dall’incarico di coordinatore per la campagna elettorale calabrese.

“Con il voto di oggi su Rousseau, i vertici del Movimento 5 Stelle scelgono di non scegliere, deludono le migliaia di attivisti calabresi che con sacrifici e rischi hanno sempre lavorato sul territorio, ignorano il percorso che abbiamo già avviato e scaricano su tutti gli iscritti la responsabilità di una scelta inquadrata in termini profondamente sbagliati” dichiara Parentela.

“Gli stessi vertici hanno messo in gioco, cioè, il futuro del Movimento piuttosto che quello dei cittadini della Calabria e dell’Emilia Romagna, ai quali essi dovranno spiegare il perché della rinuncia a presentarci alle rispettive regionali, nel caso in cui dovesse prevalere questo orientamento” ha aggiunto, e ha poi continuato dicendo: “non c’è alcun nesso tra l’annunciata riorganizzazione del Movimento 5 Stelle, l’ennesima da circa un anno, e la scelta di chiedere agli iscritti di ogni parte d’Italia se partecipare o meno alle imminenti regionali della Calabria e dell’Emilia Romagna”.

Sulla stessa linea anche il deputato Massimo Misiti, che ha pesantemente criticato la decisione di Luigi Di Maio di affidare la scelta sulla partecipazione alle regionali al voto online. “Questo voto online mortifica noi parlamentari e il lavoro che abbiamo fatto nell’affannosa ricerca di un candidato autorevole da candidare alla presidenza” ha detto Misiti “diciamolo con estrema franchezza: stiamo attraversando un momento difficile. Un periodo di crisi d’identità“.

Poi ha concluso il suo intervento dicendo che “è inammissibile pensare che chi non abita in Calabria, chi non conosce la nostra realtà, possa decidere, con un voto online, se si possa o meno partecipare alle consultazioni amministrative”.

Ma la lista dei parlamentari contrari alla votazione su Rousseau è piuttosto lunga, e ricca di nomi ben noti nel Movimento 5 Stelle. “Non riesco a comprendere a cosa possa essere utile alzare bandiera bianca in queste due regioni scomparendo dalla scena politica” ha detto Ignazio Corrao, che ha poi aggiunto: “o ci fermiamo per cambiare davvero, con una riforma vera e radicale del M5s, oppure fermarsi per una riforma palliativo non ha alcun senso“.

Sulla questione è intervenuta anche Barbara Lezzi, ex ministra per il Sud. “E’ un ossimoro un Movimento in standby. Dove c’è il Movimento 5 Stelle non c’è paura ma ci sono lavoro e coraggio” ha dichiarato la senatrice salentina “il resto è fissarsi la punta dei piedi anziché guardarsi allo specchio per farsi qualche domanda. In Emilia Romagna e Calabria i nostri attivisti, elettori ed eletti non meritano la resa“.

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