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Paragone cacciato dal Movimento 5 Stelle ma Di Battista resta con lui. "È più grillino di tanti altri"

Paragone cacciato dal Movimento 5 Stelle ma Di Battista resta con lui.

Alessandro Di Battista prende le difese di Gianluigi Paragone, cacciato dal M5S dopo aver detto no alla manovra economica

Resta lontano dai riflettori l'ex deputato del Movimento 5 Stelle Alessandro Di Battista, che da tempo evita le telecamere, ma sull'espulsione del senatore Gianluigi Paragone commenta via social prendendo le sue difese.



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Di Battista su Paragone: "infinitamente più grillino di tanti che si professano tali"

"Gianluigi è infinitamente più grillino di tanti che si professano tali" ha scritto il Dibba dal suo profilo Facebook rispondendo ad una attivista "non c'è mai stata una volta che non fossi d'accordo con lui" ha aggiunto e ancora: "vi esorto a leggere quel che dice e a trovare le differenze con quel che dicevo io nell'ultima campagna elettorale che ho fatto. Quella da non candidato, quella del 33%. Buon anno a tutti amici miei".

La convergenza delle posizioni di Di Battista e Paragone non sorprende nessuno, d'altra parte erano entrambi contrari alla nascita del governo giallo-rosso, contrari all'alleanza con il Partito Democratico sempre e comunque. Così come si sapeva che i due, Paragone e Di Battista, si erano incontrati a Roma insieme ad alcuni attivisti 5 Stelle, proprio il giorno in cui Beppe Grillo incontrava insieme a Davide Casaleggio i gruppi parlamentari.

Di Maio: "qualcuno pensa che il Governo precedente fosse migliore di questo"

E alle parole di Alessandro Di Battista risponde, in maniera non troppo diretta, lo stesso leader del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio che su Facebook scrive un lungo post nel quale affronta vari temi, un post per fare il punto della situazione insomma, prima di iniziare il nuovo anno.

Ed è qui che Di Maio fa un chiaro riferimento alla vicenda dell'espulsione di Paragone. "C'è qualcuno che pensa che il Governo precedente fosse migliore di questo. Io penso che i conti si debbano fare alla fine. Ho sempre e solo pensato a portare a casa i risultati per gli Italiani. Abbiamo portato i leghisti a votare la legge spazzacorrotti, il blocco delle trivelle in mare e il reddito di cittadinanza".

Bisogna focalizzarsi sui risultati raggiunti e su quelli da raggiungere, secondo Luigi Di Maio che scrive: "ora siamo un altro Governo. E conta cosa otterremo per gli Italiani. Quel che è certo, è che in appena 20 mesi abbiamo già approvato 40 provvedimenti. Niente male per un Movimento per la prima volta al Governo, no?"

Paragone è stato espulso dal Movimento 5 Stelle per aver votato contro la fiducia posta dal Governo sulla manovra economica 2020, una decisione presa dal Collegio dei probiviri che ha subito commentato scrivendo su una carta intestata di Palazzo Madama: "sono stato cacciato dal nulla. C'era una volta il 33%... Ora... ".

Poi arriva il post di Alessandro Di Battista, col quale l'ex deputato prende le difese del senatore estromesso dal MoVimento di Beppe Grillo, al quale risponde: "ringrazio per le belle parole che ha usato per me, in mia difesa. Ale rappresenta quell'idea di azione e di intransigenza che mi hanno portato a conoscere il Movimento".

Paragone: "io difendo il programma"

E Paragone continua dicendo: "stop allo strapotere finanziario, stop con l'Europa di Bruxelles, stop con il sistema delle porte girevoli, lotta in difesa dei deboli, stop alle liberalizzazioni che accomunano Lega e Pd. Io quel programma lo difendo, perché con quel programma sono stato eletto. Ale lo sa".

Non si ferma qui Gianluigi Paragone, che promette battaglia attraverso un ricorso che potrebbe arrivare anche attraverso le vie della giustizia ordinaria. Pubblica poi un video nel quale si rivolge direttamente ai probiviri, e mette in risalto alcune grosse contraddizioni che si possono riscontrare nel Movimento 5 Stelle di oggi.

"Cari falsi probiviri, cari uomini del nulla, voi avete paura di me perché io ho quel coraggio che voi non avete più" dice Paragone nel video diffuso via social "contro la meschinità del vostro arbitrio mi appellerò" annuncia e poi descrive un modus operandi che si discosta molto dagli ideali di trasparenza che sono sempre stati propri del Movimento 5 Stelle.

Per Paragone c'è una "volontà politica di espellere qualcuno perché è un rompicoglioni. Perché c'è qualcuno che ti sta obbligando a prendere coscienza del fatto che le battaglie radicali, identitarie, antisistema del Movimento 5 Stelle non sono combattute con quella forza. Ecco qual è la mia unica colpa, e quindi sono sbattuto fuori da questo nulla, il nulla di queste persone che si arrogano il diritto di prescindere dalla correttezza delle norme".

Un provvedimento disciplinare, quello dell'espulsione dal Movimento 5 Stelle di Gianluigi Paragone, che secondo il senatore non ha nulla a che vedere con la difesa dei principi fondanti del MoVimento. "Ci sono tanti casi aperti prima del mio" spiega "e ci sono tanti altri casi che dovrebbero essere disciplinati. Però Paragone deve essere buttato fuori. Perché? Perché è uno strano Savonarola, è uno strano predicatore, che tra l'altro ci costringe a guardarci allo specchio".

E infine avverte: "questo Paragone si appellerà all'ingiustizia arbitraria dei probiviri, cioè degli uomini del nulla, guidati da qualcun altro che è il nulla".

Barbara Lezzi: "Paragone è e resta un mio collega"

Nel Movimento 5 Stelle qualcosa si è spezzato da tempo, questo è evidente, e se ad alcuni continua ad andar bene così, altri evidentemente trovano sempre più difficile riconoscere casa propria. Una crisi d'identità che i grillini pagano non solo coi numeri in parlamento, ma soprattutto con l'esodo degli elettori che in un anno e mezzo sono più che dimezzati.

E non è solo Alessandro Di Battista, uno dei simboli del Movimento 5 Stelle, ad essere vicino al senatore espulso, che da tempo mostrava i segni di una sempre maggiore incompatibilità, ma anche la senatrice Barbara Lezzi, ex ministro per il Sud.

Molto critiche nei confronti del nuovo esecutivo anche le posizioni della Lezzi infatti, che sull'espulsione di Paragone ha dichiarato: "Gianluigi Paragone è e resta un mio collega. Fino a quando, e sono certa che continuerà così, lavorerà senza sosta per i deboli, per assicurare un salario minimo decente, per fare in modo che le multinazionali osservino le leggi del nostro Paese, resterà un mio collega".

Sempre nel suo post su facebook la senatrice scrive poi: "Fino a quando avrà il coraggio di non rispondere né alla Lega né al Pd, né ad altri ma solo al buonsenso e alle sue idee, come sempre ha fatto, resterà un mio collega. Per il resto, non sono permalosa. Non è una buona idea espellere gli anticorpi".

Sibilia: "un conto sono le critiche costruttive, altra cosa voler sabotare"

Un Movimento 5 Stelle che non solo perde pezzi tra i parlamentari che passano tra i banchi del gruppo misto per le ragioni più disparate, o che addirittura scoprono una vocazione leghista, che non solo perde consensi in termini di voti, con sondaggi politici che mostrano un quadro sempre meno incoraggiante di settimana in settimana, ma che si concede di espellere gli elementi che con più decisione incarnano i valori fondanti del MoVimento.

Sono in tanti infatti ad esprimersi favorevolmente all'espulsione di Paragone, a cominciare dai ministri Stefano Patuanelli e Alfonso Bonafede, che già in occasione delle dichiarazioni su Luigi Di Maio rilasciate dal senatore quando era ospite ad Agorà, chiedevano l'intervento dei probiviri.

Favorevole all'espulsione anche un altro storico esponente del Movimento 5 Stelle, Carlo Sibilia, che ha difeso il provvedimento dei probiviri con queste parole: "chi ha votato contro la manovra 2020 ha votato contro il reddito di cittadinanza, Quota 100, lo stop all'aumento dell'IVA e i fondi ai Vigili del Fuoco".

"Paragone è stato espulso dal M5s proprio per aver votato contro queste misure. Cioè allo stesso modo dei tre senatori che sono passati dal M5s alla Lega. Un conto sono le critiche costruttive, altra cosa è voler sabotare" ha detto ancora Sibilia che ha poi concluso: "i sacrifici di chi si fa banchetti da 15 anni fino ad arrivare al Governo del Paese non sono alla mercé di nessuno. Gli Italiani ci hanno votato per lavorare con serietà".

Lo stesso Nicola Morra, presidente della Commissione Antimafia, pur avendo espresso posizioni spesso critiche sulla linea seguita dal Movimento, non ha dimostrato il suo appoggio a Gianluigi Paragone. "Gianluigi, certamente stiamo operando scelte non sempre lucide, non sempre felici" ha scritto Morra su Facebook "certamente non siamo quelli del 4 marzo 2018, esattamente come non siamo più quelli del 4 ottobre 2009 o del 25 febbraio 2013. Ma se ci definisci 'nulla' come si legge, perché rimanevi nel 'nulla' prima di essere espulso?".

Che il Movimento 5 Stelle debba essere più quello che risulta essere ora, o quello che dovrebbe essere secondo esponenti come Gianluigi Paragone o Alessandro Di Battista, non cambia il fatto che continua a perdere pezzi per strada, e che di questo passo della creazione di Beppe Grillo tra non molto resterà ben poco.

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Redazione Borsainside ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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