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Prescrizione: la maggioranza si spacca con M5s, Pd e Leu da una parte e Italia Viva dall'altra

Prescrizione: la maggioranza si spacca con M5s, Pd e Leu da una parte e Italia Viva dall'altra

Matteo Renzi contro la prescrizione. Italia Viva chiude al dialogo e Bonafede avverte: "in Parlamento si prenderà le sue responsabilità"

L'ultimo vertice di Governo sul tema della giustizia è durato circa un'ora e mezza e il risultato è stato quello di un'altra spaccatura all'interno della maggioranza. Movimento 5 Stelle, Partito Democratico e Liberi e Uguali da una parte, Italia Viva dall'altra.

Il punto della situazione lo fa lo stesso ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. "Alla fine di questo vertice ci sono tre forze politiche che si sono trovate d'accordo, lunedì ci sarà un Consiglio dei ministri straordinario sulla riforma del processo penale, per abbreviarne i tempi" ha detto il guardasigilli "È quello che aspettavamo da tempo, lunedì verrà approvato il disegno di legge delega in Cdm, e finalmente si parte con la riforma per abbreviare i tempi" della giustizia.

Poi l'avvertimento al partito di Matteo Renzi. "Nel momento in cui andremo in Parlamento si prenderà le sue responsabilità. Da parte mia non c'è stata alcuna rigidità. Viene il momento in cui dal mio punto di vista si deve accettare che ci sono tre forze politiche che hanno accettato l'accordo e una no. E non si dica che non c'è stato dialogo o coinvolgimento, credo che siamo all'ottavo vertice".

Accordo nella maggioranza sul lodo Conte bis

Le tre forze politiche di cui parla il ministro Bonafede, vale a dire M5s, Pd e LeU, hanno trovato l'accordo sul lodo Conte bis. Il nome deriva dal deputato di Liberi e Uguali Federico Conte, e in sostanza si tratta di una rivisitazione della riforma Bonafede che è entrata in vigore il primo gennaio, con la quale la prescrizione si ferma dopo il primo grado di processo.

Il primo lodo Conte, quello proposto invece dal presidente del Consiglio, prevedeva già una distinzione tra condannati e assolti in primo grado di giudizio. Per gli assolti infatti non prevedeva lo stop dei termini, ma una sospensione per due anni.

Il secondo lodo Conte, quello del deputato di LeU appunto, di fatto mantiene lo stop dopo la condanna in primo grado, che diventa poi definitivo con una seconda condanna in appello. Nel caso in cui un imputato che viene condannato in primo grado, venga poi assolto in appello, gli viene ridato indietro il tempo che è stato congelato in precedenza.

All'atto pratico con il lodo Conte bis il tempo si ferma dopo la condanna in primo grado, ma dopo l'assoluzione in appello il tempo intercorso tra le due sentenze viene recuperato ai fini della prescrizione. Nessuna differenza invece per quel che riguarda gli assolti in primo grado, per i quali continua a valere la sospensione di due anni.

Il ministro Bonafede ha infatti illustrato, a margine dell'incontro tra le forze di maggioranza, i meccanismi della riforma sui quali tutti i partiti che sostengono il Governo, ad eccezione di Iv, si sono trovati in accordo. "Dopo la sentenza di primo grado c'è una distinzione tra assolti e condannati" ha spiegato il ministro "per questi ultimi c'è l'interruzione della prescrizione, mentre per gli assolti c'è una sospensione breve per garantire un tetto, ma per svolgere comunque il processo di appello".

"Poi chi viene condannato in primo grado e assolto in appello a quel punto recupera i tempi di prescrizione" ha proseguito Bonafede "anche in questo caso ci sarà una sospensione per permettere che si svolga il grado in Cassazione".

Intanto l'esecutivo sta valutando il varo di un decreto legge sulla prescrizione, mentre il disegno di legge delega sulla riforma del processo penale verrà vagliato dal Consiglio dei ministri già la prossima settimana.

"La riforma della prescrizione avrà effetto anche nella forma del lodo Conte bis" ha detto il ministro Bonafede "abbiamo tre anni per riformare il processo penale. Una sarà un ddl delega. L'altra, stiamo valutando, potrebbe essere anche un decreto legge".

Italia Viva chiude al dialogo. Il Pd accusa i renziani "fermi sulle loro posizioni"

Italia Viva ha continuato ad opporsi alla riforma della prescrizione nei vari incontri, mostrandosi in netto contrasto con il resto della maggioranza. Una questione che sempre più assume l'aspetto di una spaccatura politica difficilmente sanabile, e considerati i numeri risicati in Parlamento, anche a causa delle continue defezioni specie tra le fila del Movimento 5 Stelle, le possibili conseguenze non devono essere sottovalutate.

Dal Pd arriva una chiara accusa nei confronti del partito di Matteo Renzi. "Italia Viva è rimasta incomprensibilmente ferma e rigida nelle sue posizioni sulla prescrizione" ha detto Walter Verini, responsabile giustizia del Pd "non c'è stata una contestazione nel merito: loro hanno detto 'prendere o lasciare', noi invece abbiamo ritenuto responsabilmente di dire sì a una soluzione accettabile, al di là delle manovre dei partiti per finalità poco chiare. Ognuno si prenderà le sue responsabilità in Parlamento".

L'ultimo vertice di maggioranza, secondo Verini ha "avuto un esito significativo: Bonafede sulla prescrizione si è mosso molto rispetto alle rigide posizioni iniziali e a un punto di partenza inaccettabile. Già da lunedì il Cdm affronterà e approverà un ddl per la riforma del processo penale con l'obiettivo di giungere a una durata certa e ragionevole dei processi".

"Portiamo avanti due misure che il Paese aspetta" ha detto poi Verini, mentre da Italia Viva rispondono che il ministro Bonafede è "arroccato" e accusano il Pd di aver "dimenticato la riforma Orlando".Poi è il deputato di Iv Giuseppe Cucca a fissare il punto. "Noi rimaniamo sulle nostre posizioni, ci dovremo incontrare sul 'lodo Annibali' e poi sulla pdl Costa".

Una posizione, quella di Italia Viva, che i renziani hanno spiegato alle agenzie di stampa già prima del vertice di maggioranza. "La delegazione di Italia Viva rimane ferma sulla posizione espressa da tutti gli avvocati e dalla maggioranza dei magistrati sulla prescrizione. La proposta di mediazione avanzata da Lucia Annibali con un emendamento al Milleproroghe è la soluzione più intelligente per approfondire la discussione con spirito costruttivo".

Di fatto si tratterebbe di rinviare la riforma Bonafede al prossimo anno. "Se il resto della maggioranza vorrà seguire Bonafede nel muro contro muro si voterà alla Camera prima il Lodo Annibali, poi la legge Costa" hanno avvertito i renziani "nel caso in cui non vi fossero i numeri al Senato Italia Viva presenterà una proposta di legge di ripristino della Legge Orlando con la firma di tutti i senatori del gruppo incluso Renzi. E chiederà di votarla a Palazzo Madama, dove Bonafede non ha i numeri anche col sostegno del Pd".

Il problema insomma sono i numeri in Parlamento, che allo stato attuale non consentirebbero alle forze che compongono la maggioranza di fare a meno del voto della componente renziana, e i renziani naturalmente ne sono ben consapevoli.

"Da qui a sei mesi Bonafede dovrà cedere. Se non si convincerà con la politica, ci penserà la matematica" dicono da Italia Viva. "Noi non siamo d'accordo sul merito e speriamo che lunedì in Cdm non ci sia all'ordine del giorno un decreto legge con il lodo Conte bis" dice la deputata di Iv Lucia Annibali. Nessuna apertura al dialogo quindi da parte dei renziani, che alla riforma Bonafede su cui l'intera maggioranza, eccetto Iv appunto, ha trovato un accordo, continua a dire no.

La scarsa propensione al dialogo dei renziani la sottolinea anche Pietro Grasso del Pd, che osserva: "se ancor prima e in attesa di sedersi al tavolo per trovare soluzioni si dichiara di far ribaltare il tavolo, come ha fatto Italia Viva, diventa evidente che l'obiettivo non è cercare una mediazione ma solo un po' di visibilità. Strategia miope, che non aiuta la maggioranza".

Arriva invece via Facebook la replica del ministro della Giustizia, che su Facebook scrive: "non accetto ricatti e minacce da nessuno. E vado avanti" poi aggiunge "non penso che dovremmo tutti pensarla allo stesso modo. Qualcuno dovrebbe semplicemente rendersi conto di non essere più al governo con Alfano e Verdini".

Per il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, bisogna ancora lavorare per trovare un punto di incontro. "Io confido sul fatto che le soluzioni si possono trovare" dice Zingaretti a margine di una iniziativa della Regione Lazio "forse incontrandosi e mettendosi tutti su una predisposizione alla soluzione, le soluzioni si trovano, se non si trovassero andremo avanti con la nostra legge".

Zingaretti ha anche lanciato un invito ad una maggiore coesione nella maggioranza. "Basta con le divisioni, basta con le lacerazioni" ha detto il segretario dem, che poi alla domanda dei giornalisti, se fosse possibile stare al Governo come Italia Viva, ipotizzando di votare con le destre sulla riforma della prescrizione, ha risposto: "noi non lo facciamo, chiedetelo a chi lo fa".

La prossima tappa del travagliato iter della riforma del processo penale è quella del Consiglio dei ministri, e del varo della riforma che dovrebbe velocizzare il processo, vale a dire di quel decreto cui accennava la renziana Annibali. Dopodiché le somme si tireranno in Parlamento, e con questi numeri è a rischio la tenuta dell'esecutivo stesso.

La posizione del presidente del Consiglio Conte

In questo quadro si colloca poi il tentativo di mediazione del premier Conte, che come riferiscono fonti di Palazzo Chigi "si è speso per trovare un punto ancora più avanzato di mediazione rispetto al cosiddetto lodo Conte, pervenendo a formulare una nuova proposta efficace sul piano tecnico giuridico e utile a contemperare due distinti interessi: da una parte evitare la denegata giustizia che ha comportato che i processi si concludessero senza una sentenza di merito, di assoluzione o di condanna; dall'altro l'interesse alla durata ragionevole del processo, costituzionalmente garantita".

Le stesse fonti sottolineano che il premier Conte "era e resta interessato a varare una complessiva riforma del processo penale in modo da accelerare i tempi della giustizia. Quanto al tema della prescrizione, non ha mai ritenuto che questo specifico profilo di disciplina fosse tale da oscurare il complessivo disegno riformatore".

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